Si è spento Vestidello: aveva fondato Vetrarti, la fornace di Monastier

Il 10 agosto una caduta gli aveva provocato una grave lesione al midollo, alla quale erano seguite complicazioni. la famiglia ha rispettato il suo desiderio, salutandolo con una piccola commemorazione riservata ai parenti e a pochi collaboratori

Savina Trevisiol
Roberto Vestidello si è spento a 88anni
Roberto Vestidello si è spento a 88anni

Roberto Vestidello, fondatore nel 1971 di Vetrarti, la fornace di Monastier che da oltre mezzo secolo porta la lavorazione artistica del vetro oltre i confini trevigiani, si è spento sabato a 88 anni. Una notizia rimasta lontana dai riflettori per alcuni giorni, nel rispetto di una sua precisa volontà: niente funerali e nessun clamore.

Il 10 agosto una caduta gli aveva provocato una grave lesione al midollo, alla quale erano seguite complicazioni. Dodici giorni dopo la scomparsa, la famiglia ha rispettato il suo desiderio, salutandolo con una piccola commemorazione riservata ai parenti e a pochi collaboratori.

Ora sono i figli Nicola e Luca a ricordare ciò che il padre ha rappresentato. «È un po’ finita un’era» racconta Nicola «Ha segnato veramente un gran bel periodo, sia a livello imprenditoriale sia sociale».

Nato il 18 febbraio 1938, Vestidello aveva costruito dal nulla un’attività diventata un punto di riferimento nella lavorazione artistica del vetro. A Monastier Vetrarti è cresciuta legandosi alla tradizione del vetro di Murano e arrivando, negli anni Ottanta e Novanta, a superare i 70 dipendenti.

Oggi l’impresa, portata avanti dai figli, conta ancora una quarantina di lavoratori. Vestidello, anche dopo averne lasciato loro la conduzione, non se n’era mai veramente staccato. «Veniva in azienda il pomeriggio, salutava tutti, leggeva il giornale e voleva vedere che le cose andassero bene. Era la sua vita, quello che aveva creato e per cui aveva vissuto».

Se Monastier ha rappresentato il cuore della sua storia imprenditoriale, Treviso, dove viveva, è stata il centro del suo lungo impegno sociale. Il suo nome è legato soprattutto all’Aurora Calcio della chiesa Votiva, di cui per circa vent’anni, tra gli anni Ottanta e Novanta, fu presidente e sponsor, condividendo quell’esperienza con le tante persone che facevano vivere la società. Da quei campi passarono migliaia di bambini e ragazzi. Tra loro lo stesso Nicola e l’attuale sindaco Mario Conte.

«Siamo cresciuti là insieme» ricorda Vestidello «Mio padre conosceva il sindaco Conte da quando era bambino e ancora oggi, quando lo incontrava a Treviso, si fermavano sempre a parlare».

Vestidello era stato anche insignito del titolo di Cavaliere per la sua attività. Fino a meno di un anno fa continuava a guidare, a muoversi autonomamente e a seguire le sue consuete tappe quotidiane, azienda compresa. «Non stava mai fermo» racconta il figlio. «A 88 anni voleva ancora fare quello che aveva sempre fatto e non voleva aver bisogno di nessuno».

Discreto fino all’ultimo, aveva lasciato anche per iscritto la richiesta di non celebrare il funerale. Una scelta rispettata dalla famiglia, così come la volontà di non dare subito pubblicità alla notizia. Resta una storia lunga più di mezzo secolo, partita da una fornace di Monastier e intrecciata a generazioni di lavoratori e giovani trevigiani.

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