Vedelago, riserve d’acqua nelle due cave dismesse: progetto da 28 milioni di euro
Il progetto è stato presentato dal Consorzio di Bonifica Piave al consiglio comunale di Vedelago. Le due cave sarebbero una risorsa durante i periodi di forte siccità. Ora parte la caccia ai fondi

Due cave potrebbero diventare importanti riserve d’acqua per affrontare i periodi di forte siccità, come quello vissuto quest’anno, con tanto di ordinanze per evitare il consumo idrico eccessivo: si tratta di cava Baracche e cava Vittoria, spesso al centro delle cronache per bloccarne l’attività estrattiva – ora in fase di chiusura – o per proposte di riutilizzo di queste enormi voragini nel terreno.
Il progetto delle riserve d’acqua è stato presentato dal Consorzio di Bonifica Piave al consiglio comunale vedelaghese e vale complessivamente 28 milioni di euro. L’idea è presto spiegata: convogliare l’acqua gestita dal consorzio a nord di Vedelago fino alle cave attraverso una tubatura lunga chilometri per permetterne il rilascio in falda in caso di situazioni siccitose. Un uovo di Colombo, verrebbe da dire: ma un conto è dirlo e un conto è farlo.
I dettagli
Il Consorzio Piave ha già presentato il progetto a livello ministeriale, ai dicasteri di Agricoltura e Infrastrutture, competenti sugli step del progetto, che si articola in tre fasi: la prima riguarda l’infrastruttura sotterranea che trasporterà l’acqua scendendo da Montebelluna; la seconda l’impermeabilizzazione della cava per poter trattenere l’acqua che altrimenti andrebbe dispersa nel suolo.
Il terzo step ha una valenza energetica: si prevede infatti di sfruttare la pendenza dell’acqua per costruire una centralina elettrica da Montebelluna a Vedelago dove il dislivello e di circa 50-60 metri.
Si prevede anche la realizzazione di due pozzi piezometrici che hanno lo scopo anche di misurare in continuo la variazione della falda a seguito dell’infiltrazione, ma anche di misurare la qualità delle acque che vengono immesse.
Il consorzio Piave ha presentato al ministero i due progetti principali, ovvero la creazione della tubatura sotterranea e l'intervento per realizzare l’invaso in cava Baracche per i quali è prevista al momento una spesa di 15 milioni di euro. A quanto si capisce cava Vittoria sarà coinvolta per il “troppo pieno” della prima, sfruttando un collegamento già oggi esistente.
Caccia ai fondi
Dunque ora è il tempo di sapere se arriveranno i fondi statali: tuttavia il fatto che il Consorzio Piave consideri questo un intervento strategico è testimoniato dal fatto che i primi due step potranno essere realizzati anche provvedendo con risorse proprie, in caso di mancanza di finanziamenti statali. Ad assicurare questo è Daniele Mirolo, ingegnere e direttore dell’area progetti agrario ambientale del Consorzio, nel suo confronto con il consiglio comunale.
«Il progetto è nato ancora nel 2023, con l’emanazione da parte del ministero di un nuovo programma che doveva censire tutti gli interventi che avessero a che fare con la risorsa idrica sul territorio nazionale. Il bacino non ha lo scopo di sostituire l’alimentazione dei prelievi che c’è già adesso, ha lo scopo di andare a funzionare, sostanzialmente, come un’assicurazione che in caso di riduzione di portate, cosa che il cambiamento climatico prima o dopo imporrà: in quel caso lì di necessità di ridurre i prelievi ecco che interviene il bacino che sarà di due milioni e mezzo di metri cubi. Il fabbisogno per alimentare questo territorio, anche a trasformazione avvenuta, è dell’ordine di 26-27 milioni di metri cubi. Quindi, i bacini di per sé non saranno mai sufficienti: ma un 10 per cento è una buona proporzione tra il fabbisogno e la possibilità di accumulo».
L’appoggio del Comune
La proposta ha trovato il pieno appoggio dell’amministrazione comunale, in particolare del sindaco Giuseppe Romano, che è stato anche per vent’anni – dal 2000 al 2020 – il presidente del consorzio che prima si chiamava Brentella e oggi Piave: «Un ragionamento simile era stato fatto nel 2006 e oggi è di grande attualità. Questo progetto, oltre alle valenze idriche in caso di emergenza, permette infatti di riutilizzare situazioni come le cave di cui è sempre stato difficile trovare soluzioni per la riconversione. Ma vorrei anche evidenziare che una delle principali arterie del sistema idrico del nostro territorio è il fiume Sile, un fiume di risorgiva, dunque alimentato dalle falde. Ecco che avere un bacino d’emergenza proprio in questa situazione è strategico. A questo punto speriamo nei fondi statali. E speriamo che cambino le regole e la valutazione delle priorità: non come nel caso di 98 milioni per la sicurezza idrica di cui solo 4 sono arrivati in Veneto».
Le opposizioni
Anche l’opposizione plaude: «Sono molto contenta – dice la consigliera Pd Fiorenza Morao – perché si toglie la possibilità alla cava Baracche di proseguire l’attività estrattiva, visto che una richiesta di prosecuzione in tal senso è ferma da anni alla procedura Via in Regione.
E ci potrebbe essere sempre il rischio di nuove escavazioni. Nell’incertezza dei fondi statali, però, nonostante la volontà del Consorzio di intervenire con risorse proprie, l’unico problema che vedo è un allungamento dei tempi, quando l’esperienza maturata quest’estate e la conseguente siccità, che nel tempo è purtroppo destinata a peggiorare, dimostra che quest’opera non solo è necessaria ma anche urgente».
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