Villorba, Cestaro: l’autopsia non chiarisce i dubbi
Villorba, il medico non esclude l’omicidio del 17enne. La mamma insiste: «È stato ucciso». La procura: «Nessuna prova»

VILLORBA. La perizia medica non chiarisce il mistero della morte di Marco Cestaro, il giovane di 17 anni, morto lo scorso 16 gennaio, dopo tre giorni di agonia, per le ferite riportate dall’inventimento di un treno lungo i binari della linea Udine-Venezia, all’altezza della stazione di Lancenigo. E la famiglia, in particolare la madre, che fin dal primo istante aveva sollevato dubbi e lanciato accuse, ora chiede con più forza alla procura della Repubblica di approfondire le indagini.
In realtà la perizia dell’anatomopatologo Alberto Furlanetto lascia aperta ogni ipotesi: non esclude l’omicidio, ma propende per il suicidio eseguito male. «La lesività riscontrata e le circostanze del ritrovamento del corpo - si legge nella perizia, resa nota dallo Studio 3A che assiste la famiglia Cestaro - inducono a ritenere più probabile l’ipotesi autolesionistica che prevede un tentativo di suicidio eseguito male che ha generato lesioni gravissime ma non la morte istantanea».
Furlanetto, evidentemente rispondendo ai quesiti della procura, prende in considerazione anche l’ipotesi dell’omicidio, paventata dalla famiglia. Sviluppando l’ipotesi dell’omicidio, Furlanetto precisa che «il trauma cranico sarebbe da ascriversi all'azione di un corpo contundente a superficie liscia risolvendo la questione della superficie cutanea esterna del capo integra, e la posizione delle scarpe risulterebbe irrilevante perché potrebbero essere state perse durante la lotta».
Secondo il medico legale, però, subentrerebbero altre problematiche: «Non si spiegherebbe - rileva - il ritrovamento dei vestiti piegati a lato della ferrovia e non si comprende perché, se lo scopo era quello di uccidere la vittima, peraltro già stordita dal colpo al capo, non si sia gettato il corpo sui binari davanti al locomotore evitando ogni possibilità di sopravvivenza».
Altro particolare importante, al di là delle ipèotesi: Marco, la sera della tragedia era perfettamente in sè, non aveva assunto né droghe né alcol.
L’inchiesta sulla morte di Marco Cestaro, che due mesi prima era stato colpito dal lutto del padre, agente di commercio 50enne, morto suicida sotto un treno sulla stessa linea ferroviaria, a Ponte della Priula, aveva portato la procura a indagare tre ferrovieri per omissione di soccorso. Ma la perizia li sembra scagionare. «Le eventuali condotte omissive del personale ferroviario non hanno avuto incidenza sul determinismo della morte e non vi è alcuna evidenza che un intervento tempestivo dei soccorsi avrebbe potuto comportare un esito differente».
La perizia di Furlanetto è stata accolta dalla famiglia come una sorta di avvallo alla tesi dell’omicidio. «Speravamo che la perizia medico legale sciogliesse i dubbi sulla morte di Marco - dice la madre Anna Cattarin - e invece no, anzi, ha confermato tutte le circostanze poco chiare su cui abbiamo battuto fin da subito, a partire dal fatto che, se mio figlio fosse stato travolto dal treno, il suo corpo non ne sarebbe uscito così integro e con determinate ferite altresì inspiegabili. Marco stata attraversando un periodo sereno, aveva la fidanzata, aveva appena preso un cane a cui era legatissimo: non si è suicidato. Farò di tutto perché venga fuori la verità e spero che si guardi alla realtà, ai riscontri oggettivi, e non alle suggestioni».
Da parte sua, il capo della procura Michele Dalla Costa si limita a dire: «Non abbiamo elementi per ritenere determinata da terzi la caduta del ragazzo contro il treno, né che sia stato volontariamente o involontariamente spinto».
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