Cpr di Oderzo nel limbo: il bando di gestione va deserto, i migranti restano nel degrado
Nessun ente del terzo settore si candida alla gestione: prorogate le Officine

Accoglienza strutturata e volontariato. Non è ancora possibile e così i richiedenti asilo di stanza alla ex Zanusso di Oderzo vivono ancora in condizioni pessime in attesa di un cambio gestione. Il bando andato deserto nel 2026 racconta della difficoltà di affidare la gestione del Cpr di Oderzo agli enti del terzo settore.
Compensi troppo bassi e una struttura inadeguata avevano fatto desistere i potenziali partecipanti alla gara. E allora la prefettura ha fatto un passo indietro e tornerà a rivolgersi ai soggetti classici, le cooperative sociali.
Intanto, in attesa di ottobre, quando sarà pubblicato un nuovo bando, a guidare l’ex caserma Zanusso è ancora la cooperativa sociale siciliana Officine sociali. Ancora. Nonostante le condizioni estreme dal punto di vista igienico sanitario in cui versa la struttura che da mesi vive un limbo amministrativo e una conclamata situazione di inagibilità.
L’avvicendamento
Dopo mesi di gestione in proroga seguita a ricorsi sulle precedenti gare per la gestione, la Zanusso di Oderzo era stata rimessa a bando – 18 milioni – nel maggio del 2025. La gara si chiuse a luglio, ma per mesi, ben sette, l’esito della gara è rimasto in sospeso: nessuna assegnazione, nessun atto.
Solo le voci che vedevano tra le favorite l’associazione agrigentina “La mano di Francesco” che già gestiva altri Cpr nel sud Italia e non era stata esente da polemiche e casi di cronaca. La nuova gestione doveva subentrare a quella seguita alla Nova Facility, che aveva attrezzato per prima la caserma con tendoni e strutture poi lasciate in gestione ai successori.
Proprio quelle strutture, mai manutentate negli anni seguenti, e la realtà di «carenze igienico sanitarie» e di sicurezza evidenziate dai sopralluoghi Ulss, hanno portato la Prefettura a ritirare il bando e proseguire con la gestione in proroga della ex caserma affidata a Officine Sociali.
Era inizio 2026, si disse che la caserma andava attrezzata con prefabbricati al posto dei tendoni, ma non è avvenuto. C’è stato un nuovo bando per la gestione aperto solo al Terzo settore e improntato al volontariato: retribuzioni di 100 euro massimo per operatori, fondi solo all’organizzazione che li gestiva. Il bando, come detto, è andato deserto. Oggi, la Zanusso è sempre lì, con i problemi e poco meno di trecento migranti.
La situazione attuale
La gestione è tuttora affidata a al Officine Sociali, la cooperativa sociale siciliana che nel 2025 ha superato la soglia di 11,4 milioni di euro di fatturato, buona parte derivanti dalla gestione di quattro Centri di permanenza per il rimpatrio sugli 11 attivi in Italia.
Legata alla cooperativa c’è il ruolo di Marco Bianca, braccio operativo dell’ente che, come riporta Altraeconomia, sarebbe già stato condannato in primo grado per frode in pubbliche forniture nella gestione del Cie di Modena nel 2012. Poco male, oggi il giro d’affari, che vale oltre 11,4 milioni di euro, è il 60% in più rispetto ad un anno fa (nel 2019 era di appena 4.000 euro). I debiti ammontano a 5,9 milioni di euro, di cui 2,08 verso fornitori e 1,8 tributari: quelli esigibili entro l’esercizio successivo verso i dipendenti superano i 463.000 euro. I crediti sono pari a 5,27 milioni di euro. Il tutto mentre i migranti ad Oderzo continuano a vivere in condizioni di degrado, trai ratti e la sporcizia.
Riproduzione riservata © Tribuna di Treviso








