Incontri con psicologi per alunni e famiglie: «Un lutto comunitario, va affrontato insieme»

L’Usl 4 attiva un percorso psicologico per gli alunni della professoressa Chiara Guerra, uccisa a San Stino. Coinvolti studenti, famiglie e docenti per affrontare il trauma e rielaborare il lutto

Maria Ducoli
Folla riunita per ricordare Chiara Guerra
Folla riunita per ricordare Chiara Guerra

Un servizio psicologico per aiutare gli alunni della prof di lettere Chiara Guerra a rielaborare il lutto. Questa l’iniziativa messa in campo dall’Usl 4 con il Comune di San Stino e l’ Istituto comprensivo Rita Levi Montalcini, su richiesta delle famiglie. «L'intervento», fa sapere l’azienda sanitaria del Veneto Orientale, «è coordinato dal dipartimento Infanzia, adolescenza e famiglia, con una psicologa del consultorio esperta nella gestione delle emergenze e dei traumi collettivi, che nei prossimi giorni incontrerà i genitori dei ragazzi, assieme ai docenti e, successivamente, gli studenti stessi».

Un passo fondamentale perché, spiega il presidente dell’Ordine degli Psicologi del Veneto, Luca Pezzullo, «si tratta di un lutto comunitario che, per essere superato, ha bisogno di una rielaborazione collettiva». Solo insieme, dunque, si può andare avanti.

Una volta saputo dell’omicidio, gli studenti dell’insegnante, alle prese con gli esami di terza media, hanno deciso di dedicarle questo momento di passaggio. «Un bel gesto», commenta lo psicologo, «ma che non deve diventare un motivo di ulteriore pressione. In questo, è fondamentale il ruolo delle famiglie».

Ed è proprio ai ragazzi che in questi giorni stanno affrontando i loro primi esami scolastici che Pezzullo pensa: «Si trovano già in un momento delicato, di transizione, in cui il lutto irrompe in maniera violenta e drammatica. Vivere questa situazione in gruppo, come classe, permette a questi alunni di fare rete: davanti a tragedie del genere hanno tutti bisogno di trovare un senso e un significato».

Una spiegazione che tutti, adulti compresi, fanno fatica a trovare davanti a situazioni del genere. A rendere ancora più difficile la situazione, il fatto che sia stato un ragazzo poco più grande di loro a togliere la vita alla loro insegnante. «Va spiegato che non tutti gli adolescenti arrabbiati sono pericolosi», aggiunge lo psicologo, «certo, non si deve far finta di niente ma nemmeno dipingere il mondo come un luogo pericoloso».

Davanti all’ondata di violenza che mette al centro delle cronache tanti giovanissimi, Pezzullo non ha dubbi: la scuola, la comunità deve intervenire.

Come? «Con l’educazione affettiva, che permetterebbe di affrontare temi come la regolazione degli impulsi, la gestione delle emozioni, la fragilità e di intercettare le situazioni critiche. In questo modo, si potrebbe fare più prevenzione».

Eppure, questo è sempre più difficile, soprattutto dopo la stretta data dal Ministero dell’istruzione all’educazione sessuo-affettiva. «Ci sono tante situazioni di aggressività che permetterebbe di affrontare per tempo, tra cui anche il bullismo», conclude lo psicologo.

 

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