Soldi al funzionario regionale condannati quattro cavatori

Le mazzette dei cavatori? Poco più di mance. Questo, di fatto, l’esito della sentenza pronunciata ieri sera nei confronti dei quattro «signori della ghiaia» accusati di aver pagato tangenti a un funzionario della Regione per ottenere le autorizzazioni ad ampliare gli scavi. Il tribunale ha derubricato il reato da corruzione a corruzione impropria e ha comminato pene detentive per complessivi 4 anni e 11 mesi contro i 12 anni chiesti dalla Procura.
PRESENTATO AI CITTADINI IL PROGETTO PER LA REALIZZAZIONE DELLE NUOVE STRUTTURE SPORTIVE TRA CUI LA PISCINA GRIGOLIN NELL'AREA BELVEDERE IN FOTO A SX ROBERTO GRIGOLIN DELLA SUPERBETON
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Queste le pene decise dal tribunale di Treviso (presieduto dal giudice Gioacchino Termini; Silvio Maras e Francesco Giuliano a latere) ieri alle 20.30, dopo quattro ore e mezza di camera di consiglio: 1 anno e 4 mesi a testa a Roberto Grigolin, Giorgio Montesel, Antonio Balbinot e 11 mesi a Daniele Montesel. Condannate a una sanzione pecuniaria le aziende che fanno capo ai cavatori e finite a loro volta alla sbarra: Superbeton, Postumia Inerti, Fornaci Calci Grigolin, Nervesa Inerti, Ghiaia di Colfosco, Balbinot Antonio srl dovranno pagare 64 mila euro ciascuna. La Procura aveva chiesto condanne più severe, per complessivi 12 anni e, per tutti gli imputati, la sospensione e la revoca di licenze o concessioni di attività estrattiva. Il pm Antonio De Lorenzi aveva sollecitato inoltre sanzioni pecuniarie per oltre un milione di euro. La difesa aveva invece puntato sull’assoluzione di tutti gli imputati perché il fatto non sussiste: «Non ci sono atti dai quali risultino i presunti vantaggi avuti dai cavatori - avevano sottolineato anche ieri gli avvocati della difesa - Mancano le prove del collegamento tra le dazioni di denaro e il vantaggio che le società avrebbero ricevuto». Insomma, secondo il nutrito collegio difensivo, mancava la prova principe delle tangenti. In subordine la difesa aveva chiesto la derubricazione del reato in corruzione impropria (c’è stata dazione di denaro, ma gli atti di autorizzazione agli scavi erano legittimi) che prevede pene inferiori e, soprattutto, non contempla la sospensione della licenza. Tesi, questa, accolta dal tribunale. L’accusa nei confronti dei quattro imprenditori - i suseganesi Roberto Grigolin di 52 anni, Giorgio e Daniele Montesel di 73 e 43 e l’asolano Antonio Balbinot di 73 - era comune: concorso in corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio. I quattro, secondo le contestazioni della Procura, avevano pagato il funzionario della Regione e responsabile della Direzione per la Geologia e il Ciclo delle Acque Michele Ginevra (deceduto a 63 anni, prima dell’inizio del processo) per ottenere il via libera, sotto forma di parere non sfavorevole, a nuove escavazioni e all’ampliamento di quelle esistenti. L’inchiesta aveva preso avvio il 10 dicembre 2002 quando la Squadra Mobile aveva bloccato Michele Ginevra sulla soglia di un ristorante con in tasca una mazzetta di 17 mila euro. Soldi dei cavatori, secondo gli investigatori che contestavano il pagamento di tangenti fin dal 1992. Accuse che li hanno portati a processo. Ieri sera in aula, alla lettura della sentenza, c’erano sia Roberto Grigolin che Daniele Balbinot. «Ci aspettavamo l’assoluzione», ha commentato Grigolin. E l’avvocato Piero Barolo: «Siamo modertamente soddisfatti, dopo l’appello lo saremo pienamente».

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