Vela: giovani in messa alla prova a bordo 'barca della legalità' Lega Navale Italiana

(ANSA) - ROMA, 26 FEB - Scegliere la giusta rotta può cambiare il corso di una vita. Con questo spirito si è concluso il progetto "A ciascuno la sua rotta", promosso dalla Lega Navale Italiana, delegazione Roma Universitaria insieme alla Sezione Lni di Fiumicino e all'ufficio di servizio sociale per i minorenni di Roma. Tra settembre 2025 e gennaio 2026, l'iniziativa ha coinvolto sei giovani sottoposti a provvedimenti dell'autorità giudiziaria e impegnati nel percorso di messa alla prova (Map), lo strumento che consente di estinguere reati attraverso attività di pubblica utilità e percorsi educativi finalizzati al reinserimento sociale. Il mare diventa così una scuola di vita, la vela una palestra di responsabilità. A bordo di "Spyros", un Bavaria 44 confiscato al traffico di migranti e di stupefacenti e affidato dallo Stato alla Lega Navale di Fiumicino, i partecipanti hanno svolto sei uscite giornaliere e un weekend di navigazione da Fiumicino a Civitavecchia, grazie all'ospitalità del Marina Riva di Traiano. La "barca della legalità" Spyros, intitolata al generale dei Carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa, assassinato dalla mafia a Palermo il 3 settembre 1982, è attiva nella campagna nazionale "Mare di Legalità": una flotta oggi composta da 31 imbarcazioni sottratte al malaffare e restituite dalla Lega Navale alla collettività attraverso progetti sociali dedicati a giovani, persone con fragilità e con disabilità. Ogni barca porta il nome di una vittima della mafia o del terrorismo, trasformando un simbolo di illegalità in uno strumento concreto di riscatto. Il 2026 segna l'importante traguardo dei dieci anni di collaborazione tra la Lega Navale Italiana e il dipartimento per la Giustizia minorile e di comunità del ministero della Giustizia. "Abbiamo potuto apprendere come mare significhi sperimentare emozioni spesso mai vissute prima dai partecipanti - afferma Renato Carafa, coordinatore del progetto "A ciascuno la sua rotta" e presidente della Lega Navale Roma Universitaria - I ragazzi sono stati molto collaborativi. Essere parte di un equipaggio è oggi molto difficile, soprattutto per i nostri giovani che fanno enorme fatica a vedersi parte di un tutto. In barca bisogna rispettare regole e tempi definiti, prendendo coscienza del fatto che questo seguire le regole non è un peso che ci opprime, ma è lo strumento per essere liberi di seguire la propria rotta e raggiungere le mete che ci siamo prefissati, anche se a volte è necessario rivedere i propri programmi". (ANSA).
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