Treviso, “ubriaco” dopo la cena fuori: l’impresario funebre vince il ricorso

TREVISO. Aveva partecipato ad una cena con alcuni amici poco dopo il Natale. Ma alle 23, al momento di rientrare a casa, si è visto davanti la paletta dei carabinieri per un controllo e l’etilometro ha fatto segnare un livello doppio del consentito. Il risultato era stato una denuncia per guida in stato di ebrezza e l’immediato ritiro della patente con la sospensione di otto messi del documento. Un provvedimento che praticamente gli impediva anche di lavorare dato che l’uomo, un cinquantenne, era titolare di un’impresa funebre e lui stesso guidava l’auto nei giorni dei funerali.
Decise a quel punto di dare battaglia anche perché era convinto di non aver alzato eccessivamente il gomito durante la cena proprio per evitare i controlli da parte delle forze dell’ordine. Si rivolse quindi all’avvocato Fabio Capraro che presentò immediatamente ricorso al giudice di pace con elementi di natura tecnica e di natura testimoniale. Vennero infatti chiamati a raccontare come si svolse la serata i commensali dell’uomo che dissero tutti che aveva bevuto al massimo un bicchiere. In secondo luogo si sottolineò come senza patente l’impresario non poteva svolgere il suo lavoro e infine venne dimostrata l’assenza di manutenzione nel macchinario in uso dai carabinieri che aveva rilevato il suo tasso alcolico. Elementi che sono stati sufficienti per il giudice di pace per sospendere il provvedimento e riconsegnare la patente all’uomo.
«Il limite fondamentale degli etilometri normalmente in uso», spiega l’avvocato Fabio Capraro, «è la possibilità di essere “ingannati” da sostanze contenute nell’alito del soggetto sottoposto a test che vengono scambiate per alcol pur avendo origini di tutt’altra natura, spesso generate in modo naturale dalla persona esaminata. Non a caso il Tar del Veneto e lo stesso Consiglio di Stato hanno più volte ribadito che riscontri certi sullo stato di ebbrezza o meno di un automobilista sottoposto alla verifica su strada possono giungere solo da un prelievo di sangue». Ed è proprio in questo senso il suggerimento dell’avvocato Capraro per gli automobilisti. «Se possibile» aggiunge il legale che ha scritto insieme al perito Giorgio Marcon il volume “L’etilometro e i suoi lati oscuri. Tecnologia e legge al servizio dell’automobilista” (Piazza Editore), «ci si deve recare in un pronto soccorso e chiedere di essere sottoposti ad un esame del sangue».
Il libro è una ricerca condotta da Capraro e Marcon in cui sono raccolti tutti gli elementi tecnici che, a giudizio degli autori, renderebbe inaffidabile la gran parte delle misurazioni su strada condotte dalle forze di polizia. L’indagine è stata condotta avvalendosi anche di un pool di esperti giuridici e medici di diverse città italiane. Un secondo tema critico starebbe nel campione troppo ridotto di aria espirata che viene analizzato. La misurazione della quantità di alcol nel sangue, cioè, viene ottenuta per pura moltiplicazione della quota così rilevata.
Riproduzione riservata © Tribuna di Treviso








