Emma Bonino, le battaglie per i diritti che hanno cambiato l’Italia (e il Veneto)

Dal divorzio all’aborto, dalla pena di morte al fine vita e il suo legame con il Veneto: la lunga storia politica di Emma Bonino e dei Radicali. Una protagonista delle battaglie per i diritti civili, ricordata anche per la visita di Papa Francesco

Albino Salmaso
Emma Bonino, protagonista in prima linea per i diritti
Emma Bonino, protagonista in prima linea per i diritti

Addio a Emma Bonino, grande protagonista della politica che ha cambiato profondamente il nostro Paese con le sue battaglie per i diritti civili. Una donna straordinaria che parlava sette lingue dopo la laurea nel 1972 alla Bocconi di Milano: italiano, inglese, francese, spagnolo, arabo, portoghese e lingue balcaniche. Una leader che il 5 novembre 2024 ha ricevuto la visita di Papa Francesco che l’ha definita.”Un esempio di libertà e resistenza.”

Da dove cominciare?

Due le tappe fondamentali, da sottolineare nei passaggi cruciali: le leggi sul divorzio e poi sull’aborto sono state approvate dal Parlamento sotto la spinta dei movimenti di liberazione trascinati da Marco Pannella ed Emma Bonino che hanno fatto breccia in una stagione di grandi conflitti sociali che hanno portato anche all’approvazione dello statuto dei lavoratori nel 1970.

In Parlamento

Nello stesso anno entra in vigore il divorzio con la legge Fortuna-Gaslini confermata con il referendum del 1974. Il “no” all’abrogazione trionfa con il 59,4% in Italia. Fanfani, segretario della Dc, viene battuto clamorosamente dal fronte liberal progressista ma a rileggere le mappe elettorali 52 anni dopo emerge che in Veneto invece vinse il sì con il 51,08% trascinato dalle province di Padova, Treviso, Vicenza e Verona, definite le “sacrestie d’Italia”.

Solo a Venezia, Rovigo e Belluno si impone il No che appoggia il diritto al divorzio. Se poi allarghiamo lo sguardo alle province di Trento, Brescia, Bergamo e Como emerge un fronte conservatore contrario al divorzio legato ai valori clericali allora trascinato dalla Dc. È la terra del “lombardo-veneto” che nei primi anni 90 si identifica nella Lega di Bossi e Rocchetta-Gobbo e che oggi vota Giorgia Meloni dopo la veloce transizione con Berlusconi di Forza Italia.
Ma torniamo all’aborto, l’altra grande conquista voluta dai radicali di Pannella, introdotto nel 1978 con la legge 194 a firma di Vincenzo Balsamo e sostenuta da PCI, PSI, PSDI, PRI e PLI, partiti scomparsi dopo Tangentopoli nel 1992-‘93 e la caduta del muro di Berlino nel 1989.

A guidare la battaglia fu il fronte liberal radicale: nel 1975 Gianfranco Spadaccia, segretario dei radicali, ed Emma Bonino si autodenunciano per aver sostenuto le pratiche di aborto illegale e vengono arrestati. Il fulcro del movimento è il Cisa di Adele Faccio (centro sterilizzazione e aborto) con sede a Firenze. Marco Pannella e Livio Zanetti, all’epoca direttore del settimanale L’Espresso, presentano in Cassazione la richiesta di referendum abrogativo degli articoli del codice penale compresi tra il 546 e il 555 che considerano un reato l’aborto.

La raccolta firme 

Dopo aver raccolto 700.000 firme arriva una sentenza della Corte costituzionale che consente l’interruzione della gravidanza per motivi di salute molto gravi. Tre anni dopo il Parlamento approva la 194, legge che consente ai medici l’obiezione di coscienza negli ospedali. Il fronte cattolico non si arrende e trascinato dal Movimento per la vita propone un referendum abrogativo per impedire l’interruzione della gravidanza per scopi non terapeutici. Il partito radicale reagisce e ne propone un altro di segno opposto estensivo della 194, con cui superare i vincoli di legge.

Il 17 maggio 1981 si va alle urne e il quesito del Movimento per la vita sostenuto da Dc e Msi viene sconfitto dal 68% degli elettori mentre il quesito dei radicali è bocciato dall’88%. La legge 194 resta in vigore com’è stata licenziata dal Parlamento, anche se l’obiezione di coscienza dei medici ne blocca di fatto l’applicazione in troppi ospedali: oltre il 60% dei ginecologi è nei fatti obiettore.

Un rapido excursus su altri temi. Da gennaio 1995 a settembre ‘99 Emma Bonino viene nominata commissaria UE dal governo Berlusconi assieme a Mario Monti: due giorni dopo l’insediamento lei fa visita a Sarajevo e a Mostar distrutte dalla guerra e nel 1997 viene arrestata con la sua delegazione a Kabul in Afghanistan dalla milizia talebana per la repressione del vizio.

Nel 1999 la lista Emma Bonino ottiene l’8,5 alle elezioni europee e in Veneto arriva anche al 10%, con il record del 12,9% a Padova. Dopo le battaglie vinte sul divorzio e l’aborto arrivano quelle sull’obiezione di coscienza, contro la pena di morte, per la legalizzazione della cannabis e il fine vita che il Parlamento ignora mentre le Regioni in ordine sparso, in questi mesi, approvano delle leggi per rendere attuative le disposizioni della Corte costituzionale.

L’ Europa e Papa Francesco

Nel 2017, Emma Bonino dopo la rottura con Marco Pannella fonda +Europa, partito liberale che ha come programma il sistema federale americano. Nel 2024 la lista Stati Uniti d’Europa si ferma al 3,7% e non raggiunge il quorum, sostenuta anche da Italia viva di Matteo Renzi.
Nella memoria collettiva resta l’immagine della visita di Papa Francesco: il pontefice in carrozzina a rotelle varca la soglia di casa e le regala un mazzo di rose rosse e dei cioccolatini e si ferma a conversare. Sono faccia a faccia in carrozzina.
E lei scriverà: “Stamane, con enorme sorpresa e piena di emozione, Sua Santità mi ha fatto una graditissima visita. Di Papa Francesco emerge sempre l’aspetto umano straordinario. Già dai presenti che ha voluto donarmi, un meraviglioso mazzo di rose e dei cioccolatini. Sono rimasto molto colpita dalla forza e comprensione dimostratami già dal suo saluto “cerea” tipico piemontese, per le nostre origini comuni e avermi detto di essere un “esempio di libertà e resistenza” mi ha riempito di gioia“.

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