Minacciata dai connazionali a Mestre, attrice bengalese sotto scorta: «Ho avuto paura di morire»

Azmeri Haque Badhon, attivista per i diritti delle donne, denuncia un’aggressione da parte di alcuni connazionali dopo la Mostra di Venezia. Per lei è stato disposto un alloggio protetto al Lido

Marta Artico
Un fermo immagine dell'aggressione all'attrice bengalese
Un fermo immagine dell'aggressione all'attrice bengalese

Attrice bengalese aggredita dai suoi connazionali per il suo impegno di attivista a favore dei diritti delle donne. Dopo un pomeriggio in Questura e la mobilitazione di consoli, ambasciata e del ministero dell’Interno, Azmeri Haque Badhon è stata scortata dalla polizia al Lido dove gli organizzatori della Mostra del Cinema, riferiscono fonti vicine all’attrice, le hanno messo a disposizione un alloggio protetto, visto il pericolo di ulteriori ritorsioni da parte di alcuni membri della comunità bengalese.

Attrice aggredita

Il caso ha creato scompiglio e mobilitato consolati e ambasciate italiani e bengalesi. Al Lido di Venezia, Azmeri Haque Badhon è stata applaudita per il film “La sposa difficile” in cui interpreta una donna che vive in maniera disturbante l’attesa di un matrimonio tradizionale, ma una volta tornata a Mestre, i suoi concittadini l’hanno insultata e schiaffeggiata, lanciandole addosso delle bibite, prendendole il cellulare con il quale li filmava, dandole una sberla. Motivo? Il suo impegno di attivista.

Azmeri Haque Badhon è stata accerchiata, lunedì notte, da alcuni cittadini che l’hanno accusata di essere una “combattente di luglio”. Il riferimento è alla rivolta di luglio-agosto 2024 che portò alla caduta della premier Sheikh Hasina, fuggita in India e condannata a morte con l’accusa di aver ordinato la repressione delle proteste due anni fa, in cui l’Onu stima che furono uccisi circa 1.400 persone.

In alcuni video che l’attrice ha condiviso sul proprio profilo Facebook, gli aggressori l’avrebbero prima raggiunta nell’albergo in cui alloggiava, e poi aggredita in un parchetto, lanciandole addosso acqua e altri oggetti, strappandole il telefono e insultandola con epiteti sessisti. Con lei c’erano il fratello e il figlio piccolo di quest’ultimo.

La denuncia con Rhitu Miah

Ieri la donna è andata in questura, accompagnata dall'architetto e influencer mestrina, Rhitu Miah, per sporgere denuncia-querela contro i suoi aggressori, tutti immortalati e identificati. «Ho avuto persino paura che mi uccidessero, per il modo in cui mi hanno attaccato» ha raccontato l’attrice.

«Mi hanno detto che noi non potremo vivere da nessuna parte nel mondo», quasi a intendere che verrà perseguitata ovunque. «Volete dire», ha proseguito Azmeri Haque Badhon, «che le donne del Bangladesh saranno al sicuro con voi? Grazie mille per il vostro comportamento. Oggi lo saprà tutto il Bangladesh. Lo saprà tutto il mondo. Perché avete molestato in questo modo un’attrice che è venuta a un festival cinematografico internazionale portando un film, e ne siete persino orgogliosi».

I video sono diventati virali, la comunità bengalese ha condannato il gesto e messo all’angolo gli aggressori – segnalati e cerchiati di rosso nelle immagini – sostenitori di Bangabandhu, termine che significa “amico del Bangladesh”: il soprannome che venne dato al primo presidente bangladese Sheikh Mujibur Rahman. Sarebbero stati querelati una decina di esponenti del partito Awami League che non ha più il potere in Bangladesh ma cerca di averlo in Europa.

L’attrice è stata riaccompagnata dal console e dalla polizia al Lido, dove la Mostra le ha messo a disposizione un alloggio protetto. A sostegno dell’attrice il consigliere di origine bengalese di Marghera del Pd, Mhade Abdul, e la consigliera regionale Pd Monica Sambo, che ha definito l’aggressione «Grave e inaccettabile atto di violenza politica». Tra le persone che filmavano, dello schieramento della destra bengalese, però, ci sarebbe anche Nur E Alam-Alì Hossain, che si era candidato tra le fila della Municipalità di Favaro alle comunali di primavera, proprio con il Pd.

Duro anche Gianfranco Bettin: «L’aggressione richiede non solo la più dura ripulsa da parte di tutti ma la più severa risposta da parte di istituzioni e autorità preposte». «Nessuno può essere aggredito, insultato o intimidito per le proprie idee, impegno civile o posizioni, qualunque esse siano». Così il presidente della Regione, Alberto Stefani.

«Quanto avvenuto è un fatto gravissimo ed esecrabile, che condanno con la massima fermezza. Episodi di questo tipo non facilitano quel percorso di integrazione, dialogo e convivenza che ho chiesto alla comunità bengalese e che deve vedere tutti impegnati con senso di responsabilità», il commento del sindaco, Simone Venturini.

Foglio di via a Carabella

Intanto, a Simone Carabella, youtuber e attivista di estrema destra che venerdì scorso si è presentato al parco del Piraghetto durante la preghiera dei fedeli musulmani, come anticipato da questo giornale, è stato notificato il foglio di via dalla città di Venezia, dove non potrà tornare per sei mesi, pena essere denunciato appena mette piede in comune.

Lui non l’ha presa bene, e ha raddoppiato la posta sul tavolo, annunciando, di contro, che il 22 settembre tornerà ugualmente a Venezia, con i suoi amici. Chi siano gli amici, per ora non è noto. Ma l’attacco è frontale: «Il sindaco ha detto che non mi vuole a Venezia? Sindacuccio hai fatto una figuraccia, questa storia ha fatto il giro del mondo, potevi stare zitto».

 

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