Padre Patriciello sull’attentato al cronista vicentino: «C’è un metodo mafioso»
Il giornalista, legato al prete anti-camorra Maurizio Patriciello, era già stato destinatario di minacce: «In questo attentato vedo i metodi della mafia»

C'è un metodo di intimidazione tipico delle mafie. E c'è un giovanissimo cronista vicentino che vive in un paesino, Enego, sull'Altopiano di Asiago che da Napoli è lontano anni luce. Almeno sulla carta, perché Adriano Cappellari, il cronista collaboratore di testate locali destinatario di un ordigno incendiario sabato notte davanti l'ingresso di casa, è legato a padre Maurizio Patriciello, il prete anti-camorra della Terra dei fuochi sotto scorta dal 2022.
In questa vicenda i conti sembrano non tornare e gli ingredienti per un caso dai contorni finora soffusi ci sono tutti. Può un cronista che in una sola occasione ha espresso in articolo sul periodico L'Altopiano solidarietà a Patriciello impensierire così tanto la camorra? O si tratta di qualcosa di diversa natura che ha radici nell'Altopiano? Il sacerdote allarga le braccia. Dice di «non capire», tanto che nelle prime ore successive all'esplosione, che fortunatamente ha lasciato incolume Cappellari, la presenza del prete a Bassano del Grappa in agenda giovedì è stata messa in forse. Ecco: ieri, invece, la conferma che padre Patriciello sarà a Bassano giovedì alle 18,30 agli impianti Sportivi di Santa Croce. Titolo dell'incontro "Ma io che ci sto a fare al mondo?".
Padre Patriciello, cosa sta succedendo?
«Non riesco proprio a capire. Oltre all'ordigno si è ritrovata un'altra lettera di minacce rivolte non soltanto a Cappellari ma anche a me e a Giorgia Meloni. Non è la prima volta. Non ho capito questo nesso».
Quando è accaduto?
«A me a febbraio. Ho ricevuto una lettera brutta, con parole molto volgari e con un'esplicita condanna a morte nei miei confronti, nei confronti di Cappellari, della presidente del Consiglio».
E così ha preso in mano il telefono e ha chiamato il vicentino.
«L'ho chiamato subito e gli ho detto di fare attenzione, perché comunque io ho la scorta, lui no. Non comprendevo perché tra le migliaia di persone che conosco c'era il suo nome. Lui mi disse per la prima volta che la stessa intimidazione l'aveva ricevuta a novembre 2025 e che non mi aveva detto nulla su consiglio della polizia. Abbiamo poi confrontato le lettere ed è risultato evidente che la mano è la stessa. Ed è uguale la foto allegata, che ci ritrae a un incontro sulla legalità avvenuto a Enego nel 2024: una foto con una enorme croce rossa apposta su di lui e su di me. Fisicamente Cappellari l'ho rivisto a marzo, è venuto a trovarmi per un forum sul tema della legalità. Un incontro molto bello che si è svolto in un clima sereno. Abbiamo trascorso poche ore insieme o poi lui è ripartito per Vicenza. Ma anche dopo questo ci siamo sempre tenuti in contatto perché lui, tra le altre cose, è un ragazzo straordinario».
E vi siete sentiti nella notte di sabato. Cosa è cambiato per lei?
«È una cosa molto grave, molto seria, sia per lui sia per me. Sabato notte gli ho chiesto di spedirmi una foto della lettera ma i carabinieri avevano già sequestrato tutto. D'altra parte qui, il prefetto, il questore, il generale dei carabinieri sono molto allarmati. Oggi stesso (ieri per chi legge, ndr) ci sarà un vertice del comitato ordine e sicurezza».
Senta, appartiene alla logica della camorra intimidire un giornalista, collaboratore di testate locali a mille chilometri di distanza, che seppur in pubblico ha espresso solidarietà e apprezzamento per il suo lavoro?
«È tutto strano. Cappellari non è un giornalista che si è esposto in questi anni. Ma ciò non mi preoccupa di meno ma anzi di più. E mi chiedo: con chi abbiamo a che fare? È un pazzo? Perché questo nesso con me e con la Meloni?».
Guardiamo il problema da un'altra prospettiva: si sente di escludere qualche ipotesi?
«Non mi sento di escludere nulla. Sono preoccupato per l'incontro di giovedì a Bassano. Non solo io ma anche le forze dell'ordine, la mia scorta. È una coincidenza inquietante che a pochi giorni dal mio arrivo Cappellari abbia subito questa intimidazione».
È possibile che le diramazioni della camorra, non quella dei colletti bianchi ma quella della violenza fisica, siano arrivate sull'Altopiano di Asiago?
«Ci ho pensato. Il metodo intimidatorio è indubbiamente mafioso. Ma potrebbe essere conseguenza di qualcosa prettamente legato all'Altopiano. O può essere che qualche ramo della camorra presente in Veneto consideri pericolosa l'amicizia tra me e un giornalista nell'ottica di sensibilizzare queste comunità sui pericoli delle mafie. Ripeto: è tutto molto strano anche nella tempistica. Tra una minaccia e l'altra e l'attentato sono trascorsi mesi».
Dall'edilizia allo smaltimento dei rifiuti, dalla ristorazione agli appalti passando per gli stupefacenti, non è un segreto che dai tempi del "soggiorno obbligato" a oggi camorristi, mafiosi, 'ndranghetisti sono presenti in Veneto non solo per attività di riciclaggio. Come si può reagire, cosa si deve evitare?
«Quelli (i mafiosi, ndr ) sono ben presente laddove ci sono i soldi. E voi di soldi ne avete molti. Ecco perché il Nord Est è appetibile per mille aspetti. Le mafie sanno insinuarsi. Bisogna riconoscerle, rifiutare il metodo e la cultura mafiosa. E denunciare».
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