Sanità veneta, il bilancio regionale taglia le ore coperte dai “gettonisti”

Sanità veneta in attivo, con un utile stimato di 2,6 milioni di euro, in riduzione rispetto ai 16 milioni dello scorso anno. Nel bilancio economico preventivo consolidato 2026 pubblicato da Azienda Zero, ciascuna Usl ha indicato il risultato previsto e dove intervenire per rispettarlo: a Verona slittano le assunzioni

Sabrina Tomè
padova, azienda zero, logo targa
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Sanità veneta in attivo, con un utile stimato di 2,6 milioni di euro, in riduzione rispetto ai 16 milioni programmati lo scorso anno.

Lo dice il bilancio economico preventivo consolidato 2026 pubblicato da Azienda Zero che ha raccolto i previsionali dei presidi veneti e che è stato adottato dalla giunta regionale. Va fatta una premessa: si tratta del preventivo per cui i numeri sono suscettibili di modifiche che risentono di diversi fattori: gli obiettivi assegnati dalla giunta ai singoli dg, le linee di indirizzo di Azienda Zero in base alla Commissione consiliare, l’evoluzione dei vincoli di costo e dell’inflazione.

Precisato questo, il bilancio è stato redatto seguendo come filo conduttore quello della riduzione dei costi contenibili, vale a dire con tagli alle spese che le singole aziende sanitarie dovranno affrontare nel corso dell’anno. Riduzioni finalizzate a contenere le perdite di esercizio, ma di fronte alle quali c’è chi ha espresso preoccupazione.

Come l’Usl 4 Veneto Orientale, che davanti alla necessità di non superare un passivo di 3,5 milioni, ha rilevato che questo dato «non risulta, in termini programmatori, compatibile con il pieno mantenimento in continuità dei servizi ora attivi». Insomma i nuovi “sindaci della sanità” rischiano di trovarsi nelle stesse condizioni dei sindaci dei Comuni: senza soldi a sufficienza per far funzionare la macchina.

Il rigore

Il valore della produzione della sanità veneta è conteggiato in poco più di 13 miliardi di euro, mentre il costo della produzione (acquisto di beni, di servizi sanitari e non, manutenzioni) in 12,8 miliardi.

L’utile finale del consolidato è di 2,6 milioni e tiene conto anche dei numeri di Azienda Zero che può agire da camera di compensazione qualora le aziende sanitarie non chiudano in pareggio.

Durante l’anno essa distribuisce le risorse alle Usl per progettualità, investimenti e così via.

I principi ispiratori della politica sanitaria dei prossimi mesi si trovano nella Relazione della Gestione Sanitaria che accompagna il Preventivo Economico Consolidato e che è stata fatta dell’ex dg Roberto Toniolo. La premessa è chiara e spiega che il bilancio, come quelli dei precedenti esercizi «sarà caratterizzato da un forte contenimento dei costi sui quali è possibile intervenire, garantendo comunque un livello di erogazione di servizi sanitari eccellente».

Acquisto prestazioni specialistiche

Una delle voci che emerge è l’acquisto di prestazioni sanitarie da privati per specialistica ambulatoriale. I conti indicano una riduzione di 16, 6 milioni di euro, ma si tratta di una cifra a cui manca l’elemento decisivo della spesa per recuperare le liste d’attesa (nel preventivo 2025 valeva 19, 5 milioni di euro).

Servizi esternalizzati

Il bilancio prevede l’acquisto di servizi a rilevanza sanitaria per un importo di 251 milioni, 25 in meno rispetto al preventivo 2025.

In tale voce rientrano le uscite destinate alle coop mediche, ai service di laboratorio, ai trasporti interni. Il trend generale mostra una riduzione di costi in molte aziende. Basata su cosa? Fondamentalmente su un’ipotesi: «riuscire a sostituire i costosi contratti con medici esterni (“gettonisti”) tramite l’assunzione di personale dipendente», si legge nella Relazione.

E in effetti c’è un grande fermento quanto a concorsi: è appena stata bandita da Azienda Zero una selezione da 165 posti per dirigenti medici di Pronto soccorso e un’altra da 64 posti per anestesisti. Intanto ciascuna azienda ha fornito un quadro dei tagli sui servizi esternalizzati, a cominciare appunto dai medici gettonisti: l’Usl 1 Dolomiti stima un taglio di 1,5 milioni pari all’8,4%.

La riduzione, precisa, è legata alla previsione di sostituire i servizi sanitari acquistati da privato con l’assunzione di personale medico dipendente tramite concorsi. Salvo poi precisare che «se non riuscirà a coprire turnover e fabbisogno con personale proprio dovrà necessariamente ricorrere nuovamente all’acquisto di servizi esterni».

E ad analoga conclusione giunge l’Usl 9 Scaligera dove il ridimensionamento è del 17, 4% (6, 1 milioni). L’Usl 5 Polesana si spinge addirittura a un – 30% (4 milioni di euro) con una «drastica riduzione» dei servizi esterni andati in appoggio a Pronto Soccorso, Pediatria, Ostetricia, Ortopedia, Anestesia.

E precisa poi che il ricorso ad essi nel corso del 2025 si era reso necessario «per evitare l’interruzione di pubblico servizio».

L’Usl 6 Euganea farà da se alcuni tipi di test di laboratorio (ma vedrà un aumento dei costi dei macchinari necessari) e risparmierà sul contratto con gli esterni fatto al Pronto Soccorso di Piove di Sacco. Il costo del personale interno è comunque in aumento per effetto del rinnovo dei contratti.

