La sentenza, ergastolo ad Andrea Favero per il femminicidio di Giada Zanola

La Corte d’assise di Padova ha condannato all’ergastolo Andrea Favero per l’omicidio premeditato della compagna Giada Zanola. Caduta l’aggravante della premeditazione, riconosciuti risarcimenti alle parti civili

Cristina Genesin
La vittima Giada Zanola, 34 anni
La vittima Giada Zanola, 34 anni

Ergastolo per Andrea Favero, 39 anni di Vigonza: lo ha deciso la Corte d’assise di Padova, presieduta dalla giudice Mariella Fino, che ha parzialmente accolto la condanna sollecitata dalla pubblica accusa, il procuratore aggiunto di Padova Paola Mossa, negando la pena a vita richiesta con l’accusa di omicidio volontario aggravato e premeditato. Ma è caduta la premeditazione.

I fatti

Per la legge _ anche se siamo alla definizione del caso nel primo grado di giudizio _ la notte del 29 maggio 2024 l’uomo ha ucciso la compagna, Giada Zanola 34 anni, madre del loro bambino. Tuttavia non l’ha intontita con psicofarmaci (benzodiazepine che si era fatto prescrivere dal medico di base con la scusa di soffrire d’insonnia), poi non l’ha caricata a bordo dell’auto di lei una Ford C Max raggiungendo la sommità del cavalcavia a 800 metri da casa che supera l’autostrada A4 Milano – Venezia, forse l’ha lanciata nel vuoto a un’altezza di sette metri al termine di una lite.

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Saranno le motivazioni disponibili tra 90 giorni a spiegare quello che è successo secondo la corte d’assise. Il corpo è caduto sull’asfalto ed è stato travolto da una serie di mezzi anche pesanti che, probabilmente, non si sono nemmeno accorti della tragedia. Nell’ascoltare il verdetto è apparso raggelato Favero che, invitato a fare una dichiarazione come è nel suo diritto prima che la corte si ritirasse in camera di consiglio, si era limitato a dire “Credo nella giustizia…. Basta”. Delusa la difesa, gli avvocati cesare Vanzetti e la collega Silvia Masiero, pronti a fare appello e convinti che la ricostruzione della procura non abbia fondamenta solide dal punto di vista tecnico e scientifico. Non hanno instillato quel “ragionevole dubbio” più volte sottolineato nell’arringa anche se sono riusciti a evitare la pena vita.

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I giudici hanno riconosciuto anche i risarcimenti alle parti civili come provvisionale immediatamente esecutiva, il figlio minore tutelato dall’avvocata Elena Contiero (300 mila euro) e il padre della vittima Gino Zanola con la sorella Federica e il fratello Daniel tutelati dall’avvocata Roberta Rinaldi (50 mila euro ciascuno).

"He sempre mentito”

Al mattino il procuratore Mossa aveva concluso la sua requisitoria sollecitando la pena a vita per Favero. E spiegando che, in aula durante il suo interrogatorio, non aveva mai manifestato nemmeno un briciolo di commozione per la compagna denigrata, nelle ultime settimane di vita con parenti e amici.

Favero non ha credibilità, ha mentito sempre” ha aggiunto la pm sostenendo che l’imputato aveva capito come la loro relazione fosse arrivata al capolinea. E lui era incapace di accettare la scelta di Giada di rifarsi una vita accanto a un’altra persona.

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