Tecnologia per tagliare le liste: «Saranno 100 mila visite in più»
La giunta regionale prende atto dell’intesa con i medici di base per l’avvio delle Case della Comunità. Stanziati 12 milioni per aumentare le prestazioni sanitarie e ridurre le attese

Case della Comunità, alla fine. E 100 mila visite in più grazie a nuovi investimenti. Sono i due confini entro cui, ieri, si è mossa la Sanità della Regione.
Mancava un sigillo sull’accordo con i medici di medicina generale per far partire le Case. E il sigillo è arrivato nel primo pomeriggio dalla giunta. La quale si è limitata a «prendere atto» dell’accordo raggiunto sette giorni fa con i sindacati.
Criticità finite? In punto di diritto forse sì. Politicamente no. Poche ore prima della giunta in trasferta a Baone, sui Colli Euganei, a Venezia era convocata la Commissione Sanità. E non tutto, a sentire l’opposizione, è filato liscio.
«L’assessore Gino Gerosa ha liquidato i nostri quesiti sullo stato dell’arte delle Case della Comunità con un generico “i muri ci sono e anche il personale” ma nessuno sa quanto e dove» attacca Elena Ostanel (Avs), «Il problema non è soltanto il ritardo accumulato, ma anche la mancanza di trasparenza. Se davvero la situazione fosse quella raccontata dalla giunta, non ci sarebbe alcun motivo per non pubblicare dati puntuali. Per questo nei prossimi giorni avvieremo una campagna di monitoraggio dell’effettiva operatività delle Case, partendo dalla provincia di Padova».
Liste d’attesa
Nell’ampio capitolo della Sanità, ieri, si è andato al dunque su quanto annunciato dal presidente della giunta regionale Alberto Stefani martedì: uno stanziamento per abbattere le liste d’attesa. Dodici milioni, per iniziare, su 44 previsti.
«L’obiettivo è intanto arrivare a 100 mila prestazioni aggiuntive sulle strutture ospedaliere» dice «che verranno distribuite sulla base degli indicatori delle liste d’attesa cercando di fronteggiare le situazioni di maggiore criticità». Premesso che «i dati Agenas ci dicono che siamo ancora la prima regione (per liste d’attesa accettabili, Ndr), la finalità è migliorare ancora».
La strada, come annunciato martedì, è anche quella di acquistare strumenti e dispositivi medici all’avanguardia per velocizzare e migliorare le diagnosi. E infatti «Una volta acquistati, questi strumenti, potremmo destinarelianche alle Case della Comunità. Le quali, per inciso, avranno un effetto positivo anche sulla riduzione delle liste d’attesa, migliorando le performance delle realtà ambulatoriali» afferma Stefani.
Il caso Assembergs
Ieri i nodi della Sanità si sono dipanati (o intrecciati ulteriormente, dipende dal punto di vista) a Baone, a villa Beatrice d’Este, e a Venezia, in Commissione come si è detto.
E a tenere banco, spinto dai consiglieri vicentini Chiara Luisetto e Antonio Marco Dalla Pozza del Pd e Carlo Cunegato di Avs, è stato anche il “caso Assembergs”. Il caso prende il nome dal dg dell’Usl 8 Berica, Peter Assembergs, da tempo in pieno conflitto con i suoi primari.
Lo scontro, come ormai noto, è stato innescato dalla protesta dei primari per il linguaggio utilizzato dal dg in sede di discussione di budget e liste d’attesa. «Abbiamo chiesto conto a Gerosa» dicono Luisetto e Dalla Pozza, «ma l’assessore non è andato oltre una serie di risposte evasive, minimizzando e quasi contestando la veridicità delle notizie emerse in queste settimane. E addirittura i consiglieri vicentini del centrodestra hanno fatto scena muta, come se nulla fosse successo».
Il riferimento è a Francesco Rucco (FdI), ex sindaco di Vicenza e vice presidente del Consiglio regionale, e Alessia Bevilacqua (Lega), che non è componente della Commissione ma era presente in qualità di uditrice. Da quanto emerge l’unica vicentina a manifestare una certa preoccupazione è stata la presidente della Commissione Manuela Lanzarin, già assessore alla Sanità.
Dice Luisetto: «Ci è stato annunciato che domani Gerosa incontrerà il dg e i capi dipartimento. Siamo molto perplessi: riteniamo fosse invece opportuno incontrare le parti in momenti separati, visto che il clima di tensione».
Questione politica
Naturalmente il “caso Assembergs” ha anche un valore politico, visto che di fatto il dg è espressione della giunta, con la possibilità di metterla in imbarazzo.
«Ho chiesto senza ottenere risposta in base a quali criteri Assembergs sia stato scelto, visto che nel 2023 a Bergamo non era stato rinnovato» attacca Cunegato, «Tra l’altro il disavanzo dell’Usl, criticato da Assembergs, non sarebbe un problema reale, ma una conseguenza di fattori strutturali noti».
Riproduzione riservata © Tribuna di Treviso








