Rischio crolli a villa Franchetti: la Provincia di Treviso corre ai ripari
Dal Sant’Artemio 240.000 euro per interventi statici su barchessa e annessi. Tocchetto: «Continue spese per la manutenzione, ma manca un progetto»; Fava: «Intanto la dobbiamo mettere in sicurezza». Polemica su Fondazione

Del rilancio non c’è ancora traccia. Per il momento si tratta di non farla crollare. Villa Franchetti, gioiello settecentesco del Terraglio, ha richiesto un nuovo corposo intervento della Provincia, che ha stanziato 240 mila euro per «ragioni di sicurezza», dicendola con le parole del vice presidente vicario dell’ente Roberto Fava.
In altri termini: il tetto della barchessa è danneggiato e rischia di crollare. Da qui la variazione al bilancio che lunedì verrà presentata al consiglio provinciale. «Sono spese che non possono sorprendere per un patrimonio di quel genere. Rilancio? Intanto si tratta di metterla in sicurezza per evitare crolli», ha spiegato Fava.
La riconsegna
Villa Franchetti, rientrata nel patrimonio della Provincia nel 2022 in virtù della chiusura anticipata del comodato d’uso gratuito a Fondazione Cassamarca, sta però diventando un pozzo senza fondo.
Quest’anno sono già stati stanziato 471.000 euro per un piano di riqualificazione, altri 225.000 euro per la sistemazione del parco, e ora 240.000 per la sicurezza della barchessa e degli annessi.
Resta aperto lo scontro sull’Imu con il comune di Preganziol che chiede 228.000 euro di arretrati, e quello con Fondazione Cassamarca, da un milione di euro. Ma l’ammontare delle spese di manutenzione fa finire nel mirino della consigliere Antonella Tocchetto i rapporti con Cassamarca.
«Quando la Fondazione ha restituito la villa alla Provincia è stata redatto un verbale, in cui si attesta che tutto era a posto e che l’ente “non ha nulla a che pretendere dal conduttore”. Ora però stanno emergendo continui problemi. Mi chiedo quali manutenzioni ha eseguito Fondazione Cassamarca, e se mai la provincia abbia effettivamente controllato», ha detto la consigliera. Fallito il progetto di Fondazione di farne una sede universitaria, anche il piano Marcon di “venderla” a quote per farne sedi di rappresentanza o eventi non è andato in porto. Il piano del neo presidente della Provincia Marco Donadel non è ancora invece noto.
«Ci ha assicurato che non la venderà durante il sopralluogo con tutto il consiglio provinciale», aggiunge Tocchetto, «e su questo siamo d’accordo. Venderla significherebbe privarsi di un patrimonio prezioso. Ma non vediamo un progetto per rilanciarla. L’università era un’idea impraticabile, forse un master potrebbe essere più concreto. Ma dispiace vedere come chi in questi anni l’ha avuta in gestione abbia lasciato deperire un bene così importante».
Lo scontro con Fondazione
Al Sant’Artemio poi resta pendente la grana da un milione di euro sulla villa. Fondazione Cassamarca prima con una lettera datata novembre 2025, poi con un’altra di agosto ha chiesto al Sant’Artemio di pagare la cifra. “Urge provvedere al trasferimento in questione (il passaggi di proprietà con il comune degli uffici all’Appiani ndr) e al collaterale pagamento di quanto dovuto dalla Provincia di Treviso a Fondazione Cassamarca, in linea capitale pari a un milione di euro: e ciò onde esaurire l’esecuzione dei residui obblighi previsti dal protocollo d’intesa al cosiddetto “Risiko immobiliare”, recita la lettera inviata da Fondazione alla Provincia e al Comune. Il Sant’Artemio di pagare per il momento non ne vuole sapere, ed è probabile che la diatriba prenda le vie legali.
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