Vittorio Veneto, il mistero del tesoretto del Monte Altare. 800 reperti preistorici mai esposti

VITTORIO VENETO. C’è un giallo che appassiona i vittoriesi: dov’è finito il tesoro del Monte Altare? Si tratta di alcuni bronzetti raffiguranti guerrieri, di alcune foglioline d’oro, di fibule, di monete e delle cosiddette sortes, tavolette con dei numeri incisi utilizzate per le divinazioni, che il Gruppo Ricerche Archeologiche del Cenedese ha scoperto tra il 1989 ed il 1991 ha trovato scavando sulla sommità del monte Altare, dove 2500 anni fa si trovava un luogo di culto frequentato soprattutto per le predizioni, secondo alcuni uno dei più importanti santuari in Italia dedito alla cleromanzia. In tutto 800 reperti, di varia importanza.

Giorgio Arnosti, uno degli archeologi più autorevoli, ha tenuto la settimana scorsa, in biblioteca a Ceneda, una serata che ha registrato il tutto esaurito, con decine di persone che, rimanendo fuori della porta, hanno dovuto andarsene. Una partecipazione mai vista neppure per il più attrattivo tra gli eventi politici. Si sa che i reperti rintracciati dal Gruppo sono stati consegnati alla Soprintendenza e che questa li avrebbe in parte restituiti. E che si troverebbero in deposito presso il Museo del Cenedese, invisitabili perché ancora non si è provveduto ad una degna esposizione. . «C’è un comitato scientifico di archeologi che ha fatto tutto un lavoro di catalogazione dei reperti – spiega l’assessore alla cultura Antonella Uliana -. Ora è tutto bloccato dalla Sovrintendenza».
Il motivo? «C’è una questione relativa alla struttura del Museo del Cenedese, nella sua sezione archeologica – continua l’assessore -. Una questione che riguarda, per esempio, l’impianto di sicurezza. Io spero si possa aprire la sezione, quando saranno stati risolti questi aspetti».
Anche il Gruppo Archeocenedese è in attesa di rapidi sviluppi. Intanto c’è chi protesta. «Tutto questo materiale a suo tempo è stato acquisito dalla Sovrintendenza, con la clausola che sarebbe ritornato a casa quando l’amministrazione vittoriese avesse predisposto un’adeguata sala museale – dichiara Michele Bastanzetti -. Ebbene, in trent’anni le giunte vittoriesi succedutesi non sono riuscite a garantire il ritorno di questi reperti».

«Il Monte Altare è un bell'esempio visivo di "castelliere", cioè di insediamento protostorico fortificato in altura o di oppidum», spiega Arnosti. In una discarica antica presso la sommità, forse di uso sacrale, è stata recuperata una notevole quantità di frammenti ceramici di vasi di uso domestico databili alla fase finale dell’Età del Bronzo (circa XI-X sec. a.C.). Sono stati pure raccolti frammenti di ceramica d'uso domestico di epoca romana: frammenti d'anfore, d'embrici e di coppi, cubetti in cotto di pavimentazione rustica.
«La voce insistente di raccolta di materiali bronzei ci ha spinto ad approfondire le indagini – puntualizza Arnosti -e dopo i primi recuperi di materiali di tipo votivo, la Soprintendenza Archeologica per il Veneto autorizzava due campagne di saggi sul colle. E’ in questa fase che fra i reperti bronzei abbiamo trovato uno spillone con capocchia a cipolla e lo stelo decorato da una filettatura a spirale, del IX-VIII sec. a.C., assieme ad una lesina sempre in bronzo». E poi numeroso, altro materiale. —
Francesco Dal Mas
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