La lista d’attesa per avere giustizia: in Veneto udienze fissate a 5 anni di distanza
Giudici di pace senza personale e con maggiori competenze. A Venezia rinvii di un lustro, ma problemi in tutto il Veneto. L’avvocato Bortoluzzi, presidente Ordine Venezia, lancia la provocazione: «E allora tanto vale chiudere gli uffici»

In lista d'attesa per avere giustizia. Con udienze fissate a distanza di 5 anni l'una dall'altra , il tempo di una legislatura o che un bimbo inizi e finisca le scuole elementari.
Succede nei tribunali del Veneto, uffici dei giudici di pace, competenti a decidere sulle controversie che toccano più da vicino i cittadini: dalle liti tra vicini al recupero di crediti di importo limitato, dalle minacce lievi ai ricorsi contro le multe.
E succede per una ragione molto semplice: mentre il personale si è ridotto, le competenze sono aumentate.
L'incremento c'è stato con la riforma Cartabia e ci sarà un supplemento a ottobre, quando nel civile entreranno gli incidenti fino a 50 mila euro. Una tragedia, l'ha definito il presidente del Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Venezia, Tommaso Bortoluzzi sollevando il problema all'inaugurazione dell'Anno giudiziario.
I tempi: rinvii di un lustro
Per capire come mai gli avvocati, così abituati a misurare le parole, non esitino stavolta a descrivere la situazione con toni estremi, basta partire da due casi, entrambi di Venezia , uno dei quali riferito a un semplice decreto inguntivo (finalizzato a recuperare una piccola somma di denaro).
L'11 settembre dello scorso anno il giudice di pace ha chiuso l'udienza relativa a un procedimento avviato nel 2024, rinviandola al 19 marzo del 2030 per la discussione. Esatto: 5 anni dopo. E non per chiudere il caso, sia chiaro, semplicemente per aggiornarne la discussione.
Ancora: il 2 dicembre scorso , dopo l'ammissione delle prove orali, un'udienza istruttoria è stata rinviata al 26 marzo 2030. E la situazione è pura peggiorata: nel 2024, sempre a Venezia, l'attesa media era di 3 anni. A Vicenza oggi si aspettano circa 2 anni, va un po' meglio a Treviso e Padova.
Le cause: organici e lavoro
L'ufficio dei giudici di pace è nato negli anni Novanta con un nobile scopo: garantire la giustizia di prossimità, renderla più vicina ai cittadini.
Per intenderci: è assai più probabile che nella vita succeda di rivolgersi ai magistrati per impugnare una multa o perché il vicino è molesto, che non per essere stati vittima di una rapina. Insomma il giudice di pace è un po' come il medico di base , chiamato a intervenire sulla quotidianità. Solo che qui si è verificata una doppia congiuntura sfavorevole: la scopertura di personale da un lato e l'aumento delle competenze dall'altro. Con conseguente deflagrazione del servizio.
Carenza di personale
Negli uffici del Veneto manca il 51% dei giudici. Per l'esattezza a Venezia ne sono presenti 12 su 21, a Verona 11 su 28, a Padova 10 su 19, a Vicenza 7 su 14, a Treviso 6 su 13, a Rovigo 3 su 5 ea Belluno 4 su 5.
La situazione del personale amministrativo viaggia da un minimo del 40% di scopertura a Conegliano, alla percentuale record dell'80% a Belluno. «Senza personale amministrativo – cui deve provvedere il Ministero della Giustizia - il lavoro dei magistrati, vale a dire l'attività giudiziaria, non procede o, peggio, neppure può iniziare», ha rimarcato la presidente della Corte d'Appello di Venezia Rita Rigoni in apertura di Anno giudiziario.

Nuovi carichi in arrivo
Ma se quella della carenza di organico è una patologia cronica con la quale molti uffici del Pubblico sono purtroppo abituati a misurarsi, l'arrivo di nuove competenze nel 2023 - con la riforma Cartabia - si è trasformata in una condizione di paralisi.
Sono passati dal tribunale al giudice di pace le cause fino a 10 mila euro per i beni mobili (il limite precedente era di 5 mila) e fino a 25 mila per il risarcimento danni da incidenti (prima era 20 mila). C'è chi ha letto la riforma come strettamente collegata ai fondi Pnrr: i tribunali aggiudicarsi possono seli solo raggiungendo gli obiettivi di riduzione del “tempo di disposizione” (il tempo che intercorre tra l'iscrizione di una causa e il deposito della sentenza).
Obiettivi più facilmente centrabili snellendo il lavoro dei Palazzi di Giustizia e togliendo loro i fascicoli “minori”. Che, infatti, sono stati trasferiti ai giudici di pace, esclusi invece dai fondi. Ma non è finita qui: il prossimo ottobre potrebbe esserci un nuovo, ulteriore, aumento di competenze.
«I numeri, forse, non sono sufficienti a far comprendere la reale portata del problema, della tragedia oso dire, visto che all'orizzonte si intravede l'aumento di competenza per il giudice di pace», sintetizza l'avvocato Bortoluzzi, «L'ufficio del giudice di pace, dove lavorano spesso alacremente giudici e personale amministrativo, è diventato il tappeto sotto il quale nascondere la polvere dell'arretrato dei tribunali».
Le liste d'attesa
L'effetto dell'accumulo di fascicoli si traduce nella dilatazione dei tempi delle cause. Con la formazione di liste d'attesa, esattamente come succede nella sanità. «E con il rischio che, come nella sanità ci sono i cittadini che rinunciano alle cura, ci sono anche quelli che rinunciano alla giustizia, a far valere i propri diritti», sottolinea l'avvocato Bortoluzzi. Che lancia una provocazione: chiudere qualche ufficio di giudice di pace.
La soluzione: concorsi
Di provocazione, appunto si tratta. Se non altro perché i fascicoli di quegli uffici comunque finirebbero altrove. «Servono più magistrati e devono essere fatti i concorsi», spiega l’avvocato trevigiano Massimo Zampese, giudice di pace ed ex portavoce per l’associazione di categoria Unagipa, «Con questi numeri non possiamo gestire l’aumento previsto e la situazione è destinata a implodere. Lo sviluppo telematico ha facilitato il lavoro del personale amministrativo, ma non basta». Certo è che la cura contro la paralisi dovrà riguardare tutto il territorio.
«La situazione è deficitaria in tutto il distretto, e anche oltre», rileva il presidente dell’Ordine degli Avvocati di Vicenza Alessandro Moscatelli, «È una situazione molto delicata e difficile». Che, come tale, rileva Moscatelli, richiederebbe una pluralità di interventi: dallo sviluppo della gestione telematica all’aumento del personale nelle cancellerie. —
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