Consulenze

La spesa prevista è di 115 milioni di euro per consulenze, collaborazione, lavoro interinale; in diminuzione di 27, 6 milioni (19, 4%).

Nel dettaglio si prevede un decremento di circa 1 milione di euro per la Dolomiti, 4, 5 milioni per la Marca Trevigiana, 11 milioni per l’Usl 3 Serenissima, 4 milioni per l’Usl 5 Polesana, 3 milioni per l’Azienda Ospedaliera di Padova e 3 milioni per Verona.

I piani di azione

Ciascuna azienda sanitaria ha indicato il risultato economico atteso in relazione alle indicazioni ricevure e le azioni per raggiungerlo. Con anche i dubbi relativi sulla possibilità di garantirlo. L’Usl 4 Veneto Orientale puntualizza come, per mantenere la perdita entro i 3,5 milioni «sarà necessaria una conciliazione tra il perseguimento degli obiettivi di salute e la sostenibilità dei costi, coinvolgendo gli stakholders interessati».

Ma non è la sola. L’Usl 1 Dolomiti, perdita di 22, 3 milioni, spiega di recepire le indicazioni regionali, ma evidenzia una «forte tensione finanziaria» visto che l’incremento dei costi del personale assorbe quasi interamente il finanziamento in arrivo da Venezia.

L’Usl 2 Marca Trevigiana, perdita di 13 milioni, è intervenuta sui principali aggregati di costo.

L’Usl 3 Serenissima, 134,5 milioni di perdita, si muoverà sul fronte dei tetti per farmaci e dispositivi; sulla riduzione dei costi di alcuni macchinari per effetto dell’accentramento del laboratorio a Mestre; sul taglio degli accantonamenti per incentivi tecnici e sulla revisione al ribasso dei fabbisogni segnalati dalle unità operative.

L’Usl 5 Polesana (-59 milioni) rilancia la palla alla Regione sostenendo la necessità di una «reingegnerizzazione» sovraziendale, diversamente l’obiettivo non potrà essere rispettato.

L’Usl 6 Euganea (-52, 9 milioni) definisce l’obiettivo altamente sfidante, ma indica anche alcune misure per raggiungerlo.

L’Usl 7 Pedemontana (-22, 5 milioni) punta a intervenire su farmaci e dispositivi, ma anche sull’attività di una “cabina di regìa sulla costosità” per il monitoraggio.

L’Usl 8 Berica (-37, 1 milioni) guarda con preoccupazione ai costi dell’attivazione del San Bortolo 2 e di alcune aree del nuovo ospedale di Montecchio. L’Usl 9 Scaligera (-4, 3 milioni) agisce sul personale facendo slittare le assunzioni programmate e pure sul recupero crediti, sulle sanzioni per false dichiarazioni.

L’Azienda ospedaliera di Padova (-100, 3 milioni) rileva i limitati margini di manovra sulla crescita dei ricavi per bassa complessità legati a pazienti da fuori Regione.

L’Azienda di Verona (– 104, 6 milioni) punta su un recupero nell’area dei ricoveri. Lo Iov è l’unica azienda sanitaria a indicare il pareggio. 

INFORMATICA – La scelta di investire grandi cifre

Una delle voci di bilancio più floride per la sanità veneta è quella legata agli investimenti informatici. Azienda Zero prevede infatti un incremento rilevante dell’assistenza, conteggiato in un più 24 milioni di euro. I servizi inclusi sono per crediti Cloud, per il sistema informativo ospedaliero e per la sanità digitale. Il 92% dei costi in questione, viene precisato nel documento programmatico, è a favore delle diverse aziende sanitarie e non per uso interno dell’ente di coordinamento.

 


 

FARMACI E DISPOSITIVI MEDICI – Riduzioni, ma non ovunque

C’è una riduzione dei costi per l’acquisto beni sanitari (farmaci e dispositivi medici): nel 2026 la previsione è di 2.300 milioni di euro con un decremento dello 0,7% rispetto al bilancio di previsione del 2025, quando lo stanziamento era di 2.316 milioni. Il decremento dei costi dei beni sanitari è imputabile principalmente agli acquisti effettuati direttamente dalle aziende sanitarie anche se esse manifestano dinamiche contrapposte.

 


 

MANUTENZIONI E CANTIERI – Si spenderanno 263 milioni in meno

Il bilancio preventivo prevede costi di manutenzione e riparazione per 263,9 milioni di euro, registrando un decremento complessivo di 6,6 milioni, pari al -2,5% rispetto al 2025. Il quadro complessivo mostra una forte eterogeneità: alcune aziende (Ao Padova, Usl 1, Usl 6) indicano aumenti legati a inflazione, project financing o eventi straordinari, mentre altre (Usl 3, Usl 5, Usl 9, Aoui Verona) operano riduzioni significative, spesso tramite tagli lineari o ipotesi di riorganizzazione, per rispettare i vincoli di bilancio.

 


PIANO INVESTIMENTI – Esplosione nell’ambito dell’edilizia

L’edilizia costituisce l’area principale di impiego di risorse e vede «aggravarsi ulteriormente il suo peso complessivo che passa dal 67% del valore complessivo degli investimenti previsti nel 2025 (688 milioni), al 70%, secondo i previsionali deliberati dalle Aziende (per un valore complessivo di 913 milioni)». Si legge nella relazione: «Tale esplosione è sicuramente coerente con la realizzazione di alcune linee del Pnrr, quali le Case e gli Ospedali della Comunità», ma trova anche spiegazione nei diversi interventi nei presidi.

 

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