Organizzare il doposcuola costa almeno 1300 euro a figlio, la testimonianza: «Il sistema deve cambiare»
Trasporti, pasti, sport e altro peseranno sulle tasche delle famiglie. Il tempo integrato con assistenza mensa per due alunni costa da 1.836 a 1.917 euro

«Tremila euro per poter lasciare i figli al tempo integrato oltre l’orario scolastico, cioè oltre le 12.15. E il costo è calmierato perché contribuisce il Comune. Non aggiungiamo il costo del materiale scolastico, gite, merende, pulmino o trasporto vario e varie ed eventuali». Le parole sono quelle di Melissa Buosi, una mamma di due bambini residente nell’hinterland di Treviso e i tremila euro di cui parla serviranno a coprire solo due pomeriggi a settimana per un figlio e tre per l’altro incluso il costo della mensa.
Questo fino alle 16.30. E il resto del pomeriggio? E gli altri giorni? Nel caso di Melissa interverranno i nonni e lei riconosce di essere in una posizione privilegiata. Ma si chiede: «Non dovrei affidarmi alla fortuna, dovrei avere un sostegno garantito dalle istituzioni e come me, tutti gli altri genitori, anche chi non ha la fortuna di avere i nonni a disposizione. Non si tratta solo di un costo».
Il conto delle spese
Nel caso di Melissa parliamo di due bambini alle elementari. Il calcolo delle spese annuali complessive è in aumento rispetto allo scorso anno scolastico, magari la differenza è di qualche euro mensile ma a fine anno sono diverse centinaia di euro. Parlando per esempio del tempo integrato a Treviso, e prendendo il caso di due fratelli, il primo fa due pomeriggi mentre il secondo ne fa tre, a cui si aggiunge solo l’assistenza mensa per i restanti giorni.
La quota dell’anno scolastico 2025-26 era di 1.836 euro, quella di quest’anno è salita a 1.917, 25. A questo si deve aggiungere il costo del buono mensa, che è passato da 3,7 euro a 5,3 euro, un aumento del 43%.
Il doposcuola finisce alle 16.15 e poi che succede? Chi è ancora al lavoro a quell’ora e non ha i nonni a disposizione deve pagare la baby-sitter e sicuramente la quota per lo sport, che annualmente si aggira tra i 300 e i 600 euro.
Alcune famiglie poi devono predisporre il costo del trasporto, anche la quota del pulmino è aumentata rispetto all’anno scorso e lo ha fatto in modo esponenziale, considerando gli aumenti del prezzo del gasolio e delle accise. Insomma, calcolatrice alla mano, un bambino alle elementari deve allocare un budget annuale tra i 1.400 euro, se va benissimo e si hanno tutti gli aiuti possibili, ai 3.300 euro. Un salasso.
La storia di Melissa
«Ho due figli che frequentano la scuola primaria e lavoro a tempo pieno, con uno stipendio normale», racconta la donna, «non ho una situazione con esigenze straordinarie sono semplicemente una mamma separata che lavora e deve conciliare le due vite familiare e lavorativa. La scuola, per esempio, finisce alle 12.15. E quindi devo trovare qualcuno che si occupi dei miei figli fino alle 18.30 ora in cui torno a casa. Nel mio caso esiste il servizio di tempo integrato calmierato grazie al contributo del Comune. Quindi, facendo due conti molto semplici, arrivo a circa 3.000 euro all'anno, e nemmeno per tutti i giorni perché il venerdì devo chiedere di uscire prima e in più devo comunque trovare il modo di coprire le altre due ore. Ho capito che in ogni caso non posso permettermi di spendere questi soldi». Si sfoga Melissa.
Oltre il tempo integrato
«La cosa che mi ha amareggiata è stata rendermi conto che quei 3.000 euro non sono una spesa per qualcosa di straordinario, non sono un lusso che scelgo di concedere ai miei figli», chiarisce, «sono soldi che servono a me per poter andare a lavorare. Poi, ovviamente, quei soldi non sono tutto quello che comporta avere due bambini a scuola. Ci sono i materiali scolastici, le gite, le merende, il trasporto quando serve, le varie attività, tutte quelle piccole spese che durante l'anno si accumulano e che prese singolarmente sembrano poca cosa, ma che alla fine diventano una cifra importante. E non parliamo di vestiario, spesa, cibo, sport, passioni e hobby ma solo quello che gira intorno alla scuola dell’obbligo».
Non solo denaro
«Oltre ai soldi c'è tutto il resto. Perché quando un servizio non copre un determinato orario, qualcuno deve comunque occuparsi dei miei figli. Io sono fortunata, ho dei genitori che possono aiutarmi, ho colleghe, amici e parenti a cui posso chiedere una mano. Ma il tempo degli altri ha un valore, non potermi permettere di lasciare i figli al tempo integrato, come costo ricade comunque nel bilancio dei miei genitori. Quando chiedo a qualcuno di andare a prendere i miei figli nessuno mi chiede un euro, ma io mi sento sempre in debito. Quella persona sta comunque mettendo a disposizione una parte della propria vita per permettere a me di lavorare. Non è sempre un costo economico, ma è comunque un costo in termini di tempo, organizzazione e disponibilità. Questa parte viene completamente sottovalutata quando si parla di famiglia».
Bonus? Anche no
«Serve un cambiamento strutturale molto più ampio quasi radicale. Io, non vorrei un bonus per riuscire a pagare qualcosa che mi permetta di lavorare, vorrei che il sistema fosse costruito in maniera diversa, non basato su una roulette che metta al centro la dose di “fortuna” di una persona. Spesso una madre deve chiedersi come farà a continuare a lavorare, e se una famiglia è separata come nel mio caso gli incastri possono diventare ancora più complessi. E io non voglio sentirmi fortunata perché riesco a fare tutto. Il fatto che io riesca non significa che il sistema sta funzionando come dovrebbe, significa solo che sono diventata molto brava ad incastrare tutto», conclude Melissa.
Bimbo cresce, spesa cresce
Il medesimo calcolo si può fare anche per i figli un po’ più grandi. Alle medie, per esempio, si aggiunge anche la spesa dei libri di testo, forniti gratuitamente invece alle elementari a fronte della presentazione del codice fiscale dell’alunno.
Il costo dei libri delle scuole medie statali trevigiani, considerando due lingue straniere e musica supera i 300 euro. Pesano di più anche le quote delle gite scolastiche che arrivano a toccare anche i 400 euro, escludendo l’eventuale scambio culturale in un altro Stato, che incide ovviamente di più. Lo stesso vale per i costi di trasporto, anche se l’abbonamento più impattante le famiglie lo pagheranno alle superiori, quando i ragazzi saranno più autonomi e chiederanno meno passaggi a mamma e papà.
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