Nuovo ospedale di Padova, Stefani: «Cerchiamo alternative al progetto attuale e co-finanziamento statale»
Il presidente Alberto Stefani esce allo scoperto intervistato a Telechiara: «Vogliamo capire se Padova possa rientrare in una riforma che prima non c’era. Ma la timeline è confermata. E valorizzeremo anche le strutture del territorio»

Il dado è tratto: il presidente del Veneto Alberto Stefani ha ufficializzato l'intenzione di Palazzo Balbi di cambiare strada sul finanziamento del nuovo ospedale di Padova.
Come anticipato dal nostro giornale, la Regione sta pensando di sfruttare le risorse statali legate all'individuazione di ospedali di terzo livello. O, almeno, ci vuole provare. Una svolta che consentirebbe di evitare di ricorrere al finanziamento dell'Inail che, ad oggi, garantisce una copertura di 800 milioni (su 871) che l'Azienda Ospedale Università, una volta completata l'opera, sarà chiamata a restituire corrispondendo un affitto ipotizzabile in 28 milioni di euro all'anno per un quarto di secolo.
La conferma è arrivata nel corso di un'intervista rilasciata dal governatore del Veneto alla trasmissione di Telechiara, Vietato Tacere, in onda ieri sera. «Quando si parla di risorse pubbliche è necessario fare le scelte migliori», sostiene Alberto Stefani, «anche perché in questo caso significherebbe far risparmiare soldi ai cittadini e se c'è questa possibilità noi abbiamo il dovere di percorrerla».
I primi segnali
Ad annunciare al nostro giornale che la Regione stava ridisegnando la sua strategia sul fronte di Padova Est erano stati l'assessore regionale alla sanità Gino Gerosa e il direttore generale Giancarlo Ruscitti, parlando di una rivisitazione, seppur parziale, del progetto in fase esecutiva in modo tale da confermarsi al passo con i tempi e con la riforma del ministro Schillaci che prevede, appunto, la creazione di poli ospedalieri di terzo livello.
Un auspicio, quello di diventare un hub di riferimento regionale se non nazionale, condiviso dallo stesso direttore generale dell'Azienda Ospedale Università Paolo Fortuna secondo cui, «Padova merita di avere il terzo livello».
Nuova strategia
Un cambio in corsa che aveva surriscaldato telefoni e umori nei giorni successivi all'annuncio ma che ora sembra cominciare a prendere forma e struttura nelle parole condivise da Stefani ai microfoni di Telechiara: «Vogliamo assolutamente vincere questa sfida tenendo conto dei tempi che cambiano, garantendo un ospedale dinamico, capace di affrontare le sfide del futuro con la massima eccellenza» sostiene spendendo parole di elogio per il suo assessore, «del resto il professor Gerosa, uno dei principali luminari al mondo per quanto riguarda la cardiochirurgia, di eccellenza se ne intende, dopodiché viene dall'ambiente universitario che è quello che andrà a valorizzare questa grande opera. Ovviamente», aggiunge, «c'è una questione di costi e di valore economico che stiamo valutando attentamente in modo da fare le scelte migliori e soprattutto per far sì che i veneti risparmino il più possibile».
Un aggiustamento del tiro che, assicura, non contempla «alcuna ipotesi di ridimensionamento, quanto piuttosto di valorizzazione del progetto. Quello che si può fare», spiega ancora, «è garantire, ad esempio, una massima specialità, un'attenzione specifica all'aspetto clinico e tener conto anche di alcuni trend demografici, tra tutti l'invecchiamento della popolazione che richiede una forte attenzione alla cronicità e, in particolare, alla ricerca di settore. Sono sfide molto più pronunciate rispetto a vent'anni fa».
L'iperspecializzazione
Per accedere al finanziamento ministeriale, gli ospedali di terzo livello dovranno essere caratterizzati dalla gestione di procedure rare e specialistiche, garantire un'attrattività extra territoriale e una vocazione spinta per la ricerca clinica.
Tutte cose previste nella struttura di San Lazzaro già prima della riforma ma che, appare sempre più chiaro, a questo punto dovranno essere definite con precisione chirurgica in modo che Padova possa rientrare nel finanziamento statale.
Questo potrebbe comportare a sua volta un ridisegno, una sorta di travaso nei servizi tra San Lazzaro e via Giustiniani, dove al momento è previsto che restino torre delle emergenze con pronto soccorso e sale operatorie, l'ospedale pediatrico e quello della mamma e del bambino, solo per citare le attività principali: «Vogliamo garantire anche il mantenimento di alcuni servizi negli ospedali storici di Padova», le parole di Stefani.
I tempi
Il passaggio dalla progettazione definitiva a quella esecutiva, assicura Stefani, lascerebbe spazio a questa rivisitazione: «In questa fase si fanno delle valutazioni e noi stiamo considerando anche l'aspetto economico», chiosa, «sulla base dalla riforma che il governo sta valutando, e che prima non esisteva, stiamo cercando di capire se questa misura possa essere riferita anche all'ospedale di Padova perché in questo caso significherebbe far risparmiare dei soldi ai nostri cittadini e io credo che sia un'ipotesi da esplorare. Sulla base di questo faremo le nostre valutazioni.
Credo che qualsiasi buon padre di famiglia lo farebbe, qualsiasi amministratore pubblico prenderebbe in considerazione l'ipotesi. Dopodiché faremo la scelta che permetterà di stare nei tempi previsti e che consentirà a Padova di avere le strutture migliori per il territorio». La finestra dell'Inali si chiude il 31 dicembre 2027, anche se l'idea iniziale, per allora, era di aver già assegnato l'appalto.
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