Civetta, prima salita in libera sulla via Pilastro Renato
Alessandro Baù e Nicola Tondini hanno completato il progetto dedicato a De Zordo, storico gestore del rifugio Coldai

Le guide alpine Alessandro Baù e Nicola Tondini hanno completato la prima salita in libera di Pilastro Renato, la via di 670 metri, IX+, 17 tiri, aperta dal basso e senza spit sulla parete Nord-Ovest del Civetta tra le estati del 2024 e del 2025. Una via che i due alpinisti del gruppo veronese XMountain hanno dedicato alla memoria dell’alleghese Renato De Zordo, storico gestore del rifugio Coldai scomparso nel luglio del 2025. L’impresa è stata realizzata in stile “team free”, con ogni tiro salito in libera sia dal capocordata sia dal secondo.
Nel luglio del 2025 i due alpinisti ne avevano completato l’apertura arrivando in cima, segnando un fondamentale punto di arrivo ma non di fine: restava da realizzare la rotpunkt, la salita completa in libera di tutti i tiri. Tornare quest’anno per salire in libera integrale ha rappresentato il completamento naturale del progetto.
La salita in libera
Il nuovo e ultimo capitolo della storia ha preso il via la mattina del 22 luglio, quando i due alpinisti sono partiti dal rifugio Tissi per raggiungere l’attacco della parete, immersi in un’aria gelida, garanzia di roccia asciutta. Superati senza intoppi i primi sette tiri (fino al VI+), dall’ottavo la via ha cambiato ritmo con una fessura di VIII– interamente da proteggere a friend.
Una volta arrivati sotto il muro giallo del nono tiro (IX+) – una linea complessa ed esposta che in fase di apertura sembrava difficile da salire senza spit – hanno dovuto affrontare uno dei passaggi più delicati.
Tondini ha superato la lunghezza da primo al primo tentativo posizionando i rinvii, seguito dal compagno da secondo. Poco dopo, un volo del veronese sul decimo tiro (VIII+) è stato prontamente risolto al secondo giro.
Il comando è quindi passato a Baù sull’undicesimo tiro (IX) – un diedro seguito da 15 metri di fessura su roccia compatta – superato al primo tentativo da primo e scalato anche da Tondini da secondo.
Prima del buio l’alpinista padovano è salito lungo la prima parte del famigerato dodicesimo tiro – uno dei due tiri chiave della via (IX+) che in apertura aveva richiesto l’uso dell’artificiale – per riguardare i movimenti.

Trascorsa la notte in portaledge, la mattina del 23 luglio, con quattro gradi in parete, gli alpinisti si sono concentrati sul tiro decisivo. Tondini, partito per quella che avrebbe dovuto essere una ricognizione, ha chiuso il tiro al primo colpo. Fiduciosi, i due hanno smontato il portaledge: toccava a Baù.
Volevano stringersi la mano in cima sapendo di aver salito entrambi da primi quel passaggio chiave che, come il nono tiro, avevano aperto metà a testa. Fermato sul crux dalla rottura di un appiglio, Baù è ripartito dopo una breve pausa, firmando la libera al secondo giro. Da lì alla cima la cordata ha scalato al primo tentativo i quattro tiri rimanenti.
La storia
Quella di Pilastro Renato è una lunga storia. Prende il via nell 2009, quando Nicola Tondini e Alessandro Baù valutano di aprire una nuova via sulla parete Nord-Ovest del Civetta.
All’epoca adocchiano la sezione sinistra della parete, ma ipotizzando che sia infattibile senza spit ripiegano su Punta Tissi, dove nascerà la via Colonne d’Ercole.
L’idea resta così sotto forma di sogno fino a un pomeriggio di fine estate 2023, quando una luce trasversale rivela l’itinerario a Tondini. Un’intuizione subito condivisa da Baù, che rimane tuttavia custodita in un cassetto per un altro anno, pronta a tramutarsi finalmente in realtà.
A luglio 2024 parte l’apertura dal basso e senza spit. Superati i primi otto tiri, i due aprono il nono alternandosi a metà e proseguono sul decimo e sull’undicesimo; senza riuscire a proteggersi adeguatamente, a corto di energie e chiodi, sono costretti a fermarsi.

Nel luglio 2025 tornano in parete con Alessandro Beber. Superati rapidamente i primi undici tiri, affrontano il dodicesimo, decidendo una linea più a destra: Tondini apre la prima parte, mentre Baù, dopo un volo di dieci metri, termina il tiro ricorrendo anche a tre metri in artificiale viste le precarie protezioni. Un temporale li blocca, ma a fine luglio Baù e Tondini ritornano in parete sempre ripartendo dal basso e aprono gli ultimi cinque tiri fino in cima.
Durante la discesa, una chiamata dal gestore del rifugio Tissi li informa della scomparsa di Renato De Zordo, per 45 anni storico custode del rifugio Coldai con la moglie Enza, venuto a mancare proprio mentre i due bivaccavano in parete. La scelta è immediata: dedicare a lui la nuova via.
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