Po ai minimi, l’allarme di Anbi: «La crisi idrica presto colpirà anche i fiumi del Veneto»
In pochi giorni la portata del principale fiume italiano è crollata sotto la soglia critica nel Delta. Preoccupano la scarsità di neve in montagna e l’assenza di riserve idriche: sotto osservazione anche Adige e Brenta

«Con la scomparsa dei ghiacciai, i corsi d'acqua si stanno progressivamente trasformando in grandi grondaie che fanno defluire rapidamente la pioggia verso il mare, privi però di quel rilascio graduale e costante garantito storicamente dalle riserve montane. La crisi che interessa il Po rischia a breve di estendersi agli altri fiumi del Veneto, a partire da Adige e Brenta».
Ad affermarlo è Alex Vantini, presidente di Anbi Veneto, nel commentare i dati sulla portata del principale fiume d’Italia.
«La crisi idrica che sta colpendo il fiume Po con ripercussioni particolarmente gravi nell'area del Delta», spiega Vantini, «si distingue per la straordinaria e preoccupante repentinità con cui si è verificato il calo della portata negli ultimi dieci giorni. Senza un sistema di invasi distribuiti lungo la rete afferente ai grandi fiumi, l’acqua piovana, pur abbondante nei primi dieci giorni del mese, è già defluita a mare».
Situazione emergenziale
Dati alla mano, nella prima settimana di giugno, il Po registrava un flusso superiore ai 1.000 metri cubi al secondo al misuratore di Pontelagoscuro; una quota che si è più che dimezzata in pochissimo tempo, scendendo sotto la soglia critica dei 450 mc/s, valore limite per la garanzia di efficacia delle due barriere antisale del Delta, sul Po di Tolle e sul Po di Donzella.
Nelle ultime ventiquattro ore il crollo è stato ancora più marcato: dai 440 metri cubi al secondo di martedì 16 giugno si è scesi ieri, mercoledì 17 giugno, a 380 mc/s, mentre questa mattina il valore è appena superiore a 350 mc/s.
In questo scenario emergenziale – con l’acqua del mare risalita a 10 km nell’entroterra - il Consorzio di bonifica Delta del Po si è visto costretto a disporre la chiusura di alcune derivazioni destinate all'agricoltura, una misura indispensabile per evitare la distribuzione di acqua salata nei campi.
Sofferenza idrica in tutto il Veneto
La sofferenza idrica non risparmia il resto del territorio regionale. L'intero Veneto si trova in una situazione difficile, determinata principalmente dalla carenza di manto nevoso in quota.
«Al momento non si registrano fenomeni di ingressione salina negli altri principali fiumi veneti, sebbene il livello generale di attenzione rimanga altissimo ovunque, anche in previsione del grande caldo in arrivo che comporterà un aumento di richiesta d’acqua per le piante», spiega il direttore di Anbi Veneto Silvio Parizzi, «Tra le aree sotto stretta osservazione figura il comprensorio del Consorzio di Bonifica Brenta. Qui, a causa della sofferenza delle risorgive e della ridotta portata del torrente Tesina, l'ente consortile ha già rivolto un appello ai cittadini per un uso parsimonioso della risorsa idrica, che deve essere finalizzata unicamente alle necessità irrigue».
Il Consorzio ha inoltre fatto sapere che, qualora la situazione dovesse ulteriormente aggravarsi, è già al vaglio la possibilità di ridefinire i turni di irrigazione per gestire la scarsità d'acqua.
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