Niente cittadinanza a chi non sa l'italiano

Mentre i sindaci leghisti firmano a raffica le ordinanze che limitano il diritto di residenza degli stranieri, i sindaci di An (hanno cominciato in provincia di Padova) li rincorrono con una nuova idea: esame di italiano obbligatorio per chi chiede la cittadinanza italiana.
Fa discutere la decisione di quattro sindaci di Alleanza nazionale del Padovano di negare la cittadinanza italiana agli stranieri che non conoscano l’italiano.

Si tratta di Lino Ravazzolo di Teolo, Luca Claudio di Montegrotto, Mauro Fecchio di Correzzola e Marcello Mezzasalma di Fontaniva.

 «Troppo spesso - ha spiegato ieri Filippo Ascierto, presidente della federazione di An di Padova - si presentano a giurare persone che non sono nemmeno in grado di leggere ciò per cui si stanno impegnando: è ora di rendere meno esteriore e più di sostanza questa cerimonia di adesione ai valori del popolo italiano».

Il consigliere regionale di Alleanza nazionale Raffaele Zanon sostiene che «le prese di posizione di molti sindaci del Veneto devono farci riflettere sulla questione della cittadinanza italiana.

La cittadinanza non è un pezzo di carta distribuito sommariamente attraverso le Prefetture, come accade attualmente nel nostro Paese, o un titolo di onorificenza. Chi diventa cittadino americano, ad esempio, lo fa con un giuramento nel quale, fra l’altro, c’è l’impegno alla difesa della Costituzione, al rispetto della patria e dei suoi ordinamenti. Lo fa quindi consapevole che la nuova cittadinanza prevarrà su quella precedente. E questo avviene - conclude Zanon - con un atto solenne, senza riserve mentali e in piena libertà, che accompagna il senso di appartenenza al sogno americano». «Dopo le inchieste aperte dalla magistratura - prosegue Zanon - si impone una riflessione sul valore della cittadinanza. Per Alleanza nazionale deve rappresentare un contratto con l’Italia, con un’identità che è portatrice di valori che devono far parte del comune sentire».

«E’ alquanto singolare la proposta dei sindaci padovani di Alleanza nazionale» - afferma Severino Galante, capogruppo in commissione difesa alla Camera dei deputati e coordinatore della segreteria nazionale del PdCI - Se proprio dovessimo essere coerenti - aggiunge - ad essere cacciati dai comuni dovrebbero essere proprio quegli amministratori che conoscono poco l’italiano e la Costituzione Repubblicana. Ogni riferimento ai sindaci di fede padana e/o ex(?) fascista non è assolutamente casuale».
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