Frane e alluvioni, i sindaci veneti insorgono: «A Roma ci lasciano le briciole»
Solo 4,5 milioni sui 98 stanziati dal governo sono arrivati a 11 Comuni veneti. Dai parlamentari veneti arriva la richiesta di rivedere i criteri e aumentare le risorse per frane, ponti e sicurezza del territorio

Parlare di una sommossa bipartisan sarebbe scorretto. Perché, a livello nazionale, nella partita per la rivendicazione di maggiori fondi destinati al contrasto al dissesto idrogeologico, la Lega risponde assente. «Curioso», annota dalle file di Avs la parlamentare Luana Zanella, «e sconcertante al tempo stesso. Sconcertante, l’incapacità della classe politica veneta di farsi sentire a livello nazionale, soprattutto in un periodo come questo, segnato dalle continue frane sulle Dolomiti».
E poi il resto: gli eventi meteorologici estremi che sgretolano gli argini dei fiumi, che riempiono le strade di pioggia, che sconvolgono i paesaggi a cui eravamo abituati. Fenomeni un tempo isolati, ma adesso diventati routine, e contro i quali – la protesta arriva proprio dalla Lega veneta, con il presidente dell’Anci Mario Conte e il suo appello al governo – le amministrazioni comunali sono costrette a lottare con le armi spuntate.
I fondi del governo
Perché – è l’ultimo esempio – pure il maxi stanziamento del governo da 98 milioni di euro per la messa in sicurezza delle aree a rischio idrogeologico ha lasciato soltanto briciole ai comuni del Veneto: appena 4, 5 milioni di euro, gratificando soltanto 11 comuni dei circa 160 che avevano fatto domanda.
«Ma non sono certo i 30 – 40 milioni di euro chiesti da una singola amministrazione a fare la differenza», commenta intanto il deputato di Fratelli d’Italia Bartolomeo Amidei, proponendo un ragionamento più ampio, sull’adeguatezza dello stanziamento nel suo complesso. Che poi, curiosamente, è quello che dice pure la deputata dem Rachele Scarpa: «Parliamo di 98 milioni di euro per centinaia di milioni di richieste: il problema è questo, cioè che le risorse non bastano. E così si scatena solo una guerra tra poveri fra i comuni, e il territorio resta a rischio».
«Mentre a Venezia si sventola la bandiera dell’Autonomia, a Roma il Veneto viene pesantemente penalizzato nei riparti che incidono concretamente sulla vita delle comunità» rilancia il consigliere regionale Andrea Micalizzi.
Ma intanto, dal Veneto, si registra appunto l’ira di Conte, che non ci sta ad assistere allo spettacolo che relega per l’ennesima volta il Veneto al ruolo di Cenerentola d’Italia.
Nuovi criteri
«Era stato così anche per le opere medie», ricorda il deputato forzista Piergiorgio Cortelazzo, «se, legittimamente, Conte sostiene che i criteri non vanno bene, che ne proponga di nuovi: farlo è sua prerogativa».
E a chiedere una revisione è pure il compagno di partito, ma con un recente passato leghista, Erik Pretto: «Che ci sia la necessità di rivedere i criteri è evidente, gli enti gestiti bene non devono essere puntualmente penalizzati da un meccanismo burocratico che rischia di sconfortare gli amministratori più capaci e virtuosi», dice. Con parole che tanto ricordano quelle di Mario Conte.
L’interrogazione di De Poli
Mentre il deputato e presidente dell’Udc Antonio De Poli annuncia persino la presentazione di un’interrogazione al governo «per chiedere una verifica sui criteri di assegnazione», precisando: «Non mettiamo in discussione il principio di solidarietà tra territori né la necessità di sostenere i comuni più fragili, ma la buona amministrazione non può trasformarsi in una penalizzazione. E, quando parliamo di frane, sicurezza del territorio, strade, ponti e opere di prevenzione, devono pesare anche il rischio effettivo, l’urgenza degli interventi e la capacità di realizzarli».
Concetto ripetuto – in maniera decisamente più colorita – pure dal deputato fu leghista, poi folgorato sulla via di Vannacci, Gianangelo Bof: «Se, anziché destinare continuamente risorse all’accoglienza dei migranti, il governo si occupasse pure di contrasto al dissesto idrogeologico, farebbe una cosa giusta».
Ostellari: «Autonomia»
E a rispondere dagli scranni del governo è allora Andrea Ostellari, il leghista sottosegretario alla Giustizia. Che accarezza il territorio, ma al tempo stesso prende le difese del suo esecutivo: «Questo è il governo che più di ogni altro ha posto tra le proprie priorità la valorizzazione degli enti locali, e sono certo che continuerà a confrontarsi con i sindaci per individuare soluzioni condivise», dice. E poi: «I comuni più virtuosi devono essere sostenuti e riconosciuti come una grande risorsa per il Paese. E, grazie alla Lega, l’Autonomia porterà senz’altro benefici anche sotto questi profili».
E allora a prendere le parti del territorio deve pensarci il centrosinistra, con la deputata trevigiana Rachele Scarpa: «Che sia il leghista Mario Conte a chiedere aiuto ai parlamentari fa specie: la sua maggioranza dovrebbe stanziare un piano straordinario per la sicurezza del territorio, e invece ci ritroviamo a litigare su chi merita le insufficienti risorse stanziate. La responsabilità politica di questo governo è aver messo sul piatto fondi ridicoli rispetto al fabbisogno del Paese».
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