Alta velocità in Veneto, la consigliera regionale De Berti: «Ancora incompleta per almeno 10 anni»
La consigliera delegata alle infrastrutture: «Il governo ha solo dodici mesi davanti. Non so quali possibilità ci siano perché qualcosa si muova»

Elisa De Berti, già vicepresidente della Regione, oggi consigliera delegata alle infrastrutture, nel gennaio 2025 diceva al Mattino: «L’alta velocità ferroviaria veneta arriverà a Padova, e quindi sarà completata, tra dieci anni».
«È passato un anno e mezzo da quando l’ho detto e oggi posso dire che ne passeranno almeno altri dieci».
Perché?
«È tutto fermo: il Prg (Piano regolatore generale, ndr) della stazione di Padova, la definizione della progettazione e il finanziamento dell’opera Vicenza-Padova, il nodo est di Verona con il problema del nuovo ponte sull’Adige e l’ingresso a nord di Verona. Il problema del nodo di Verona est, a esempio, è tecnico: abbiamo fatto un sacco di riunioni, l’ultima risale a un anno fa, ma serve anche la volontà di risolvere questi problemi tecnici. Questo governo ha ancora un anno davanti a sé: non so quali possibilità ci siano perché qualcosa si muova. Se non succede, con le elezioni in mezzo, resteremo fermi ancora per due anni».

Una prospettiva piuttosto preoccupante…
«Lo dico continuamente. L’alta velocità che arriva a Verona serve a poco se non viene definito tutto il resto. Per poterne beneficiare davvero, l’opera deve essere completata. Ma dirò di più».
Prego.
«Nel 2032 scadrà anche il contratto con Trenitalia. Alla fine di questo mandato regionale bisognerà avere un’idea chiara e iniziare a impostare la gara per il nuovo gestore del servizio ferroviario. Se non c’è una data certa per il completamento dell’alta velocità, che significa liberare tracce e avere la possibilità di implementare il trasporto regionale, come faccio a sapere quanti treni mi serviranno e quando? Se non ho certezze, come faccio a fare una gara? Quale prospettiva posso offrire? Insomma, quello che dobbiamo sapere è quali investimenti infrastrutturali verranno realizzati, e l’alta velocità fa la differenza».
Il passaggio per Vicenza ha rallentato il tutto?
«Se fosse stato rispettato il progetto iniziale, che prevedeva che l’alta velocità andasse direttamente da Verona a Padova, oggi avremmo l’intera opera finanziata e forse anche realizzata. C’è una responsabilità politica da parte di chi ha voluto modificare il progetto e farlo passare per Vicenza. Il raddoppio della Maerne-Castelfranco e l’elettrificazione delle linee Vicenza-Schio e Cerea-Isola della Scala sono stati definanziati perché servivano risorse per finanziare l’attraversamento di Vicenza. Senza considerare che i cittadini vicentini, per i prossimi dieci anni, vedranno i sorci verdi dal punto di vista della mobilità».
Ma la domanda sorge spontanea: perché è tutto fermo?
«È una questione di risorse. Il ministro fa quello che può con quelle che ha a disposizione. Ma per quanto riguarda il Veneto abbiamo sempre detto che l’alta velocità è la priorità. È un’infrastruttura di interesse nazionale».
Manca la volontà politica?
«Qui io mi fermo».
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