Veneto Banca, verso un'azione di responsabilità contro l'ex Cda

TREVISO. Esistono i presupposti di fatto e di diritto per avviare un’azione di responsabilità per mala gestio nei confronti degli ex vertici di Veneto Banca. È questo il primo risultato dell’operazione affidata a un pool di legali milanesi ed esperti dell’audit della popolare di Montebelluna, chiamati a valutare le carte per verificare la fattibilità dell’azione di responsabilità verso il precedente Cda. E a quanto pare non c’è dubbio: i presupposti ci sono. Sono concreti, lampanti e macroscopici. Al punto da configurare la gravissima ipotesi di reato. Ora l’attività di indagine prosegue su altri due fronti: il primo, valutare l’entità dei danni, in parole povere il buco generato dai precedenti amministratori.

Secondo: la quantificazione della responsabilità di ciascuno, affinchè il loro nome, con la relativa quota di danno imputabile, possa essere messa nero su bianco sull’azione di responsabilità che l’attuale Cda si appresta ad attivare. Tutto questo sarà oggetto delle prossime verifiche: un nuovo e ultimo Cda si terrà questo venerdì. In quella sede i consiglieri decideranno come spiegare questi primi passi verso l’azione legale all’esercito di clienti della popolare di Montebelluna che sabato affollerà la tensostruttura di Villa Spinea, a Venegazzù. Non restituirà il denaro perso di tanti soci, azionisti e piccoli risparmiatori. Ma è un primo passo che in tanti, a tutti i livelli (compresi i sindaci che si sono dati appuntamento lunedì sera a Montebelluna con Pierluigi Bolla) aspettavano. Ora l’azione di responsabilità da essere semplice annuncio, diventa cosa concreta.
E muove i primi passi per diventare denuncia e atto di citazione, per ottenere un eventuale risarcimento. Ma non è la sola notizia, emersa ieri a margine dell’ennesimo Cda in vista dell’assmblea. La banca ha infatti deciso di istituire un Fondo di Solidarietà, rimpinguato dallo stesso istituto di credito, che servirà a far fronte alle situazioni umanamente più tragiche. Non parliamo in generale di quanti, con la svalutazione delle azioni hanno perso parte dei loro risparmi, ma di situazioni ai limiti, che verranno valutate caso per caso da un apposito comitato. Si tratterà di un comitato etico esterno, che definirà i criteri per accedere al fondo.
Due importanti novità in vista dell’assemblea di sabato che decreterà il futuro dell’istituto. Da Unindustria Treviso, i grandi soci, ma anche il fronte guidato da Giovanni Schiavon, ex presidente del tribunale di Treviso un grande appello al sì alla trasformazione in Spa. «Faccio un appello al senso di responsabilità: la priorità oggi è mantenere in vita la banca», ha commentato Maria Cristina Piovesana, presidente di Unindustria Treviso. Dello stesso avviso anche i sindaci trevigiani che hanno incontrato Bolla, lunedì sera. «Abbiamo per le mani un paziente sul tavolo operatorio: l'importante ora è salvarlo», dice il sindaco di Montebelluna,Marzio Favero. E mentre ieri le filiali della popolare, tra cui quella di Montebelluna, sono state vittime di un blitz di CasaPound, per il fronte del “no” l’ultima speranza è riposta nell’incontro di oggi tra alcuni rappresentanti dell’Associazione Soci Banche Popolari Venete e Bolla. Più che spiegazioni, avanzeranno una richiesta: rinviare l’assemblea. Altrimenti la linea è chiara, ribadita pure da Don Torta sul palco dell’Odissea di Spresiano lunedì sera: votare no alla trasformazione.
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