Un gioiello che ha superato il secolo di vita fulcro della cultura del Quartier del Piave
Un gioiello che ha superato il secolo di vita. Il Careni, a Pieve di Soligo, è più di un cinema, e più di un teatro. È il fulcro della cultura nel Quartier del Piave. Ha radici che affondano ai primi anni del Novecento, quando Elisabetta Careni donò alla parrocchia quel terreno tra via Marconi e via Cal Santa. L’edificio, il teatro, è sorto subito dopo. Con gli anni sono arrivate anche le pellicole. Una lunga storia di prosa e di cinema che sembrava essersi interrotta a metà degli anni Novanta, quando il Careni chiuse i battenti. Si capì fin da subito che non sarebbe stato per sempre. Nel marzo 2001, una convenzione tra Fondazione Cassamarca, parrocchia e Comune di Pieve permise una serie di interventi di ristrutturazione. Uscite di sicurezza, messa a norma degli impianti, nuovo arredamento e ridimensionamento: da 600 a 420 posti. Con tanto di camerini per gli attori. Nello stesso periodo il Careni ha beneficiato della valorizzazione di tutta l’area circostante. Con queste premesse, la riapertura era assicurata. Divenne realtà nel febbraio 2004, e da quel giorno le proiezioni al Careni non si sono mai interrotte. Poco prima, a ottobre 2003, erano nati gli angeli custodi del cinema: l’associazione Careni, che mosse i primi passi grazie a 24 soci, e ora ne conta 150. Una rete di volontari, giovani, che dalla gestione del cinema non guadagnano un euro. Tutti gli utili realizzati sono devoluti in beneficienza. I soldi del Careni hanno permesso, negli ultimi anni, di portare l’acqua ai villaggi del Mozambico. (a.d.p.)
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