Volpago, mille fiaccole in corteo «Non passa lo straniero»

A Volpago partecipazione massiccia alla marcia voluta dal Carroccio Slogan e striscioni contro l’ipotesi del grande “hub” all’ex polveriera del Montello

VOLPAGO. Mille e più “no” ieri sera al progetto della Prefettura di aprire un centro di accoglienza per profughi alla ex polveriera sul Montello. Superavano il migliaio i partecipanti alla fiaccolata che si è tenuta a Volpago. Mille “no” che sono andati ad aggiungersi alle circa 1500 firme finora raccolte. In testa al corteo di protesta il governatore del Veneto Luca Zaia, il presidente della Provincia Stefano Marcon, i sindaci di Volpago, Giavera, Nervesa, Crocetta, Montebelluna, e poi ancora di Maser, Codognè, Arcade e rappresentanti anche di altri comuni.

La fiaccolata anti profughi a Volpago

C’erano pure l’ex sottosegretario Giampaolo Dozzo, qualche europarlamentare, il segretario della Liga Veneta Toni Da Re. C'erano bandiere della Lega e di Indipendenza Veneta, c'era un manipolo di Forza Nuova, ma c'era soprattutto gente comune: uomini, donne, anziani e ragazzini, tutti a dire “no” all'arrivo di profughi alla ex polveriera. Striscioni senza mezzi termini, con richiami anche alla Grande Guerra, come “Il Piave mormorava. Non passa lo straniero”, canticchiata dal corteo. Più guerrafondaio un altro che diceva: “Benvenuti sul Montello. Sarà il vostro inferno”. Corteo pacifico che si è allungato come un serpentone lungo le strade a sud del centro del paese prima di tornare in piazza davanti al municipio, ritornelli del tipo “Il centro di accoglienza non lo vogliamo”, ma anche la protesta urlata da una donna: «Mi hanno lasciata a casa dal lavoro e il posto l'hanno dato a un albanese. Che vadano a casa».

La protesta contro i profughi: "Il Montello sarà il vostro inferno"

E proprio il tema del lavoro è stato uno dei punti toccati negli interventi finali. «Ci sono 175mila disoccupati nel Veneto», ha detto Luca Zaia, «se c'è un posto di lavoro va dato a un veneto e questa non è una colpa. Prima dobbiamo provvedere ai nostri cittadini, poi se resta anche agli altri». «Non riusciamo a dare risposte ai nostri cittadini», ha rincarato Stefano Marcon, «dobbiamo pensare ai nostri cittadini. Il problema dell'immigrazione non può essere a carico dei sindaci». Un tasto su cui si è molto insistito è stato quello dei profughi, per smontare l'accusa di razzismo e di rifiuto dell'accoglienza diffusa.

«Due su tre di quelli che arrivano non sono profughi», ha affermato il governatore del Veneto, «i profughi vanno accolti e aiutati, ma i profughi veri, quelli che scappano dalla guerra e dalla fame, e il Veneto lo ha sempre fatto, ma gli altri vanno rimpatriati, purtroppo non viene rimpatriato nessuno. Quanto all'accoglienza diffusa, applicando il 3 per mille in Veneto dovrebbero esserci 15 mila immigrati, ma ne sono passati 28 mila, di tanti dei quali non sappiamo più niente e cosa facciano. Il Veneto quindi ha già dato, visto che ne sono arrivati 13 mila in più rispetto alle quote previste». E in mezzo ha infilato anche l'attentatore di Berlino, arrivato con un barcone a Lampedusa.

Paolo Guizzo, il sindaco di Volpago, ha voluto ribadire il suo no al progetto del centro di accoglienza. «Un “no” senza tentennamenti dal primo momento», ha detto, «noi all'ex polveriera abbiamo un progetto di polo turistico e di centro didattico. È incompatibile con un centro di accoglienza. E poi penso alle case isolate che ci sono sul Montello e alla sicurezza di chi ci vive se arrivano i profughi all'ex polveriera».

Il futuro dell’opposizione al centro di accoglienza? Lo ha indicato Zaia: «La nostra vera forza è di avere le piazze piene, lamentarsi stando distesi sul divano non serve a nulla. Dobbiamo riempire le piazze e le strade per farci ascoltare. Non siamo guerrafondai, ma non siamo nemmeno pirla». E Marcon: «Tenete duro. Continuate a dire no a questo progetto dell'ex polveriera e avrete sempre noi al vostro fianco».

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