Ceggia, le ultime parole prima di uccidere il figlio

Trovata la lettera di Tiziana Bragato: «Non sono una brava mamma»
Tiziana Bragato e Gabriele Zago
Tiziana Bragato e Gabriele Zago
CEGGIA
.  CEGGIA. Ha lasciato un biglietto, Tiziana Bragato, la mamma di 47 anni che ha ucciso il figlio Gabriele di 6 anni e poi si è tolta la vita nella sua abitazione di via XXV Aprile a Ceggia. Poche righe in cui ha chiesto scusa per il suo gesto e per non essere stata una brava mamma con il suo piccolo. Gli inquirenti a quanto pare hanno trovato il bigliettino nella stanza da letto, ma hanno mantenuto il massimo riserbo. Un segno di rispetto per la tragica morte della donna e del suo bambino.


Tiziana soffriva di depressione da diversi anni. Le crisi riaffioravano di tanto in tanto e lei non lo nascondeva neppure ai parenti che sapevano di questa tristezza interiore. Una malattia che probabilmente l’ha logorata dall’interno in tutti questi anni fino a farle perdere il controllo. Ora il marito, ma anche tutti i parenti di Ceggia sempre molto vicini alla famiglia, si chiedono cosa possa essere accaduto, perché non si sono accorti che la sofferenza interiore della donna era arrivata al punto di consumare questa tragedia. Walter Zago le era stato sempre molto vicino, la seguiva, cercava di confortarla nei momenti più difficili. Ogni tanto tornava a casa dal lavoro per sincerarsi delle sue condizioni. Così ha fatto anche venerdì verso le 9 di mattina, per portare il pane a casa e salutarla. Sembrava tutto a posto. Alle 12.10 è arrivato per il pranzo e ha trovato davanti a sé quella scena terrificante nella camera da letto.


Ora il quadro delle indagini dei carabinieri di San Donà è un pò più chiaro. Quando l’uomo è entrato nella stanza il bimbo era sdraiato a letto, supino, con addosso ancora il pigiama e ormai senza vita da alcune ore. Pare che per soffocarlo la donna abbia usato la cintura di un accappatoio, ma solo l’autopsia potrà chiarire le cause della morte. La mamma ha utilizzato invece una corda da trekking per uccidersi. L’ha legata ben stretta ad una spalliera svedese, una struttura in legno utilizzata normalmente per eseguire gli esercizi ginnici. La corda era annodata all’ultima asta, quella più alta, e la donna non toccava il pavimento quando il marito è entrato nella stanza e ha visto che si era impiccata. Il padre di Gabriele, con il vicino di casa, Rolando Trevisiol, hanno cercato invano di rianimare il piccolo, notando che sul collo aveva dei segni e delle ecchimosi piuttosto evidenti, oltre a dei segni sulla bocca. Walter e Rolando per qualche istante hanno sperato che Gabriele dormisse o avesse perso i sensi, ma purtroppo per lui non c’era più nulla da fare.


Walter Zago, ieri mattina è andato in cimitero per individuare il posto dove seppellire i suoi cari. Vorrebbe metterli insieme, o almeno uno vicino all’altra. Per i funerali bisognerà attendere il nullaosta del magistrato, e per quella giorno il sindaco ha annunciato che proclamerà il lutto cittadino.

Riproduzione riservata © Tribuna di Treviso