«Aprire il tribunale di Bassano un’idea antiquata che comporterà gravi disfunzioni»
Il presidente dell’Ordine degli Avvocati di Padova Francesco Rossi contesta la nuova struttura: «È la scissione dell’atomo»

«L’apertura del tribunale di Bassano non sarà una disfunzione come altre nella Giustizia, ma inciderà in modo devastante sulla vita dei cittadini perché si tradurrà in inefficienze gravissime. Il tutto per correre dietro a un’idea antiquata e retrograda». Una sentenza di condanna senza appello quella del presidente dell’Ordine degli Avvocati di Padova Francesco Rossi in merito alla riattivazione del presidio bassanese, così come voluto dal Disegno di legge del governo in discussione alla Camera.
Presidente Rossi per lei è addirittura un’idea antiquata?
«Si tratta di un’ipotesi che si colloca fuori dal tempo in cui viviamo».
Eppure il Governo spiega che il tribunale di Bassano risponde a un’esigenza di giustizia di prossimità per cittadini e imprese. Che è un bisogno tutt’altro che antiquato.
«Un tempo la sede del tribunale dislocata nel territorio aveva un senso in relazione ai tempi necessari per raggiungere, per esempio, il capoluogo di provincia. Oggi quei tempi si sono accorciati moltissimo grazie a reti stradali e ferroviarie sempre più efficienti fra cui proprio la nuova Pedemontana. Ma, soprattutto, vi è una circostanza che oggi appare dirimente al fine di escludere in modo assoluto la necessità dell’apertura di una nuova sede».
Quale circostanza?
«La trattazione delle udienze da remoto. Oggi moltissime udienze civili vengono trattate in via cartolare o in videoconferenza e le sedi di tribunale sono spesso deserte, tanto da porre seri interrogativi nell’immediato futuro in ordine al loro utilizzo e alla necessità che conservino le dimensioni attuali. Altro che nuove sedi».
I servizi vicini sono comunque qualità della vita.
«Le risorse per il tribunale come per la sanità o per la scuola sono limitate e bisogna decidere come e dove impiegarle. È necessario effettuare una scelta, operando un bilanciamento fra i valori legati alla prossimità e altri valori legati alla qualità dell’amministrazione della giustizia.
È indubitabile che oggi la qualità del servizio sia legata anche alla specializzazione degli operatori, siano essi magistrati o avvocati. Non solo nell’ipotetico nuovo tribunale di Bassano la specializzazione non potrà essere in alcun modo assicurata visti i pochi magistrati, ma il drenaggio di risorse da altri tribunali metterà a serio rischio la possibilità di una specializzazione e quindi di una giustizia di qualità anche in quelli».
Quindi ritiene verranno intaccati gli organici esistenti?
«Se il nuovo tribunale verrà aperto, ciò determinerà una redistribuzione delle risorse che già operano presso altre sedi. Accadrà, quindi, che tribunali già al collasso come quelli di Padova, Treviso e Vicenza verranno privati delle pochissime risorse di cui dispongono per far sì che alcune di esse siano destinate al tribunale di Bassano.
Tribunale quest’ultimo che, a sua volta, farà fatica a reperire gli organici di cui ha bisogno, perché non è detto che vi siano magistrati e personale amministrativo disponibili a trasferirsi nella nuova sede. Insomma, siamo alla scissione dell’atomo. Una scissione dalla quale tutti avranno da perdere».
Il senatore Zanettin ha detto che nei piccoli tribunali si rischia la collateralità al contesto locale. È un aspetto che preoccupa anche gli avvocati?
«I tribunali di dimensioni estremamente ridotte sono i luoghi in cui più frequentemente si manifesta l’autoreferenzialità e il protagonismo, per assenza di controllo sociale. Il magistrato solo, che non può confrontarsi con colleghi che trattano le sue stesse questioni, può finire per assumere contegni e orientamenti legittimati solo dalla circostanza che in quel luogo è solo lui a decidere. E ciò può portare con sé rapporti connotati da opacità, generati dalla necessità di ingraziarsi la benevolenza di chi è arbitro unico dell’amministrazione della giustizia».
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