I rischi delle basi

Il grave incidente con sei morti, che ha coinvolto un elicottero americano a Santa Lucia di Piave, nel territorio trevigiano, è prevedibilmente destinato a riaprire le polemiche, oltre che sulla sicurezza civile delle aree sulle quali si svolge abitualmente l’addestramento militare, anche sulla presenza delle basi assegnate agli americani in Italia. Inevitabile che la sciagura del Black Hawk rilanci la contrarietà alla nuova base di Vicenza.


Uno degli argomenti, non certo da sottovalutare, sollevato dai comitati che si battono contro il nuovo Dal Molin è proprio quello della sicurezza della popolazione civile. Il governo italiano ha dunque il dovere di vigilare che tutti i voli militari avvengano nelle condizioni di massima sicurezza per la popolazione. Anche se ciò comportasse una più accurata revisione degli accordi Nato del 1951 e dei due accordi bilaterali Italia-Usa del 1954: quello che definisce i limiti delle attività operative, addestrative, logistiche e di supporto che i velivoli americani possono effettuare sul territorio italiano. E quello relativo all'uso delle infrastrutture, il cosiddetto Bia. Revisione già avviata.


La sicurezza civile è uno dei beni indisponibili per lo Stato, ma anche la sicurezza militare lo è. Senza di essa, gravi minacce peserebbero sulla collettività.


La legittima richiesta di una più puntuale e precisa definizione delle norme che regolano l'uso delle basi e i voli militari Usa, auspicabilmente fuori dalla logica poco trasparente, e tipica della Guerra fredda, degli accordi segreti, non può, dunque, diventare il pretesto per mettere in discussione la presenza delle basi americane in Italia. Tanto più in un contesto internazionale dominato dall'instabilità.


Quanti ritengono che oggi si possa fare a meno delle basi americane, devono proporre un'alternativa credibile al vuoto di sicurezza che in tale ipotesi si aprirebbe. A meno di pensare che, nell'attuale sistema delle relazioni internazionali molto più fluido e conflittuale del recente passato, sia possibile rinunciare a qualsiasi politica di sicurezza militare. Se così non è, la prospettiva non può che essere quella della costruzione della difesa europea. Un percorso che, in un'Unione sempre più dilatata e politicamente frammentata, non può che avvenire attraverso il meccanismo delle cooperazioni rafforzate, con un gruppo di Paesi decisi a marciare su questa strada. L'alternativa è la permanente cessione di sovranità italiana.

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