Potenza e dosi di cocaina raddoppiate nel Nordest in 10 anni

(ANSA) - VENEZIA, 26 OTT - Nel Nordest la potenza e le dosi di cocaina sono raddoppiate, e la metà sono state riscontrate nella provincia di Venezia. Lo rileva l'Ulss 3 Serenissima, che ha analizzato 6.300 campioni per uno studio che ha debuttato nella Comunità scientifica internazionale su Forensic science international. Le dosi sono quelle che dal 2015 al 2025 sono state sequestrate dalle Forze dell'ordine e affidate dalle Procure di sei tribunali del Nord Italia. Confrontando il primo triennio (2015-2017) con l'ultimo (2023-2025), si è passati dalle 300.000 alle 600.000 dosi sequestrate: metà provengono dal traffico dell'hinterland veneziano, specie a Mestre, ma anche nelle località turistiche di Jesolo, Caorle e Bibione. La purezza media della cocaina è salita dal 50% al 75%: negli ultimi 5 anni sono quasi scomparsi i prodotti a bassa concentrazione (meno del 50%) in favore di quelli ad alta concentrazione (più dell'80%). E la disponibilità di questa cocaina ad alta potenza è salita del 1000%, passando dalle 27mila alle 300mila dosi. A potenziare la droga sono anche le nuove formulazioni con la combinazione di procaina e caffeina. Anche i pazienti sono saliti. Il Serd è passato dall'assistere 259 persone con grave dipendenza da cocaina nel 2015 alle 389 nel 2025 (+130). E se 10 anni fa il Serd seguiva 15 pazienti che abusavano di crack, oggi sono 45. "Si tratta di una modalità di assunzione che ne amplifica gli effetti - spiega il tossicologo forense dell'Ulss 3 Giampietro Frison -. Fumare questa sostanza, anziché assumerla per via intranasale, consente un'entra in circolo maggiore e molto più veloce, quindi il rischio overdose risulta ancora più alto e una larga parte di incidenti stradali è associata alla guida in stato di alterazione psicofisica conseguente all'assunzione di cocaina". Il consumo prolungato di cocaina può provocare un cedimento del palato, creando un vero e proprio foro tra bocca e naso. La Chirurgia maxillofacciale dell'ospedale dell'Angelo di Mestre, di questi casi ne vede almeno uno l'anno. "Prima di 10 anni fa queste forme erano rare. Negli ultimi 10 anni di perforazioni gravi della volta palatale dovute all'abuso di cocaina ne avrò viste almeno una decina - dice il primario Michele Franzinelli -. Altre, ancora più frequenti, sono perforazioni iniziali e mai ammesse dai pazienti come conseguenza dell'assunzione della sostanza. Ciò avviene perché la cocaina può provocare necrosi tessutale da vasocostrizione, e spesso le cure non rispondono nemmeno ad analgesici e punture di anestetici locali". (ANSA).
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