Tarzo, si schianta in parapendio: morto un uomo di 53 anni
L’incidente poco è avvenuto poco dopo le 14 di sabato 11 luglio in un vigneto. I soccorritori del 118, intervenuti con due ambulanze e l'elisoccorso, non hanno potuto fare altro che constatare il decesso del pilota

È finito in tragedia l’ultimo volo di Thomas Pizzedaz, 53 anni, che ieri pomeriggio è precipitato con il deltaplano in un vigneto poco distante dalla pista di atterraggio nella località di Molino di Fratta, a Tarzo. A nulla sono valsi i soccorsi: il pilota, originario di Bolzano, è morto sul colpo a seguito dell’impatto contro uno dei pali che sostengono i filari.
La dinamica
Doveva essere un pomeriggio di svago tra i cieli delle Prealpi trevigiane e invece si è trasformato in una tragedia per Thomas Pizzedaz, bolzanino ma residente da anni a Londa, città metropolitana di Firenze, dove lavorava come idraulico. Il cinquantatreenne era decollato da “La Posa”, punto a 1. 090 metri di altezza sul Pian de le Femene divenuta meta di sportivi e appassionati da tutta Europa.
Lo schianto fatale è avvenuto attorno alle 14.26. L’uomo, per cause oggetto di accertamenti da parte dei carabinieri, ha perso il controllo del deltaplano, schiantandosi contro i pali del vigneto che confina con la pista d’atterraggio. Fatale una manovra errata, ma non si esclude il malore in volo. A nulla sono valse le manovre di rianimazione dei soccorritori. Anche l’elisoccorso decollato dal Ca’Foncello è rientrato a vuoto.
La testimonianza
«Una volta pianificato l’atterraggio non è possibile correggere la rotta», spiega Giorgio Nadal, un conoscente della vittima con cui aveva volato. Ieri però Pizzedaz era accompagnato da un altro amico. «Era partito da La Posa» spiega ancora sotto choc, con un filo di voce. Oggi non volavo con lui, ma sono accorso poco dopo che era stato lanciato l’allarme. Thomas aveva una media esperienza di volo» aggiunge, «probabilmente stava attuando una manovra di smaltimento quota per riuscire poi a planare nel campo di atterraggio. Potrebbe aver sbagliato manovra: forse è arrivato tardi vicino agli ostacoli a una velocità elevata. Oppure c’è stato un cambio di vento improvviso. Si è accartocciato ed è stato spostato solo quando sono intervenuti i medici».
Il dispositivo
«In volo», prosegue l’amico, «siamo dotati di un apparecchio elettronico che segna altezza e ora: ci serve per orientarci quando siamo in quota». Il dispositivo di Pizzedaz ha segnato l’atterraggio alle 14. 26. Saranno le indagini dei carabinieri a fare luce sulla dinamica dell’incidente ma, secondo il compagno di volo, le cause risiedono nella velocità d’impatto e in un errore umano di manovra, forse causato anche da un cambio improvviso di vento. «Il paracadute serve quando ci sono incidenti ad alta quota, in fase di atterraggio è inutile, ha sbagliato la manovra di smaltimento quota».
La vittima
Thomas Pizzedaz, era originario di Bolzano ma viveva da molti anni in Toscana, appena fuori Firenze. Appassionato di volo, non era la prima volta che si lanciava dal punto panoramico di “La Posa” ed era uno dei motivi che lo avevano portato a trascorrere il fine settimana a casa dell’amico. L’uomo lascia tre figli e l’ex moglie.
La famiglia è stata avvisata dalle forze dell’ordine attorno alle 16 e l’ex moglie ha poi raggiunto la caserma dei carabinieri di Cison per gli accertamenti. «È stata una tragedia, io personalmente non so se continuerò a lanciarmi dopo questo fatto», ha concluso l’amico di volo di Thomas. Saranno ora le indagini delle forze dell’ordine a chiarire la dinamica dell’incidente e a valutare se si sia trattato di un errore umano oppure tecnico.

Le polemiche
Pian de Le Femene e sul Grappa, il punto di decollo al 17° tornante della Strada Generale Giardino, nel fine settimana si popolano di appassionati di volo libero, attività che sta vivendo una forte crescita sulle Prealpi.
Dalle migliaia di vele in volo sopra il massiccio del Grappa scendono molti denari – si stima un indotto per il territorio di 10 milioni l’anno – che tuttavia non basta a frenare polemiche da parte dei residenti, che criticano la sicurezza. Gli incidenti di piloti di parapendio e, più raramente, di deltaplano, anche se non mortali, sono piuttosto frequenti. Gli atterraggi di fortuna anche sui tetti e nei giardini delle case fomentano le polemiche dei locali che a Borso, da novembre 2025, hanno trovato rappresentanza nel comitato “La voce del mio paese” che, pur riconoscendo la rilevanza del volo libero per lo sviluppo dell’area, chiede alle istituzioni maggiori garanzie sul fronte della sicurezza e della tutela ambientale.
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