Cure palliative in Veneto: dalla Regione in arrivo un maxifondo
La somma deve essere ancora definita, ma si parla di 80 milioni entro la fine di settembre. La delibera del Veneto punta sul reclutamento e la formazione del personale, insieme all’informazione ai cittadini

Non solo il fine vita. Accanto all’approvazione della legge che fa del Veneto una delle regioni italiane all’avanguardia nella gestione normata del suicidio assistito, la giunta Stefani mette mano alle cure palliative.
Lo fa con una delibera che è in fase di scrittura e che arriverà in giunta nei prossimi giorni. E sarà un provvedimento “con portafoglio” che, indiscrezioni, indicano bello gonfio: si parla infatti di 80 milioni di euro da destinare allo scopo.
L’obiettivo
Il presidente Alberto Stefani l’ha dichiarato in sede di dibattito sul fine vita: la Regione intende affrontare l’ambito delle cure palliative che per alcuni sono la vera alternativa al suicidio assistito e che per tutti rappresentano il sostegno da garantire al malato e alla sua famiglia costretta a misurarsi con difficoltà quotidiane spesso enormi e devastanti.

Stefani ha annunciato entro la fine di settembre un piano di potenziamento, accompagnato da un’importante iniezione di risorse per il territorio.
L’obiettivo, ha spiegato, è garantire le cure non soltanto nella fase terminale della vita, come ancora spesso vengono interpretate, ma soprattutto in un’ottica di prevenzione e di previsione dei bisogni.
L’invecchiamento della popolazione, infatti, renderà sempre più necessario il ricorso alle cure palliative e di questo, ha sottolineato Stefani, dovrà necessariamente tenere conto anche la programmazione finanziaria.
La delibera
La delibera del Veneto punterà su due aspetti fondamentali: il reclutamento e la formazione del personale da un lato e l’informazione ai cittadini dall’altro. Perché, ad oggi, molti sono quelli che non conoscono il servizio e quindi non presentano neppure la richiesta per accedervi.
Le cure palliative possono essere anche un supporto decisivo a sostegno di una popolazione che invecchia sempre più (basti pensare che gli over 65 saliranno del 49% nel corso del prossimo ventennio).
Il governatore ha parlato di una «iniezione importante di risorse» a proposito dello stanziamento previsto. La somma deve essere ancora scritta nero su bianco e quindi non vi è alcuna certezza definitiva rispetto alla sua entità.
A Palazzo Balbi circola però una cifra: 80 milioni di euro. Che, se confermata con la delibera, rappresenterebbe un investimento di fondi molto significativo.
La situazione attuale
Ma com’è lo stato delle cose in Veneto? Il riferimento è ad alcuni parametri definiti dalla legge 38 del 2010 che, appunto detta le disposizioni per garantire l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore. La successiva legge di bilancio del 2022 ha posto l’obiettivo della copertura del 90 per cento del fabbisogno entro il 2028, da perseguire attraverso piani di potenziamento annuali, monitorati dall’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas).
In Veneto la rete delle cure palliative domiciliari ha raggiunto formalmente lo standard previsto: sono 48 i punti di erogazione, con una copertura che, secondo Agenas, riguarda tutti i distretti.
Nel 2024 è stato assistito dalla rete il 53% dei pazienti deceduti per malattia oncologica. Contenuti i ricoveri brevi in hospice, pari al 19, 6%, al di sotto della soglia di attenzione. È cresciuta, infine, l’intensità dell’assistenza a domicilio: per i pazienti oncologici gli accessi sono passati da una media di 22 nel 2021 a 37 nel 2024.
Tra le criticità emerge la disomogeneità territoriale come rilevano i consiglieri regionali del Pd che sul tema hanno presentato una proposta di legge. La dotazione di unità di cure palliative domiciliari è squilibrata tra le diverse aziende sanitarie e varia sensibilmente da Usl a Usl la quota di pazienti oncologici assistiti dalla rete.
La principale criticità riguarda la dotazione degli hospice. A fronte di uno standard regionale compreso tra 389 e 486 posti letto e di 424 posti programmati dalla Regione nel giugno 2025, al 31 dicembre dello stesso anno quelli effettivamente attivi erano appena 236.
Un’altra lacuna riguarda i pazienti non oncologici, che rappresentano almeno il 60% delle persone potenzialmente bisognose di cure palliative. I percorsi dedicati a questi malati sono presenti soltanto nella metà dei distretti veneti, contro il 92% di quelli che garantiscono percorsi per i pazienti oncologici.
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