Attirano il marito fuori di casa e si fanno consegnare i gioielli dalla moglie: coppia di insegnanti truffata

Sottratti 15 mila euro di gioielli ai due anziani di Silea: «Un’esperienza che ci lascia un senso di vergogna e di vuoto»

Marco Filippi
Piazza Duomo a Treviso, dov’è stato dato appuntamento alle vittime della truffa
Piazza Duomo a Treviso, dov’è stato dato appuntamento alle vittime della truffa

«Quello che pesa, dopo essere stati vittime di truffe di questo genere, sono la vergogna e il senso di vuoto che ti rimane dentro. Se serve un appello per aiutare altri a non cadere in trappola come abbiamo fatto noi, diciamo pubblicamente di diffidare dalle telefonate di coloro che si spacciano per carabinieri e non aprite la porta a nessuno».

A raccontare la triste esperienza e a lanciare l’appello è una coppia di insegnanti in pensione di Silea, lui 75enne, lei 70enne, che nel giro di un paio d’ore hanno perso gli ori di una vita del valore di 15.000 euro. Nel primo pomeriggio di venerdì, verso le 13.30, un sedicente carabiniere contatta al telefono di casa il pensionato, invitandolo a presentarsi immediatamente al comando provinciale di via Cornarotta, per una verifica su un furto alla gioielleria De Polo in Corso del Popolo.

«Abbiamo arrestato due rumeni - spiega all’insegnante il presunto militare dell’Arma - ma dobbiamo fare un accertamento sulla sua auto». E il pensionato, senza riflettere, sale in auto e va a Treviso. «Se avessi riflettuto di più mi sarei accorto che era una truffa. Invece no. In buona fede sono andato e mi sono fermato nel parcheggio del Duomo di Treviso perché mi aveva detto di non entrare in via Cornarotta perché lì non potevo trovare parcheggio. Mi ha tenuto al telefonino, che gli avevo dato prima di partire da casa, lasciandomi in attesa, fino alle 15. Nel frattempo, però, i truffatori avevano contattato mia moglie dalla quale sono andati con una scusa».

A raccontarla è lei stessa: «Mentre lui andava dai carabinieri - spiega - sono stata contattata sempre dal sedicente carabinieri che mi avvertiva che sarebbe passato un perito della gioielleria per vedere i gioielli di cui eravamo in possesso. Mi aveva detto di avvolgerli in un panno e darglieli quando sarebbe arrivato. Così ho fatto. Era un uomo alto, vestito di nero, sui 40 anni, che mi ha rassicurato dicendomi: “Li portiamo in caserma dove c’è suo marito e li mostro al maresciallo. Se è tutto in regola, li restituiamo a suo marito”».

Solo quando il marito è tornato a casa, raccontando che all’appuntamento vicino al Duomo non s’era presentato nessun carabiniere, la coppia ha capito di essere stata raggirata. «Loro sono stati degli ottimi attori - spiegano - e noi dei grandi polli. È chiaro che se riflettevamo, la truffa non sarebbe stata messa a segno. Ma loro giocano sempre sulla fretta e sull’autorità militare che un carabiniere rappresenta. A quel punto siamo andati alla stazione dell’Arma del nostro paese ed abbiamo sporto denuncia».

L’amarezza è ancora tanta. «Accettiamo di raccontare la nostra storia ma non vogliamo che vengano resi noti i nostri nomi: per la vergogna di aver perso così stupidamente i gioielli di una vita, non l’abbiamo raccontato nemmeno ai nostri amici più cari». 

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