Scandalo alla Dogana, tutti i nomi
Davanti al gip i primi interrogatori dei due funzionari arrestati per truffa ai danni dello Stato, falso e concussione. Sono accusati di falso 17 spedizionieri coinvolti nel giro dei controlli facili. Uno di questi ha pagato cene ai due arrestati per 17 mila euro

TREVISO.
Compariranno oggi davanti al gip Elena Rossi i due ispettori della Dogana accusati di truffa ai danni dello Stato, falso e concussione. Maurizio Campi, 49 anni di Roncade e Antonio Settembrino, 63 anni di Ponzano, avrebbero presentato falsi rimborsi spese (relativi a straordinari, uso dell’auto propria e pranzi) e verbali fasulli (relativi a ispezioni non fatte o durate meno di quanto dichiarato) allo scopo di lavorare il meno possibile rimpignuando al contempo la busta paga.
La procedura.
Un’azienda produttrice che spedisce all’estero le proprie merci è soggetta al controllo della Dogana. Le grosse società si affidano, per tutte le procedure relative, ad aziende di spedizioni che, a loro volta, incaricano un dipendente di seguire quella determinata pratica. Le aziende produttrici, che offrono garanzie certificate, possono accedere alla procedura «semplificata» (più veloce di quella ordinaria): i controlli vengono eseguiti a campione, senza portare la merce in dogana. Gli accertamenti vengono fatti alla presenza di uno o due ispettori doganali e dell’incaricato della ditta di spedizioni.
La truffa.
Stando alle contestazioni della Procura, i due ispettori Maurizio Campi e Antonio Settembrino avrebbero fatto controlli superficiali o addirittura nessun controllo compilando verbali dai quali risultavano accertamenti durati ore. Secondo i riscontri degli inquirenti, i due uscivano per le ispezioni prima delle 10 del mattino, facevano una lunga pausa pranzo nei migliori ristoranti di pesce della Marca e poi, alle 15, tornavano a casa. I due avrebbero inoltre presentato mensilmente (da novembre 2009 allo scorso febbraio) rimborsi spese di 1.500 euro ciascuno, relativi a straordinari, uso dell’auto propria per raggiungere il luogo dove erano stoccate le merci e pranzi fuori. Rimborsi falsi secondo la Procura: gli straordinari erano inesistenti, il pranzo veniva pagato dagli spedizionieri che mettevano a disposizione dei due anche la loro vettura.
La concussione.
Gli ispettori, secondo la Procura, avrebbero usato il loro ruolo per imporre agli spedizionieri l’elargizione dei benefit. Il vantaggio per le ditte? Inviare quanto più rapidamente la merce, evitando le lungaggini dei controlli. Gli inquirenti stanno vagliando - per alcune posizioni - l’ipotesi della corruzione che prevede l’accordo tra le parti e pene più lievi della concussione (dai 2 ai 5 anni contro 4-12 anni).
Gli spedizionieri.
Gli spedizionieri sono indagati per il solo reato di falso: per aver compilato i moduli A77 da cui risultavano eseguite dagli ispettori doganali verifiche sulla merce, in realtà mai fatte. Nessun coinvolgimento penale, invece, delle agenzie per cui gli spedizionieri lavoravano (Bessegato & C. di Montebelluna, Consulsped srl di Casale, Centro Operazioni Doganali e Benind spa di Castrette) e delle società produttrici (Geox, Stefanel, tessitura Monti, pasta Zara, Lotto, Db Group, Davos): per gli inquirenti erano all’oscuro di tutto.
I nomi.
Nella tabella sopra sono riportati i nomi degli indagati, quasi tutti dipendenti delle società di spedizioni. Uno solo di loro risulta direttore della Logistica di una grossa azienda produttrice.
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