Crac BpVi, la Corte di Appello assolve il manager che controllava il bilancio
Massimiliano Pellegrini era stato condannato a 3 anni e 11 mesi in Appello, ma la sentenza era stata annullata dalla Cassazione, con rinvio al secondo grado di giudizio. Il manager era accusato di aggiotaggio, ostacolo agli organismi di vigilanza e falso in prospetto

La Corte d’appello, lunedì 14 settembre, ha assolto l’ex dirigente preposto al bilancio di Banca popolare di Vicenza, Massimiliano Pellegrini. Il manager, già assolto in primo grado, nel marzo 2021, era poi stato condannato in appello, alla pena di 3 anni e 11 mesi di reclusione; sentenza (arrivata nell’ottobre 2022) poi annullata con rinvio da parte della Corte di Cassazione nell’aprile 2025.
Lunedì, dunque, il nuovo pronunciamento da parte della Corte lagunare che, ritenendo inammissibile il ricorso presentato dal pubblico ministero, ha prosciolto Pellegrini da diversi capi d’accusa nel frattempo caduti in prescrizione assolvendolo invece per un’altra ipotesi accusatoria.
«C’è viva soddisfazione per questa sentenza che mette fine a dieci anni di sofferenza processuale», commenta il professor Vittorio Manes, legale che ha difeso, assieme all’avvocato Valerio Guazzarini, l’ex dirigente preposto al bilancio della Popolare vicentina. «È stata definitivamente dimostrata la correttezza e la trasparenza della condotta di Massimiliano Pellegrini», aggiunge l’avvocato Manes.
Il manager, assieme ad altri cinque ex vertici di BpVi, era finito a processo con l’accusa di aggiotaggio, ostacolo agli organismi di vigilanza e falso in prospetto. Secondo la procura Pellegrini era la persona che, validando i bilanci, di fatto avallava il sistema delle baciate; i finanziamenti che secondo la procura sono stati alla base del crac dell’istituto di credito berico. In primo grado l’ex preposto al bilancio era stato assolto dal tribunale Collegiale perché il fatto non costituisce reato.
I giudici avevano riconosciuto che a Pellegrini non sarebbero state comunicate le corrette informazioni dagli altri organi della banca per poter arrivare a rilevare (e quindi a segnalare come non corrette) le operazioni di finanziamento correlato. Una sentenza ribaltata poi in appello con la condanna a 3 anni e 11 mesi per cui, tre anni dopo, la Cassazione ha però chiesto l’annullamento rinviando a un nuovo dibattimento; quello conclusosi appunto lunedì con la sentenza di assoluzione (come già avvenuto in primo grado) per il manager.
Ora, dopo il pronunciamento dei giudici veneziani, sarà da capire il destino giudiziario di Pellegrini nell’ambito dell’ulteriore inchiesta, quella per bancarotta, i n cui il dirigente era stato coinvolto. I pubblici ministeri Gianni Pipeschi e Luigi Salvadori, avevano iscritto anche il nome di Pellegrini (assieme a quelli di Zonin, Piazzetta, Marin, Giustini e Sorato) tra gli indagati per il reato di bancarotta dolosa dell’ex istituto di credito.
A marzo i due sostituti procuratori vicentini avevano chiuso le indagini sul nuovo filone d’inchiesta emerso in maniera formale solo dopo la dichiarazione dello stato di insolvenza della Banca popolare di Vicenza certificata da un pronunciamento della Corte di Cassazione giunto dopo quello del tribunale di Vicenza e della Corte di appello.
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