Strage di Vergarolla: sindaco Gorizia, chinarsi di fronte a dolore altrui

(ANSA) - GORIZIA, 18 AGO - "Quello che dobbiamo costruire è il rispetto reciproco e la conoscenza: guardare alla storia dell'altro senza paura e chinarsi di fronte al dolore altrui senza strumentalizzarlo"; "essere qui oggi non è solo un dovere istituzionale, ma un atto di dovere verso la verità e verso la storia per decenni taciuta o ignorata dai libri di testo". Lo ha detto stamani il sindaco di Gorizia, Rodolfo Ziberna, a Pola (Croazia), dove si trova per celebrare gli 80 anni dalla strage di Vergarolla, attentato nel quale morì un centinaio di italiani per l'esplosione di mine antinave sulla spiaggia. Ziberna prenderà parte alle commemorazioni e all'inaugurazione della mostra dedicata al tragico evento e alla figura del chirurgo eroe Geppino Micheletti. "La tragedia di Vergarolla, con oltre un centinaio di vittime (di cui 64 riconosciute, moltissimi dei quali bambini) e più di 200 feriti, rappresenta la più grave e sanguinosa strage della storia della Repubblica Italiana, nonché un doloroso punto di svolta che accelerò l'esodo del popolo istriano - ricorda il primo cittadino isontino - Per Gorizia si tratta di una presenza dal fortissimo valore istituzionale, storico e personale". Per Ziberna, essere a Pola è un "richiamo del sangue e della memoria". Suo padre lasciò la città a soli 17 anni; abitava proprio nella via in cui si tiene oggi la commemorazione. Vi è inoltre un filo che congiunge a Gorizia anche la figura di Geppino Micheletti, il medico chirurgo che operò ininterrottamente per 24 ore nel vano tentativo di salvare quante più vite possibili, pur consapevole che tra i morti figuravano i suoi stessi due figli piccoli. Un esempio di eroismo e dedizione al quale Gorizia si sente vicina anche nel ricordo simbolico del legame ideale con figure come il filosofo Carlo Michelstaedter, suo cugino, il cui cognome non subì l'italianizzazione in "Micheletti". "Con Nova Gorica abbiamo vissuto l'esperienza di Gorizia Capitale Europea della Cultura 2025, un percorso che ci ha insegnato come non serva inseguire la retorica artificiale di una 'memoria condivisa', poiché i vissuti e i dolori di ciascuno sono unici e vanno rispettati - ha concluso Ziberna - Dobbiamo costruire il rispetto reciproco e la conoscenza". (ANSA).
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