Gay, mille no a Gentilini
Un successo il kiss-in a Ca'Sugana contro la "pulizia etnica dei culattoni" lanciata dallo Sceriffo della Lega
TREVISO. L’ultimo bluff gentiliniano finisce con i responsabili dell’Arcigay che, guardando le sue finestre di Ca’Sugana, lo sfidano: «Hai detto che ci riceverai, ma noi non verremo finchè non ti affaccerai e chiederai scusa per le bestialità che hai detto». Lui non risponde. Non può. Perchè, arrivato a Ca’Sugana di prima mattina, ne è fuggito prestissimo. Cosa diceva don Abbondio del coraggio? Peccato, perchè Gentilini, così facendo (e fuggendo), si è perso una festa della libertà, della tolleranza e della democrazia, scevra (almeno finchè qualcuno - uno - non si è inventato la chiassata di incatenarsi per finta al portone col cartello “Dio è lesbica”) dalle carnevalate (così le chiama il gay Zeffirelli) da Gay Pride. Festa civile e civica, con mille partecipanti, Ca’Sugana impacchettata da un gigantesco nastro rosa, un centinaio di poliziotti e carabinieri schierati e altrettanti curiosi in “su e giù” senza osare fermarsi (per non mischiarsi). Festaanche ad uso dei trevigiani “normali”. E, infatti, la kermesse, che si svolge sotto un sole caldo quanto improvviso, è imbottita di un migliaio di cittadini comuni, mamme, donne incinte, ragazzi, ragazze e ragazzini, coppie etero e omo, frammisti a telecamere nazionali e straniere (Bbc), carta stampata locale, nazionale e straniera (New York Times), politici (assente, clamorosamente, il nuovo Pd locale). E madri e padri sessanta-settantenni con accanto il figlio omosessuale, in un sommesso ma fortificante outing che fa riaffiorare una città nè celodurista nè eroica, ma - e ce n’è bisogno - normale, gentile, appassionata e rivolta al futuro più che al passato. Tutti con il triangolo rosa dei lager appiccicato addosso (ne ha ritagliati duecento Dilva Paladin, la mamma di un gay che nei giorni scorso ha duramente ammonito Gentilini), a significare condivisione al di là dei gusti sessuali: condivisione che addirittura si dimentica, a tratti, dell’obiettivo del corteo, per volare più alto, ribadendo i concetti fondamentali della libertà e dell’uguaglianza che altrove sono scontati ma qui no. Musiche ad alto volume (parte «Everybody» dei Blues Brothers, chiuderà un «Bella Ciao» rap), bandiere delle formazioni politiche e stendardi multicolori dei gay e delle lesbiche, perfino le insegne con il leone di San Marco. «Che non è proprietà della Lega - dice Raffaele di Resistenza Veneta - E’ possibile essere cattolico ed essere veneto, com’è possibile essere gay ed essere veneto». In alto vola l’elicottero dei carabinieri, ma nessuno si sente sotto assedio, e quando, a ranghi sciolti, si saprà che la Digos ha fermato due minori naziskin di cui uno con il tirapugni in tasca (denunciato al Tribunale dei minori di Venezia), qualcuno andrà anche a complimentarsi con il comandante in borghese. In mezzo a tanta gente colorata e festante, per nulla impressionato dalla musica, c’è pure Umberto Lorenzoni, il vecchio e rocciosissimo presidente dell’Anpi. «I partiti della sinistra - dice - farebbero bene a prendere esempio e a convogliare la forza che c’è in questo presidio per la democrazia e la libertà». L’arrivo di Franco Grillini, “padre” di Arcigay, ha un significato profondo, soprattutto per i non eterosessuali presenti. «Faremo altre cose per Treviso: ha bisogno di liberarsi da questa cappa», dice. Una donna gli si avvicina per raccontargli la sua storia, poi piange calde lacrime sulla sua spalla. Qualcuno dice che è una mamma il cui figlio gay si è ucciso. Magari non è vero, ma quando le chiediamo di quel pianto lei scappa e non racconta nulla. Mamma Dilva invece il suo ragazzo l’ha salvato e racconta: «Era pronto a farla finita, un periodo nero, ma io lo tenevo d’occhio e sono andata a parlargli. Mi ha detto il suo problema e io l’ho abbracciato: tranquillo, gli ho detto, siamo qui e non ti succede nulla. Gentilini con le sue parole può spingere qualcuno a farsi male: si vergogni, vada in pensione, si vergogni». Applausi scroscianti, Dilva è un esempio, il fronte della “vergogna da trevisani” lo ha rotto con coraggio, lei che invece è un tipo riservato. E il bacio, il bacio quando arriva? E’ o no un kiss-in, questo? Lo è, ma se qualcuno si bacia lo fa senza esibirsi. Solo alla fine, su richiesta dei fotografi, un gruppo di ragazze farà lo show. No, la manifestazione è su toni più tranquilli, è di sostanza e non di spettacolo. Così quando si mette a parlare il portavoce del governatore veneto Galan, ovvero Franco Miracco, la gente applaude. Galan - dice - è favore anche alle adozioni da parte degli omosessuali, piuttosto che lasciar pieni i brefotrofi. Poco inporta se a Ca’ Sugana è in arrivo la coalizione della Cdl con la Lega e Gentilini in questo scenario è in più. Grillini dice la sua e ci va giù di brutto contro G&G: «Gentilini ha parlato in difesa dell’ordine pubblico e della legge? Allora la smetta di fare il sindaco abusivo. E Gobbo si vergogni di fargli da prestanome». Applauso. Riconosciamo accanto a noi una vecchia amica. Libertaria? «Anche. Ma ho anche un figlio gay. Un ragazzo d’oro: te lo presento». Lo presenta anche a Grillini, che per lui dev’essere l’equivalente di Abramo Lincoln per un ragazzo americano. La kermesse si spegne. C’è il tempo, per qualcuno un po’ più esagitato (e le telecamere si fiondano su di lui, così stonato rispetto al resto della festa) per fingere di incatenarsi a Ca’ Sugana con tanto di striscione «No Vat, meno Vaticano».
Argomenti:diritti civili
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