Omicidio Diabolik: giudici, prove contro Calderon poche e controverse

(ANSA) - ROMA, 21 LUG - "Pur in presenza di elementi fortemente suggestivi, rappresentati principalmente dal coinvolgimento in altri episodi criminosi, commessi con modalità simili" deve ritenersi "non pienamente dimostrata, al di là di ogni ragionevole dubbio, la responsabilità dell'imputato in ordine ai delitti ascrittigli". Lo scrivono i giudici della Prima Corte di Assise di Appello di Roma nelle motivazioni della sentenza con cui l'8 maggio scorso hanno assolto Raul Esteban Calderon dall'accusa di aver ucciso Fabrizio Piscitelli, storico leader degli Irriducibili della Lazio noto come "Diabolik", assassinato con un colpo di pistola alla testa il 7 agosto 2019 al Parco degli Acquedotti a Roma. Per l'imputato la procura aveva chiesto la conferma della condanna all'ergastolo pronunciata in primo grado. La Corte d'Appello ha invece ribaltato il verdetto di primo grado, assolvendo Calderon con la formula "per non aver commesso il fatto". Secondo i giudici, infatti, "gli elementi specifici di prova individuati a carico dell'imputato sono pochi e tutti controversi". Nelle motivazioni viene evidenziato come gran parte della sentenza di primo grado si concentri sull'individuazione dei possibili mandanti e del movente dell'omicidio, piuttosto che sulla posizione dell'imputato indicato come esecutore materiale. (ANSA).
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