Padovano morto alle Maldive, martedì la salma in Italia. Il legale: «Era un istruttore, non gli serviva il permesso»
Previsto per martedì 19 maggio il rimpatrio della salma del 44enne Gianluca Benedetti, morto durante un’immersione assieme ad altri quattro italiani. L’Università di Genova: «L’incidente è avvenuto durante un’attività a titolo personale»

Mancano ancora certezze assolute sulle autorizzazioni all'immersione alle Maldive di tutti e cinque i sub italiani esperti morti il 14 maggio. Oltre a mancare i corpi di quattro di loro, rimasti nella grotta Devana Kandu, vicino ad Alimanthaa, nell'atollo di Vaavu. Per Gianluca Benedetti, 44 anni, di Padova, operation manager dell'agenzia Albatros Top Boat di Verbania, l'uomo che ha guidato l'immersione, «il problema non si pone, in quanto guida. Per gli altri quattro sì, perché si trattava di un’attività scientifica, al di là del fatto che fosse un'immersione». A spiegarlo è Orietta Stella, la legale del tour operator verbanese Albatros Top Boat, che ha venduto il pacchetto per la crociera scientifica e che da domenica è a Malè. Martedì 19 maggio è previsto l’arrivo della salma.
Sul possesso delle autorizzazioni le fonti però non concordano. «Non facevano parte della missione scientifica Giorgia Sommacal, 23 anni, studentessa dell'Università di Genova, e Federico Gualtieri, 31 anni, neolaureato magistrale all'Università di Genova in Biologia ed Ecologia marina» ha informato l'ateneo, ribadendo che «l'attività di immersione subacquea, nel corso della quale si è verificato l'incidente, non rientrava nelle attività previste dalla missione scientifica, ma è stata svolta a titolo personale».
Mohamed Hussain Shareef, il portavoce del presidente delle Maldive Mohamed Muizzu, aveva riferito invece lunedì che «tre dei cinque subacquei coinvolti sono menzionati come parte del team di ricerca», Monica Montefalcone, 51 anni, docente in Ecologia all'ateneo di Genova, la ricercatrice Muriel Oddenino, 31 anni, di Poirino, nel Torinese, e Gualtieri, di Omegna (Verbano-Cusio-Ossola). La visione delle carte da parte degli inquirenti darà certezza.
Sulla necessità di autorizzazioni intanto interviene l’avvocato Stella: «Sulla Duke of York c'erano venti persone e tre dive master, più Benedetti, che era istruttore, il più alto in grado sullo yacht», chiarisce, «I ricercatori, sotto il coordinamento della professoressa Montefalcone, si immergevano a gruppi, ciascuno con una guida. Il permesso non è per le immersioni, ma per l'attività scientifica: chiaro che ad averlo dovessero essere i ricercatori e non le guide. Così come è scontato che i ricercatori non si immergessero senza guide. Il permesso per le varie attività di ricerca», aggiunge Stella, «era stato rilasciato dal governo maldiviano al gruppo scientifico. È un'autorizzazione amministrativa e resta il problema che non fa riferimento alla profondità e non è esplicitato se potessero fare missioni esplorative. Ma mi sembra che il governo maldiviano l'abbia interpretato in modo ampio: dove non si richiama un divieto c'è la deroga».
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