Case di Comunità in Veneto, spesi 260 milioni in sedi e strumenti

In totale sul territorio regionale sorgeranno 102 strutture. Fattori, Azienda Zero: «Il loro numero potrebbe crescere». 

Sabrina Tomè
L’inaugurazione di una Casa di comunità nel Padovano
L’inaugurazione di una Casa di comunità nel Padovano

Un investimento da oltre 260 milioni di euro: tanto valgono le 102 Case di Comunità che sorgeranno in Veneto con riferimento a lavori ed attrezzamento. Ma l’investimento potrebbe crescere con un futuro aumento del loro numero. La possibile espansione degli ambulatori di nuova generazione è prospettato dal direttore generale di Azienda Zero Paolo Fattori che sta coordinando l’attività delle Usl venete in vista del debutto delle strutture sanitarie previste dal decreto ministeriale 77 del 2022.

La rivoluzione della sanità territoriale è attesa da qui a un mese: entro il 30 giugno, infatti, dovranno essere completatele Case di Comunità previste dal Pnrr che le ha parzialmente finanziate. L’assessore regionale Gino Gerosa e il direttore alla Sanità veneta Giancarlo Ruscitti, nel forum in redazione, hanno annunciato che 91 saranno state pronte per quella data.

«Stiamo lavorando per raggiungere il target del Pnrr, i tempi sono stretti e tutte le aziende sanitarie stanno correndo per completare le attività e le rendicontazioni necessarie», spiega a questo proposito il direttore Fattori. Il Veneto, peraltro, punta al massimo risultato: a realizzare il numero di strutture indicato inizialmente dal Piano senza avvalersi di quello “sconto” del 20% successivamente introdotto a livello nazionale e lasciato gestire alle Regioni. Il cronoprogramma prevede dunque 91 aperture a fine giugno, mentre per le restanti 9 si attenderanno i prossimi mesi.

«Le 102 Case di Comunità previste dal Piano potranno poi evolvere ulteriormente: se diventeranno un punto efficace di presa in carico della cronicità, potranno svilupparsi di più, anche attraverso il potenziamento della telemedicina», la previsione del direttore generale di Azienda Zero.

I finanziamenti

L’investimento complessivo in Veneto vale 262, 875 milioni di euro, in parte coperti dai fondi Pnrr e in parte dalle casse regionali. Più precisamente arrivano dal Piano di resilienza 135,401 milioni e dal Veneto 127,473 milioni (di cui 102 dal fondo sanitario regionale). L’importo si riferisce sostanzialmente a muri e attrezzature: i fondi sono stati usati per pagare i lavori di sistemazione dei locali che ospiteranno gli ambulatori e gli allestimenti degli stessi.

Le dotazioni tecnologiche varieranno a seconda della tipologia e delle dimensioni delle Case di Comunità. Alcune strutture saranno più attrezzate di altre, ma in generale potranno disporre di ecografi, elettrocardiografi, spirometri, pulsossimetri e di altre eventuali apparecchiature specialistiche. Molto dipenderà dal modello organizzativo scelto dalle singole Usl che decideranno il profilo da dare a quelle di competenza. E questo naturalmente comporterà una diversa incidenza di costi.

Il più alto numero di ambulatori di nuova generazione aprirà nel Padovano: 20 quelli previsti, 19 nel Veronese, 17 nel Trevigiano, 17 nel Veneziano tra Usl Serenissima Usl Veneto Orientale. Nel Bellunese ne funzioneranno 4. La stragrande maggioranza, 99 su 102, funzionerà come hub (aperte 7 giorni su 7 e h24), solo 3 saranno spoke. Sul fronte degli investimenti, tra edilizia, arredi e apparecchiature sono stati destinati 135 milioni di euro di fondi Pnrr, a cui si aggiungono altri 100 milioni stanziati dalla Regione per rispondere alle esigenze specifiche del territorio.

Personale

«Le aziende sanitarie stanno individuando le figure professionali che opereranno all’interno delle Case di comunità, coinvolgendo anche le medicine di gruppo», spiega Fattori, «Si tratta di un progetto qualificante per tutto il sistema. Al di là della specialistica, verrà definito un organico minimo per garantire la presenza medica e infermieristica». Ciascun territorio stabilirà dunque il dimensionamento degli ambulatori, a variare saranno le figure degli specialisti.

Sicuramente saranno presenti i medici di Medicina Generale, ma su questo aspetto è aperto un confronto serrato tra Governo e Fimmg che ha proclamato nelle scorse settimane lo stato di agitazione. Al centro del confronto, in particolare, la volontà del ministro Orazio Schillaci di trasformare i medici di base in dipendenti del Servizio Sanitario nazionale. In ogni caso è previsto che i medici prestino un certo numero di ore di servizio all’interno delle Case di Comunità.

 

Riproduzione riservata © Tribuna di Treviso