Vive per due settimane in casa con la madre morta

La donna di 94 anni era deceduta da due settimane, lui trovato in stato confusionale
Lo stabile nel villaggio ex Gescal dove è stata trovata morta l'anziana
Lo stabile nel villaggio ex Gescal dove è stata trovata morta l'anziana

TREVISO. Ha vissuto per due settimane con la madre morta in casa. Alzandosi ogni mattina, pranzando, uscendo e rientrando nell’abitazione come se nulla fosse. Quattordici giorni senza dire nulla, aprendo la porta a chi consegnava i pasti a domicilio destinati alla mamma novantaquattrenne, e continuando a vivere in preda alle sue ossessioni.

È la storia incredibile e drammatica emersa martedì sera in via Boccaccio, villaggio Gescal, a Treviso, da dove era partita la chiamata al 118. A farla uno dei tre figli della donna, passato a vedere come stavano la madre e il fratello cinquantenne in una delle visite che faceva di tanto in tanto. Quando ha aperto la porta è stato investito dall’odore insopportabile dato dal corpo della mamma in avanzato stato di putrefazione, mescolato ai deodoranti per ambienti che il fratello usava sia in casa che fuori, all’aperto, sotto gli occhi increduli dei vicini. Lui, il fratello convivente, stava per mettersi a tavola. All’altro fratello sono bastati pochi passi per raggiungere la camera da letto della madre, capire e trasalire.

L'ingresso della palazzinadi via Boccaccio
L'ingresso della palazzinadi via Boccaccio

In casa, nelle varie stanze, tanti simboli e scritte esoteriche che il fratello convivente con la madre doveva aver fatto durante l’ultimo periodo, forse in preda allo stato confusionale. Lo stesso che i medici del 118 gli hanno riscontrato trasportandolo in ospedale mentre un’altra squadra effettuava il primo drammatico esame sul corpo della donna, Teresa Formica, ancora composto solo perchè il clima temperato delle ultime due settimane aveva impedito il devastante effetto del caldo. La morte era stata naturale. Molto meno quello che ne è seguito.

I vicini di casa, nella piccola palazzina di sei appartamenti che affaccia sul parco e sulla ferrovia, non avevano fatto caso all’assenza della donna che si faceva vedere fuori casa di rado, e che comunque, per tutti i residenti delle palazzine Gescal, era solo un’ombra dietro la presenza problematica del figlio.

Era lui ad attirare l’attenzione per i suoi comportamenti «particolari». Architetto, cinquantenne, era tornato a vivere con la madre vent’anni fa, vittima di una condizione di difficoltà di cui nessuno conosce le cause. Ben noto in tutto il quartiere, negli ultimi tempi aveva iniziato a smontare mobili senza ragione, cospargere di acqua e sapone i pavimenti della casa, le scale, perfino i marciapiedi pubblici ai piedi della palazzina che doveva pulire. Un’ossessione, tanto da fargli tenere davanti alla porta di casa un boccione pieno di acqua e detersivo con un cartello legato al tappo: «Per disinfettare l’aria».

«Urlava alla gente, inveiva senza ragione», raccontano alcuni vicini di casa, ma la sua condizione non era mai stata persa in carico dai servizi sociali perchè non era mai stata denunciata, e gli stessi residenti alla fine la avevano accettata per quello che la consideravano. «Non stava bene», dicevano ieri facendo cenno alla testa.

La novantenne, riceveva pasti a domicilio, ma non assistenza sanitaria. A farne da tutore legale era uno dei due figli che non vivevano con lei. Si arrangiava e si gestiva e per questo continuava a occuparsi del figlio accolto in casa. Nessuna segnalazione di disagio per quanto la riguardava, come nessuna evidenza di problematicità era stata fatta per il figlio convivente. Ieri, l’appartamento in via Boccaccio era vuoto, con le finestre spalancate e un ventilatore attaccato. Attorno il silenzio e gli sguardi increduli di chi la sera prima aveva visto i lampeggianti, ma mai avrebbe immaginato che l’appartamento al primo piano fosse stato teatro di un simile dramma.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Riproduzione riservata © Tribuna di Treviso