Accesso a Medicina, chiusa la battaglia legale: «Il semestre filtro non è illogico»

Il Consiglio di Stato rigetta i ricorsi e conferma l’ordinanza del Tar del Lazio: nessuna irregolarità

Rocco Currado
Una protesta degli studenti contro la riforma Bernini sull'accesso a Medicina
Una protesta degli studenti contro la riforma Bernini sull'accesso a Medicina

Niente da fare, per i ricorrenti. Anche il Consiglio di Stato salva la riforma dell’accesso a Medicina: nessuna irregolarità nel sistema che ha introdotto il semestre aperto per l’ingresso alle facoltà di area medica e ha subordinato al superamento di alcuni esami l’accesso al secondo semestre.

Il Consiglio di Stato

Con un’ordinanza del 22 aprile il Consiglio di Stato, sezione settima, ha rigettato i ricorsi contro il Mur, il Bo e altre università, e ha confermato l’ordinanza del Tar del Lazio chiudendo in maniera definitiva la battaglia legale. In particolare ha stabilito che «l’ordinanza impugnata, ampiamente motivata, resiste alle censure formulate in sede di appello cautelare». E, poi, che «il sistema censurato, delineato dal decreto ministeriale n. 1115 del 2025, non appare prima facie illogico o irragionevole».

Rimane quindi valido l’impianto della riforma, arrivata lo scorso anno e voluta dalla ministra forzista Anna Maria Bernini, che ha sostituito i vecchi test d’ingresso e ha spostato lo sbarramento dopo i primi sei mesi di corsi ed esami.

Il Tar del Lazio

Nei mesi scorsi, già il Tribunale amministrativo del Lazio aveva decretato che il nuovo sistema non presentasse irregolarità. Nella decisione si legge che non può ritenersi «irragionevole la strutturazione di una fase di accesso basata sul superamento, con la mera sufficienza, di taluni esami universitari».

Il Tribunale ha quindi riconosciuto il principio in base al quale le prove del semestre filtro non sono stati semplici test di ammissione, ma veri e propri esami che incidono sulla carriera dello studente. Respinte anche le contestazioni relative a «disagi sociali» e «compressione del diritto allo studio», rilevando che esistono strumenti di sostegno come le borse di studio. Quanto alla presunta violazione della Carta dei diritti fondamentali dell’Ue, il Tribunale ha definito la denuncia «del tutto generica».

I ricorsi

I ricorsi si concentravano in particolare su tre aspetti.

Il primo riguardava il decreto ministeriale che ha modificato i criteri di formazione delle graduatorie, consentendo l’accesso anche agli studenti non sufficienti in tutte e tre le materie, a condizione di recuperare i crediti mancanti.

In proposito, il Tar ha rilevato che il Mur «non ha travolto le regole originarie», ma le ha integrate in modo compatibile con i criteri di «par condicio concorsuale e del legittimo affidamento», ampliando la platea degli ammessi senza oltrepassare i limiti fissati dal legislatore.

Il secondo nodo riguardava la decadenza dell’immatricolazione: il Tribunale ha escluso la supposta irragionevolezza della norma secondo cui lo studente che non si immatricola nella sede assegnata perde il posto.

Infine, in merito alle presunte violazioni dell’anonimato durante le prove, il Tar ha precisato che «non risulta in alcun modo che al termine delle prove i compiti siano consegnati nelle mani della commissione e non chiuse negli appositi contenitori».

Vicenda finita?

Così dopo mesi di proteste e accuse di scarsa trasparenza nelle procedure di immatricolazione e nelle prove, la vicenda si chiude. Almeno dal punto di vista legale. Perché l’Udu già rilancia: «La maggior parte degli studenti che hanno frequentato il semestre filtro è contraria a questa impostazione», sostiene il coordinatore Marco Nimis, «auspichiamo che questa pronuncia non si trasformi in un via libera a Bernini per continuare testardamente sulla sua linea, visto il caos in cui sono stati lasciati università, studenti e famiglie». E assicura: «Come sindacato studentesco continueremo a chiedere politicamente un passo indietro alla ministra: serve investire realmente su didattica, diritto allo studio, caro affitti e benessere psicologico». —

 

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