Pinotti apre all’Ana «La mini naia? Una buona proposta»

PORDENONE. Gli alpini trevigiani vogliono, per voce del loro presidente nazionale Sebastiano Favero, il ripristino della naia obbligatoria e ieri, all’adunata nazionale, hanno trovato piena soddisfazione.
«La leva obbligatoria è sospesa, non abolita, perché oggi c’è bisogno di un servizio professionale. Ma l’idea di impegnare i giovani in un servizio civile, obbligatorio e gratuito, come quello che propone l’Associazione nazionale alpini, è una buona idea», ammette Roberta Pinotti, ministro della Difesa del governo guidato da Matteo Renzi. «Un servizio», precisa, «da introdurre in modo diverso dalla naja».
Il presidente Favero, che partecipa alla delegazione che ieri ha accolto il ministro a Pordenone, ha modo di ascoltarlo dalla viva voce del ministro ed è più che mai soddisfatto. È stato proprio lui ad avanzare la proposta, appena eletto al vertice dell’associazione degli alpini. E ieri ha rilanciato la proposta anche al presidente del Consiglio, Matteo Renzi, che ha voluto partecipare personalmente all’adunata di Pordenone.
«Ciò a cui pensiamo è una leva di pochissimi mesi, del tutto diversa da quella militare», precisa il presidente Favero, «di natura strettamente civile, che magari possa essere in grado di preparare i giovani agli interventi di protezione civile e specificatamente alla manutenzione del territorio. La nostra intenzione non è certo quella di ritornare al militarismo».
Basta sostare all’accampamento del gruppo “Tommaso Salsa” di Treviso, qui a Pordenone, per rendersi conto di quanto sia condivisa la necessità che i giovani possano rendere al Paese un servizio civile gratuito. La sezione Ana di Treviso ha un corpo di 600 volontari della protezione civile, impegnati non solo nel dirigere il traffico, in occasione di grandi eventi, ma soprattutto di intervenire quando si verificano calamità naturali particolarmente gravi.
Ogni anno i suoi tecnici vanno nelle scuole a coltivare la cultura della solidarietà, in particolare del soccorso, di tutte quelle tecniche che servono all’autodifesa per evitare le conseguenze dannose delle emergenze. «Trenta ragazzi alla volta, per una full immersion puntuale», precisa Raffaele Panno, il presidente dell’Ana di Treviso. La mini naia dovrebbe preparare i giovani ad affrontare queste difficoltà.
Giancarlo Gentilini, storico sindaco e poi vicesindaco di Treviso, cappello da alpino in testa si presenta a Pordenone arrabbiato ancora una volta. Proprio perché la sua Ana non riesce ancora a convincere le autorità di governo a ripristinare la naia. Gentilini, per la verità, ha un altro cruccio. Non è riuscito, lo ammette con amarezza, a convincere Roma a trasformare la caserma Salsa di Treviso nella cittadella dell’ordine pubblico e della sicurezza.
Il futuro delle ex caserme è molto dibattuto anche fra i “campi” dei duecento gruppi trevigiani di alpini. Sbotta Luca Zaia, che, fra l’altro, non ha fatto l’alpino, nemmeno il militare, ma è stato obiettore di coscienza, e che si dice ancora orgoglioso di questa scelta. Un altro tema, questo, da affrontare con il premier Renzi e con il ministro della difesa, Pinotti, pure lei presente all’adunata. Gentilini non ha dubbi: anche a Renzi, e al governo che presiede, servirebbe un po’ di spirito alpino, di quel coraggio che le adunate ben palesano.
Francesco Dal Mas
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