Cgil Veneto: «Il femminicidio esiste, negarlo significa ignorare la realtà»
Il sindacato richiama dati, contesto familiare dei casi e l’importanza di prevenzione, educazione e centri antiviolenza. Ecco la nota ufficiale in risposta alle ultime dichiarazioni pubbliche del leader di Futuro Nazionale

«Sostenere che il femminicidio sia “un omicidio come tutti gli altri” e non richieda un riconoscimento specifico non regge a un’analisi seria del fenomeno». È la posizione espressa dalla CGIL in una nota dedicata al tema della violenza di genere.
Secondo il sindacato, non è in discussione la gravità di ogni omicidio né il valore della vita delle vittime. Il punto centrale riguarda invece la natura del femminicidio, che viene definito non solo in base alla vittima, ma soprattutto in relazione al contesto e alle motivazioni che lo determinano.
«Quando una donna viene uccisa da un partner, da un ex o da un uomo che non accetta la sua libertà o la fine di una relazione – sottolinea la CGIL – non siamo di fronte a un fatto isolato, ma all’espressione estrema di una cultura del possesso e del controllo».
Il sindacato evidenzia come il termine femminicidio serva a descrivere una realtà specifica, spesso in passato ridotta a definizioni come “delitto passionale”, che hanno contribuito a minimizzare la portata del fenomeno.
I dati, ricorda la CGIL, mostrano come la maggior parte delle donne uccise perda la vita in ambito familiare o affettivo e per mano di partner o ex partner, delineando un quadro strutturale e ricorrente.
Da qui la richiesta di un approccio più ampio rispetto alla sola repressione penale. «La prevenzione passa dall’educazione al rispetto, dall’autonomia economica delle donne, dal rafforzamento dei servizi sociali e dal sostegno ai centri antiviolenza», si legge nella nota.
Per la CGIL la lotta alla violenza di genere riguarda l’intera società e rappresenta anche una questione democratica. «Nessuno può essere considerato una proprietà da controllare o da punire», afferma il sindacato.
«Il femminicidio esiste – conclude la nota – e negarlo significa ignorare i dati, le storie delle vittime e la realtà sociale del Paese. Le parole hanno un peso: riconoscere il fenomeno è il primo passo per contrastarlo».
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