Il presidente degli Its veneti: «Qui si forma il personale che serve alle aziende, il tasso di impiego è all’89 per cento»
Cristiano Perale, presidente dell’Istituto tecnico superiore Red Academy di Padova e coordinatore regionale degli Istituti tecnologici superiori: «Chi esce dall’Its ha un contratto indeterminato, frutto del processo di alternanza scuola-lavoro, e ha un salario tra i 1.700 e i 1.900 euro netti al mese. A 20 anni»

«Il problema è la demografia, sempre meno giovani. In più sono molto più indecisi. Eppoi ci sono gli storici problemi e difficoltà della formazione post diploma di questo Paese. Il problema del fabbisogno di lavoratori passa anche da qui».
La voce è di Cristiano Perale, che non solo è il presidente dell’Istituto tecnico superiore Red Academy (focalizzata su edilizia sostenibile, ndr), una delle otto fondazioni Academy in Veneto, ma è anche presidente di Istituti tecnologici superiori del Veneto.
Il fabbisogno di lavoratori è solo uno degli aspetti dell’occupazione del Veneto. L’altro aspetto è in una percentuale: 89%, gli studenti degli Its che trovano lavoro appena concluso il biennio. Eppoi c’è Roma, il governo, che a fronte delle potenzialità degli Its, quest’anno ha stanziato un terzo delle risorse promesse.
Presidente Perale, cosa cerca un ragazzo o una ragazza che si iscrivono al biennio di un Its?
«Guardi, a volere fare una sintesi sono persone che vogliono entrare velocemente nel mondo del lavoro cogliendo ciò che la formazione superiore degli Its offre».
Più nel dettaglio? Perché, vede, da fuori emerge un paradosso, ossia che gli Its sembrano parlare più al sistema produttivo che a tutta la comunità.
«Ed è in parte vero. Gli Its offrono un percorso professionalizzante post diploma nella concessione anglosassone del termine. In questo Paese si è ancora convinti che a conclusione delle scuole superiori l’unica strada sia l’università ma per tutta evidenza non è così. Ripeto: da noi si iscrivono coloro che per volontà, carattere, competenze cercano un inserimento più veloce nel mondo del lavoro».
A questo punto di solito affiora un «ma».
«Infatti. Ci sono molti che concluso l’Its si iscrivono all’università. Ma lo fanno con un impiego alla spalle. E fa molta differenza».
Ci sono altre differenze?
«Incominciamo con un elemento didattico. Negli Its c’è un turnover di docenti molto alto, quattro volte quello delle università».
Qual è il rapporto numerico tra docenti e studenti?
«Negli Its c’è un professore ogni 2, 3 studenti. Nelle università mi sembra sia uno a venti, uno a trenta. Inoltre uno studente universitario può aspettare anche due, tre anni prima di uno stage. E questo può rallentare la “fame” di questi giovani, frena la loro ricerca di una identità».
Il tasso di dispersione scolastica negli Its?
«Sostanzialmente zero. Può però capitare che durante l’apprendistato qualcuno sia talmente tentato dall’offerta dell’azienda da abbandonare».
Senta, qual è il rapporto tra gli Its con il tessuto produttivo del territorio?
«Credo che questo sia esemplificativo. Stiamo trattando con le grosse aziende in modo che le stesse limitino le academy interne, vuoi perché troppo referenziali, vuoi perché non rilasciano alcun titolo. Di fronte a questa consapevolezza: perché non affidarsi agli Its? Quest’anno gli Its hanno offerto quattro corsi interamente finanziati da grosse aziende».
Il Veneto è composto soprattutto da Pmi. Come si connette questo con la formazione che gli Its offrono?
«Funziona allo stesso modo sia per le grandi aziende, sia per quelle piccole. Le Pmi, del resto, hanno poco personale. Come possono pensare di assumere un ingegnere, un architetto? Gli Its sopperiscono a questa discrasia».
Qual è il bagaglio accademico dei vostri studenti?
«Mentre fino a 2, 3 anni fa erano molto settoriali oggi si iscrivono anche i liceali. Ci sono ragazzi diplomati al liceo musicale che sono bravissimi: ovviamente hanno sbagliato la scelta dopo le scuole medie, o magari sono stati i loro genitori a sbagliare. Tramite l’Its capiscono che si possono “correggere”, venendo a contatto direttamente con il mondo produttivo».
Esiste una corrispondenza concreta tra un percorso accademico Its e le prospettive di carriera e il salario?
«Chi esce dalla scuola superiore o dall’università impiega anni per andare a regime. In più c’è uno sfruttamento delle loro competenze legato anche alla loro età: un conto è iniziare a lavorare a 19 anni, un altro a 25. Chi esce dall’Its ha un contratto indeterminato, frutto del processo di alternanza scuola-lavoro che rispettando i contratti di categoria, ha un salario tra i 1.700 e i 1.900 euro netti al mese. A 20 anni»
Quale futuro si prospetta?
«Abbiamo da una parte dei limiti di forza economica nell’avvio dei nuovi corsi. Dall’altra c’è la scarsa conoscenza del potenziale delle Academy. Tra i nostri ostacoli ci sono anche docenti delle scuole superiori che ci considerano una soluzione di serie B all’università».
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