Oche con la West Nile, il virus scoperto per caso in un allevamento
E’ la conferma della presenza del virus nell’Opitergino, colpita una decina di animali allevati a scopo ornamentale a Oderzo. Il veterinario dell’azienda sanitaria: «Dato raro, ma con indicazioni importanti»

Un caso di West Nile è stato riscontrato in un piccolo allevamento di oche nella periferia di Oderzo. Si tratta di un episodio individuato in modo del tutto occasionale durante un’altra attività di controllo veterinario dell’Ulss 2 e che, secondo gli esperti, conferma la presenza del virus nel territorio dell’opitergino, già storicamente interessato dalla sua circolazione.
L’allevamento
Le oche, circa una decina di esemplari allevati a scopo ornamentale, presentavano sintomi compatibili con la malattia e alcuni casi di mortalità. Per questo i veterinari dell’Ulss 2 hanno deciso di effettuare dei campionamenti, dai quali è emersa la positività al virus West Nile. «Si tratta di un dato alquanto raro. Normalmente non ricerchiamo il virus West Nile negli animali domestici, quindi questo è stato un riscontro occasionale, paragonabile a quanto avviene nell’ambito del piano di sorveglianza sulla fauna selvatica», ha spiegato Ernesto Pascotto, veterinario dell’Ulss 2. «La sorveglianza si basa principalmente su due aspetti: da un lato il controllo degli uccelli selvatici, che rappresentano il serbatoio naturale della malattia, dall’altro il monitoraggio delle zanzare del genere Culex, che sono il vettore del virus».
Il piano
Il sistema di sorveglianza è ormai consolidato e prevede sia un’attività passiva, basata sul recupero e sull’analisi delle carcasse di uccelli rinvenute morte, sia una sorveglianza attiva effettuata su alcune specie considerate particolarmente significative dal punto di vista epidemiologico. «La parte più consistente del piano è quella passiva, attraverso la quale vengono recuperati gli uccelli morti per verificare l’eventuale presenza del virus. A questa si affianca una sorveglianza attiva su alcune specie. Il caso delle oche è stato qualcosa in più, perché gli animali presentavano sintomi clinici e questo ci ha consentito di individuare un punto molto preciso del territorio in cui è presente la circolazione del virus». Essendo trasmessa dalle zanzare, la West Nile continua infatti a circolare stabilmente nella fauna selvatica del Veneto e, in particolare, nella pianura trevigiana.
Il monitoraggio
«Nel territorio della provincia di Treviso sono presenti otto stazioni fisse per il monitoraggio delle zanzare», ha aggiunto Pascotto. «Ogni quindici giorni vengono controllate le trappole e gli insetti catturati vengono sottoposti ad analisi molecolari per verificare l’eventuale presenza del virus. La positività riscontrata nelle oche rappresenta un’indicazione importante perché ci conferma con precisione che in quella specifica zona sono presenti zanzare infette». L’area compresa tra Oderzo, Ponte di Piave e Salgareda è, ormai da anni, una delle più interessate dalla circolazione del West Nile. Proprio nei giorni scorsi, a Salgareda, una giovane donna è risultata positiva al virus dopo essere stata ricoverata in seguito a una forte febbre. «L’Ulss ha comunicato che verrà tra sette giorni per eseguire un prelievo larvale sulle caditoie a campione nel territorio e le prime saranno eseguite in centro presso l’abitazione della donna», ha detto il sindaco Andrea Favaretto.
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