L’enologico Cerletti di Conegliano fa 150 anni, festa con gli ex studenti
Il grande evento per l’anniversario della scuola superiore con indirizzo enologico. L’ex allievo Luca Zaia commosso: «Ricordo il mio banco rigato e qui ho lasciato una parte del mio cuore». Il ministro Valditara: «Fondamentale presidio culturale e formativo»

«Non chiamatemi eccellenza. Perché qui l’eccellenza siete voi stessi, questa scuola, il vino che si produce da queste parti». Così, in modo singolarmente esemplificativo, il vescovo di Vittorio Veneto, Riccardo Battocchio, ha sintetizzato la festa per i 150 anni della Scuola Enologica Cerletti, i 120 della Fondazione Enologica, gli 80 dell’Unione Ex Allievi, i 25 dell’Enocoro, i 10 del Museo Manzoni e del Mini Expo.
Una festa di quattro giorni, che si conclude domenica 24 maggio, e che sabato 23 mattina ha vissuto il momento più celebrativo.
La sfilata
Con il pellegrinaggio da piazza Cima al Cerletti degli studenti accompagnanti dagli ex allievi (prima fra tutti Luca Zaia, che ancora una volta ha rivendicato il suo banco rigato), da decine di sindaci (Fabio Chies in testa, Marco Dus vicesindaco di Vittorio, anche lui un ex), dal presidente della Provincia Donadel, dal parlamentare Bof, dalle Confraternite, oltre che dalle autorità militari.

La Fanfara degli alpini ha ritmato il lungo percorso. Ad accoglierli, all’ingresso dell’istituto, c’era il presidente della Regione, Alberto Stefani. Tanti, autorevoli e calorosi gli interventi.
L’intervento di Carpenè
«Non sono nessuno, solo la nipote di Antonio Carpenè – ha detto Rosanna, dando il senso della memoria - Sono qui per ringraziarlo. Senza di lui nessuno sarebbe qui, neppure il Prosecco ci sarebbe». Ebbene, oggi è un «fondamentale presidio culturale e formativo», per il ministro Valditara che ha inviato un messaggio, una «guida autorevole per le nuove generazioni».
La confessione
«Per me il Cerletti non è soltanto una scuola: è un pezzo della mia vita», ha confessato Zaia. «Qui ho lasciato davvero un pezzo di cuore. In 150 anni il Cerletti ha formato generazioni di tecnici, agronomi, enologi e professionisti che hanno contribuito a fare grande il nostro territorio».
Il presidente del Consiglio regionale ha poi ricordato che nel 1995, «quando l’ho ripreso per mano, era un autentico disastro; c’era chi voleva chiuderla, questa scuola, osteggiava l’arrivo dell’università. Oggi qui si preparano perfino i ricercatori universitari. Le Colline di Conegliano e Valdobbiadene, oggi Patrimonio dell’Umanità, raccontano anche questa storia di studio, ricerca, lavoro e passione. Qui si capisce che il vino non è solo un prodotto, ma cultura, paesaggio, economia e identità».

«Tra i primati che distinguono il Veneto e lo hanno fatto conoscere nel mondo, uno è certamente rappresentato dalla Scuola Enologica Cerletti, la prima nata in Italia. In un Paese votato storicamente alla viticoltura, un secolo e mezzo fa a Conegliano è stata aperta una via che ha dato al settore enologico uno specifico istituto di formazione non solo tecnico-professionale ma anche scientifica» ha detto il presidente Stefani.
La cerimonia
La cerimonia si era aperta con l’Inno d’Italia. Sul palco, Gianangelo Bof l’ha cantato a pieni polmoni, altre autorità quasi a bocca chiusa. «Il nostro territorio s’è fatto grande grazie a questa scuola» ha ringraziato Bof. L’istituto è della Provincia. Il presidente Marco Donadel ha fatto sapere che «abbiamo investito negli ultimi anni oltre 4 milioni di euro per interventi di riqualificazione nelle sedi di Conegliano e Piavon di Oderzo, con l’obiettivo di garantire ambienti sempre più sicuri, moderni e adeguati alla didattica».
«Questa celebrazione rende omaggio non solo a un’istituzione scolastica, ma», ha specificato il sindaco Fabio Chies, «anche ad un patrimonio storico e culturale che appartiene a tutta la comunità».
L’augurio
E poi l’augurio del vescovo Battocchio: «Il cammino della Scuola possa proseguire e diventare sempre più un punto di riferimento per quanti hanno a cuore la salute, il cibo, il territorio e tutto ciò che è necessario per custodire e valorizzare queste realtà».
In precedenza avevano portato le loro testimonianze anche Claudio Zoia, presidente del Consiglio d’Istituto, e Tommaso Gasponi, rappresentante degli studenti, Stefano Rozza dell’Ufficio Scolastico Provincia di Treviso, Barbara Sardella, dirigente dell’Ufficio Scolastico Regionale per il Veneto; Antonella Germini, presidente nazionale della Rete Scuole Agrarie, Patrizia Marini, presidente della Rete Nai, Next Agri Innovation. La cerimonia si è conclusa, infatti, con la benedizione del vescovo della diocesi di Vittorio Veneto, con l’Inno della Scuola eseguito dall’Enocoro e con il sorvolo degli aerei storici della Fondazione Jonathan di Nervesa.
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