Lega veneta in crisi: «Non c’è più tempo, dobbiamo tornare sindacato del Nord»

Niente protesta con i trattori né stati generali a Mogliano. Gli esponenti veneti della Lega chiedono un cambio di rotta, più identità territoriale e un rilancio della questione settentrionale

Domenico Basso
Un momento dei funerali di Umberto Bossi
Un momento dei funerali di Umberto Bossi

I trattori e le proteste non arriveranno. Almeno per ora. Per una parte della base veneta della Lega, l’appuntamento di Mogliano doveva essere il momento per riaprire una discussione sul futuro del Carroccio, rilanciando il ruolo della Liga Veneta e di quei territori del Nord che per anni sono stati gli azionisti di riferimento del movimento.

Un’occasione per riportare al centro identità, autonomia e rappresentanza territoriale in una fase segnata da sondaggi difficili e da un forte malessere interno. Tra gli esponenti veneti emerge un elemento comune: il tempo delle analisi sta finendo e la Lega deve decidere cosa vuole diventare.

«È chiaro che qualcosa debba cambiare nella Lega – afferma il consigliere regionale Francesco Calzavara – Gli stati generali avrebbero senso soltanto se affrontassero apertamente i nodi veri: identità, leadership e questione settentrionale. Se devi farli per mantenere quello che attualmente c’è, rischiano di essere poco produttivi. Il primo punto dell’ordine del giorno deve essere: rimettiamo al centro la questione settentrionale».

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FERRAZZA AG.FOTOFILM TREVISO CAMPAGNA ELETTORALE IN FOTO SALVINI E CONTE ALLA LOGGIA DEI 300 Treviso - Campagna elettorale della Lega - Matteo Salvini a Treviso 2018 duemiladiciotto Matteo Salvini a Treviso con il candidato sindaco Mario Conte

Calzavara va oltre e indica anche una direzione: «Se si continua a tentare di salvare una Lega nazionale al 5% e non invece a rilanciare un grande progetto del Nord, allora non si sta capendo quello che sta succedendo. Bisogna ripensare gli obiettivi della Lega attraverso persone che sappiano interpretare i bisogni dei territori».

Ancora più netto Roberto Marcato. «Mi dispiace dirlo, ma ancora una volta l’avevo indovinata. Non ho mai creduto che ci potesse essere quell’incontro a Treviso perché c’era il rischio di una resa dei conti». Ma è soprattutto sull’urgenza della situazione che l’ex assessore regionale alza il tono: «La Lega ha un bisogno vitale di ritrovare la propria identità. È un partito che ha una storia, amministratori e valori che nessun altro ha».

Secondo Marcato, il problema nasce dall’aver rincorso un consenso che oggi si sta spostando altrove. «Lo spostamento robusto a destra ha portato voti, ma erano voti liquidi. Arriva uno più estremista di te e se li porta via. Noi invece siamo nati come sindacato del territorio». Marcato rilancia la propria visione del partito. «Sono profondamente convinto che possa esistere una Lega nazionale, ma solo ed esclusivamente se questa è la sommatoria delle Leghe regionali».

«La nostra è una visione moderna che punta all’efficienza – aggiunge Marcato – respingendo le tradizionali categorie di destra e sinistra. Quando parliamo di sicurezza in maniera dura, la gente pensa che siamo di destra. Quando ci preoccupiamo della signora Maria che non arriva a fine mese, del caro vita e del sociale, pensa che siamo di sinistra. Invece no, perché questi sono valori di territorio. Questo deve fare la Lega». Poi arriva l’avvertimento più duro: «Gli errori si possono fare. Non riconoscere un errore è mortale. Il tempo è una variabile drammatica. Noi non abbiamo più tempo. Lo dico a Matteo Salvini».

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Matteo Salvini

Più prudente Riccardo Barbisan, che invita a non trasformare il rinvio in un caso politico. «Sono venticinque anni che sono nel movimento e le questioni non si sono mai risolte con una convention», osserva. «Preferisco che Zaia, Fedriga, Fugatti, Fontana e gli altri abbiano il tempo di elaborare proposte vere su autonomie, identità, partite Iva, commercio, sicurezza e sanità, piuttosto che trovarci a Mogliano senza sapere di cosa discutere» conclude. Sulla stessa linea Andrea Tomaello, commissario della Liga Veneta.

«Piuttosto che fare le cose in fretta è meglio trovarsi quando si hanno elementi certi – spiega –. Spero che questo tavolo produca qualcosa di concreto e che da lì nasca un documento che possa essere la base sia per l’ultimo anno di governo sia per il prossimo programma elettorale». Infine Elisa De Berti, consigliere regionale, che nei giorni scorsi aveva esposto uno striscione rivolto a Luca Zaia. «Il mio gesto non era contro qualcuno – spiega –. Ho voluto metterci la faccia per dare voce ai tanti militanti, amministratori e sindaci che chiedono un’operazione credibilità. La cosa importante è che si facciano tutte le valutazioni necessarie affinché non sia troppo tardi – conclude –. Da veneti speriamo in Luca Zaia perché il consenso della Lega negli ultimi anni è stato trainato anche dalla sua credibilità».

 

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