Bellotti (ex FdI) lascia Vannacci: «Sono per una destra rigorosa ma non estremista»
L’ex parlamentare Luca Bellotti restituisce la tessera di Futuro Nazionale e prende le distanze da Roberto Vannacci. «Contro chi delinque, ma rispetto per religioni e persone. Non puoi negare la sepoltura ai musulmani che hanno lavorato con noi»

«Non puoi dire: non seppelliamo nel nostro Paese i musulmani che hanno lavorato qua con noi. Non esiste». Luca Bellotti, ex assessore regionale ed ex parlamentare ed ex sottosegretario, sceglie il terreno più estremo, quello della morte, per spiegare perché con Roberto Vannacci è finita. Restituisce la tessera di Futuro Nazionale, movimento al quale aveva contribuito portando oltre 500 adesioni nella sua provincia, Rovigo, e traccia un confine politico: «Io sono per una destra rigorosa ma non discriminatoria».
Bellotti, lei aveva creduto molto nel progetto di Vannacci. Che cosa l’aveva convinta?
«Già prima della sua discesa in politica guardavo a Vannacci con interesse. Pensavo potesse essere di stimolo al governo, perché se prendeva spazio significava che probabilmente si poteva fare qualcosa di più sull’immigrazione e sulla sicurezza. Quando ha fondato il suo partito mi sono avvicinato anche per una certa disillusione rispetto alle forze di governo. Mi auguravo che i suoi voti fossero aggiuntivi al centrodestra, non sottrattivi».
Quando ha capito di aver visto male?
«La riflessione è cominciata con una polemica a Rovigo, dove la sindaca non aveva concesso uno spazio, peraltro pagato dai richiedenti musulmani, per la sepoltura secondo i loro riti. Io ero entrato in polemica con la sindaca. Non conoscevo ancora fino in fondo la posizione di Vannacci sull’Islam: io intendevo il suo discorso come un rafforzamento dell’italianità e dei nostri valori. Ma sono per il rispetto di tutti i colori e di tutte le fedi religiose».
Dove mette allora il confine?
«Per me la discriminante è tra chi si comporta bene e chi si comporta male nei confronti della società, non certo se uno va a pregare in sinagoga o in moschea. Ho chiesto diverse volte di parlare con Vannacci. L’unico messaggio che ho ricevuto è stato che noi siamo in tutti i modi e in tutte le maniere contro l’Islam. Da lì è nata la mia riflessione. Ci sono valori personali che credo siano incomprimibili».
Quindi lei rivendica una destra rigorosa, ma non discriminatoria?
«Assolutamente. Rigidità totale con quelli che fanno casino nelle città e creano disagio. Chi viene nel nostro Paese deve rispettare le leggi, i nostri principi e i nostri valori. Ma il rispetto delle persone è un’altra cosa. I musulmani lavorano nelle nostre fabbriche, nelle nostre attività e in molte di queste, se se ne vanno, siamo in braghe di tela».
Lei arriva a dire che sta cambiando anche l’italianità.
«Basta andare in un asilo nido, in una maternità o nelle scuole: l’italianità del futuro si sta modificando e credo che la politica debba tenerne conto. Non vai da nessuna parte pensando di dire soltanto: io sono contro. Le cose vanno affrontate ragionando, con cervello e con rispetto».
Che destra vede allora in Vannacci?
«Una destra delle provocazioni. Una destra esaltata, esagerata, imperativa. Io credo invece in una destra dove non c’è l’io: ci siamo noi. Noi comunità, noi socialità, noi assieme, noi che collaboriamo. L’io non appartiene a un Futuro Nazionale, ma a un passato remoto nazionale».
Lei aveva contribuito a raccogliere oltre 500 adesioni. La seguiranno?
«Molti mi hanno detto: Luca, siamo con te. Molti altri rimarranno lì, non ho idea di quanti. Io ho partecipato a una fase di adesioni che era assolutamente disorganizzata, perché non c’è stato modo di trovare un confronto serio all’interno».
Se Vannacci la chiamasse adesso per quel confronto che ha chiesto, tornerebbe indietro?
«Ci sono questioni programmatiche sulle quali si può discutere e sulle quali potrei anche dare dei consigli. Ma sulle questioni che riguardano i principi e i valori, come il rispetto delle religioni e delle persone, ci sono cose incomprimibili. Ce l’abbiamo con i delinquenti, con chi non rispetta le leggi. Ma le religioni e le persone sono un’altra cosa. Soprattutto nell’atto più sacro, quello della morte, non puoi dire: non seppelliamo nel nostro Paese i musulmani che hanno lavorato con noi. Non esiste».
L’addio
L’addio di Bellotti provoca intanto una prima reazione nell’area. Luca Sforzini, presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale, invita Bellotti a ripensarci: «La sua sensibilità di uomo di destra ed esperto di lavoro non può andare dispersa».
Da qui la proposta di collaborare con il Centro studi sui temi dell’economia e del lavoro. Gli risponde Antonio Mazzocchi, presidente dei Cristiano Riformisti: «Bellotti sbattendo la porta a Futuro Nazionale, ha avuto il coraggio e la coerenza dell’uomo di destra che antepone gli interessi della Nazione al proprio tornaconto personale. Illuso dal canto delle sirene del generale Vannacci, ha scoperto il gioco e ha lucidamente avuto la forza di prendere le distanze da un partito che nei fatti rischia di avvantaggiare il centrosinistra e il cui programma e’ anacronistico e irrealizzabile».
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